lunedì, 24 ottobre 2005
Il film "Deuce Bigalow - Puttano in saldo" mi ha subito fatto pensare ad Aldo Busi, che a pagina 67 del suo romanzo Aloha!!!!! (gli uomini, le donne e le Hawaii) del 1997, scrive:
(...) descrizione del puttano italiano medio:
a) viene dal Sud del Nord o dal Nord del Sud,
b) ha la mamma vedova sudtirolese e otto fratellini piccoli di origine macedone-lucana
c) è senza lavoro anche se non è laureato,
d) è appena uscito dal carcere a trovare il suo nemico del cuore, un secondino in questo momento in carcere; non c’è stato niente fra di loro, mica sono froci come te! Si baciavano in bocca e basta, perché così insegna la dura lex mafiosa,
e) ha fame ha freddo ha sonno,
f) ha finito il suo Drakkar Homme,
g) e per giunta ha già fatto prima con un altro cliente, scusa, ti devi accontentare, e te lo dice una volta che si è installato a casa tua o ti ha fatto fare quindici chilometri in aperta campagna per trovare un posticino tranquillo – il solito luna park periferico con centinaia di flaneurs del giro che lui saluta tutti per nome d’arte presentandoti come un trofeo di cacca.
Avete mai sentito una puttana dire che ha già fatto, che si è già sfiancata dai clienti precedenti e che peraltro la sua prestazione sarà modesta? Anzi, i primi cinque le servono solo per carburare. (…).
Sarà questa la metafora della differenza tra uomo e donna?
domenica, 23 ottobre 2005
Nessuno ha mai il coraggio di ammetterlo: affermare di voler vincere un reality show – soprattutto quando a partecipare sono i cosiddetti “vip” – è un vero e proprio tabù, l’ammissione di un atto di debolezza.
Le ragioni di questo possono essere ricondotte a un malcelato complesso di superiorità da parte di quei personaggi che non ammetterebbero mai – neanche sotto tortura – che sono lì, sbattuti su una spiaggia o dentro una pseudofazenda, per vincere e non per “fare un’esperienza diversa” o “far vedere il vero carattere”.
In realtà, date le scarse probabilità di arrivare in finale, questa potrebbe essere una buona tecnica per non uscire da sconfitti se il televoto dovesse decretarne l’eliminazione, un modo per uscire dal gioco “a testa alta”. Se non fosse che ormai è una tecnica troppo sgamata.
Guardando l’isola, un esempio palese di questo modo di ragionare è dato da Daniele Interrante. Il tronista che a parole afferma di non essere interessato alla vittoria, ma che puntualmente viene smentito nei fatti.
Daniele infatti appare convinto di vincere o per lo meno di essere il favorito di quest’edizione. A sostenere questi suoi convincimenti concorre la tipologia di naufrago vincitore degli anni passati: giovane, belloccio, emergente. Tipologia nella quale Interrante sembra riconoscersi.
Il punto è che Interrante non sembra aver fatto i conti con il reale motivo per cui Walter Nudo nella prima e Muniz nella seconda edizione, hanno vinto l’isola dei famosi.
Sicuramente è fuori discussione che Daniele Interrante – almeno superficialmente – può ricondursi a quella tipologia di concorrente vincitore del reality (se ragioniamo per classificazioni umane): è un giovane modello che muove i primi passi nel mondo della televisione, circondato da uno stuolo di fans che lo acclamano e che rappresentano lo zoccolo duro delle sue “televotanti”.
Tuttavia Daniele non è una VITTIMA. Daniele non è realmente ISOLATO dal gruppo.
Se ci pensate infatti, Walter Nudo, durante la prima edizione del programma, passava per la vittima del gruppo di naufraghi, era l’emarginato messo in disparte e non accettato. In poche parole era SOLO. Solo come l’altro vincitore dell’isola Sergio Muniz, costretto sull’ultima spiaggia a fare i conti con se stesso fino alla vittoria.
Ecco, per vincere l’isola occorre essere soli a confrontarsi con le proprie paure, mettendosi in gioco fino in fondo. Cosa che non fa Daniele con le sue manie di protagonismo, il suo egocentrismo e la sua mancanza di umiltà.
Daniele infatti non vincerà l’isola dei famosi perché non si è messo realmente in gioco, non si è (e non è stato) isolato dal gruppo.
Essere TROPPO BELLI a volte non basta, almeno in un reality.
sabato, 22 ottobre 2005
Ho la sensazione che quest’anno l’isola dei famosi sia andata oltre la semplice cornice di Samanà, per fagocitare – più che mai –dentro il meccanismo “reality”tu tto il can can mediatico che la circonda.
E’ come se si fosse innescato un circolo vizioso (o virtuoso, dipende dai punti di vista) che parte dal programma e che investe la vita privata “extra-reality” dei personaggi che vi partecipano, vita privata che fa da volano al gioco stesso. All’infinito.
In pratica il confine tra reality interno (la struttura del gioco) e reality esterno (tutto ciò che circonda il programma) è scomparso del tutto.
Il reality è un genere che per definizione si propone di contaminare un format con le situazioni che si vengono a creare più o meno inaspettatamente, o meglio il reality contempla al suo interno varie situazioni più o meno prevedibili, ma quest’anno all’isola sembra prevalere il contesto sul contenuto.
Le dinamiche interne alla trasmissione diventano secondarie per dar spazio alle vicende esterne che interessano il format sì, ma solo marginalmente. L’attenzione si sposta dunque quasi esclusivamente sulla situazione familiare di Albano (il rapporto conflittuale con la figlia, le dichiarazioni della compagna, il futuro dei bambini), sulla salute precaria di Enzo Paolo Turchi (e secondariamente sul rapporto con la moglie), sulla chiacchierata amicizia tra Daniele e Costantino, sul passato anoressico di Arianna David e via dicendo. Come se, facendo questo, si sopperisca alla scarsezza di situazioni create dai concorrenti all’interno del gioco.
Quest’anno i riflettori sono tutti puntati sul contesto, non stanno illuminando per niente la spiaggia dei naufraghi.



mercoledì, 19 ottobre 2005
Le copertine di alcuni giornali hanno fatto storia.
L'hanno raccontata, l'hanno interpretata e infine l'hanno fissata in modo indelebile nell'immaginario collettivo.
Per questo motivo l'Associazione degli editori americani ha selezionato le copertine più rappresentative degli ultimi 40 anni di storia americana. E mondiale. Le copertine più scioccanti e stimolanti che hanno portato a termine la loro "missione editoriale".
Ecco le mie preferite:
n. 3

Time, 21 Giugno 1968
n.2

Rolling Stone, 22 Gennaio 1981
n.1

The New Yorker, 24 Settembre 2001
Sindrome di Stendhal è diventata un'espressione del lessico comune per indicare un malessere davanti a un'opera d'arte.
L'espressione deriva dal titolo di un libro della psichiatra fiorentina Graziella Magherini ed è diventata popolare grazie al film interpretato da Asia Argento.
Il libro trae spunto dall'osservazione di turisti stranieri giunti d'urgenza in ospedale e, spesso, ricoverati in preda a uno scompenso psichico acuto: episodi improvvisi e clamorosi, il cui studio ha permesso di rilevare strette relazioni con il viaggio in città d'arte.
Quindi "Sindrome di Stendhal" è la definizione data dall'autrice a episodi di sofferenza mentale colti in turisti in visita a città d'arte.
Il richiamo a Stendhal vuole dare rilievo a questo tipo di viaggio in quanto evento fattore significativo di crisi. Una situazione che lo scrittore francese, viaggiatore e capostipite insigne del moderno turista, descrisse in alcune pagine del suo journal.
Non so se può essere ricollegato a questa sindrome, ma quand’era piccolo mi capitava spesso di rimanere turbato dalle immagini, per giunta stampate, del Giudizio Universale di Michelangelo.
Ogni volta che mi recavo a casa dei nonni materni correvo in libreria per sfogliare un libro illustrato sulle grandi vite del passato, tra cui quella di Michelangelo, autore dell’immenso affresco della Cappella Sistina.
Non vedevo l’ora di ammirare la foto dell’immensa opera,si trattava in realtà alcuni dettagli, per restarne puntualmente piacevolmente sconvolto.
Sicuramente non si trattava di Sindrome di Stendhal, dopo aver letto l’esperienza di questa blogger qua rimasta impressionata dai Girasoli di Van Gogh.
(in alto a sinistra particolare del Giudizio Universale michelangiolesco, Cappella Sistina di Roma).
martedì, 18 ottobre 2005
Il tradimento deve farci riflettere sui nostri errori nella gestione di un rapporto. O sulla scelta (sbagliata) del partner. Insomma, deve trasformarsi in un momento di crescita. Penso sia sbagliato curare le ferite inferte da un tradimento precedente con la rassegnazione e il cinismo. O l'ineluttabilità del tradimento stesso. Un rapporto si costruisce con fiducia, complicità e trasparenza.
E quand'anche il cellulare dovesse squillare in piena notte, fregatene: meglio di te non c'è nessuno (si chiama amor proprio).
Nell' 86 c'era stata la nube di Chernobyl,
poco dopo fu la volta del pesce al mercurio,
qualche anno più tardi incombeva il morbo della mucca pazza,
adesso è tempo dell'influenza dei polli...
deve arrivare la "malattia del coniglio idrofobo" per farci capire che essere vegetariani può essere un ottimo escamotage?

Adoro volare. Negli ultimi 3 anni l’ho fatto un mucchio di volte, anche se per brevi tratte. Riflettendoci, la cosa che più mi affascina dell’aereo è l’idea di poter percorrere distanze più o meno lunghe in poco tempo, e con poco stress.
Certo, parlare di comodità in volo è come parlare di par condicio a Emilio Fede o al massimo di ricrescita a Claudio Bisio,e in fin dei conti bisogna ammettere che l’idea di viaggio è qualcosa che si sposa più con i concetti di scomodità e disagio piuttosto che con la parola comfort.
Per me tuttavia ci sono pochi posti al mondo come l’aeroporto tali da trasmettere così violentemente l’adrenalina del viaggio, l’eccitazione di partire per luoghi altri.
Senza dimenticare che in aereo più volte mi è capitato di fare conoscenza con altri passeggeri, incontrare amici e conoscenti o trovarvi personaggi famosi. Da Antonio Di Pietro a Beppe Convertini e Sara Ricci, passando per Lorenzo Ciompi e Leoluca Orlando, solo per citarne alcuni.
Da oggi però, viaggiare in aereo potrebbe essere un’occasione in più per incontrare la propria donna o il proprio uomo dei sogni, o se dovesse andar male una persona gradevole con cui trascorrere il tempo del volo.
Un sito internet americano infatti consente di scegliere a soli 5 dollari il passeggero di fianco prima di prendere lo stesso volo.
Si tratta di una banca dati dove inserire le proprie generalità (e magari anche una foto) insieme alla data e all’orario del volo e cercare qualcuno di proprio gusto a cui sedersi accanto.
L’idea è venuta a un certo Peter Shankman dopo aver viaggiato casualmente accanto a Miss Texas.
Un’esperienza evidentemente esaltante.
Attenzione però, il sito mette in guardia sul fatto che non è permesso cercare qualcuno con cui fare sesso, con buona pace di coloro che decretano la cabina dell’aereo come il luogo trasgressivo per eccellenza dove fare l’amore.
(La foto è tratta dal film "The Terminal" con Tom Hanks che ho visto recentemente in dvd)
lunedì, 17 ottobre 2005
Nelle ultime settimane c’è un personaggio che impazza su tutte le reti televisive.
Anche Dario Ballantini se n'è accorto al punto di farne la caricatura.
Si tratta dell’avvocato penalista Giulia Bongiorno, 39 anni, accento centro-siculo, look spartano da casalinga disperata, parlantina sciolta e attenzione ai tempi televisivi.
In passato si è occupata di Andreotti, Pacini Battaglia e Totti.
Una faccia come tante, una carriera importante.
Tutto questo la rende perfetta per i salotti televisivi.
sabato, 15 ottobre 2005
Quest’anno l’isola dei famosi stupisce.

Stupisce per le defezioni. Nel giro di pochi giorni due concorrenti, seppur per motivi diversi, hanno abbandonato il gioco, e non è detto che qualcun altro possa farlo a breve (penso ad Arianna David o a Sandy Marton, che già da tempo denuncia fastidi renali che potrebbero indurlo a lasciare).
Stupisce – ma non tanto – per il “cortocircuito mediatico” che coinvolge Al Bano e famiglia. Più vorticoso del previsto.
Stupisce per l’Operazione Luna di Miele che porterà sulla spiaggia una coppia di coniugi sconosciuti.
Stupisce per
la Ventura che, piaccia o meno, non raccoglie le pesanti provocazioni che le piovono addosso dalla concorrenza.
Stupisce per gli ascolti. Sempre più alti.
Stupisce per la malcelata ipocrisia di alcuni naufraghi e per la violenza verbale della Quaranta.
Stupisce per la magrezza esagerata di Arianna David e il dimagrimento eccessivo di Daniele.
Stupisce per la fragilità psicologica di Romina junior e lo staticismo di Lori Del Santo.
Stupisce per la farsesca storia tra Manuel e Amanda Lear.
Stupisce per il cachet di Al Bano e le treccine della Elmi.
Stupisce per la pesantezza di Idris.
Quest’anno l’isola dei famosi stupisce.
giovedì, 13 ottobre 2005

Il tre quarti di Lori Del Santo (vero nome Loredana Dal Santo)
mercoledì, 12 ottobre 2005
C’è poco da fare, gli anime (per i 4/5 che non lo sapessero si tratta dei cartoni animati giapponesi tratti dai cosiddetti manga, i fumetti nipponici) hanno plagiato l’infanzia di un’intera generazione, ovvero la mia. L’hanno colorata, divertita, intrattenuta e a volte terrorizzata: infatti non tutti sanno che questo genere di cartoni, a differenza di quello che pensavano i dirigenti televisivi dell’epoca, non erano sempre rivolti a un pubblico di bambini, ma venivano indirizzati in patria a target ben differenziati. Ad esempio i cosiddetti shojo, con le loro storie romantiche e sentimentali, si rivolgono a un pubblico femminile, mentre gli shonen vengono prediletti da un pubblico prevalentemente maschile. In Giappone queste serie televisive d’altra parte sono trasmesse quasi sempre in prima o seconda serata, proprio perché spesso e volentieri l’audience a cui si rivolgono è quella più adulta. Contariamente a quanto avveniva in Italia, dove del tutto superficialmente, a 5-6 anni ci veniva propinata la storia di una ragazzina aspirante attrice che pur di realizzare il suo grande sogno, si faceva offendere e percuotere ripetutamente da quella sadica della signora (che poi non lo era affatto) Tsukikage, che - detto tra noi - ho sempre avuto il sospetto che fosse pure lesbica…
A Palermo c’è un luogo unico che sa di mistero e odora di muffa. Con pochi euro infatti è possibile visitare il cimitero sotterraneo dei Cappuccini, denominato - seppur impropriamente – CATACOMBE.
Costruito nel 1599 dai frati Cappuccini, i quali per vocazione assistevano i malati e i moribondi che provvedevano a seppellire, una volta morti, suffragando le loro anime con la preghiera.

Negli annali è scritto che quando i frati traslarono i corpi dei loro confratelli seppelliti nella prima fossa per spostarli in una nuova, con sorpresa li trovarono integri nonostante fossero stati inumati sovrapponendoli gli uni e gli altri e avvolti da soli lenzuoli.
“…… nel 1599, si fece la traslazione dei corpi dalla vecchia sepoltura alla nuova. All’apertura della fossa per recuperare le ossa, non si sentì nessun odore cattivo, si ritrovarono 45 corpi di frati tutti sani ed interi a tal punto di essere riconosciuti, alcuni in particolare avevano i capelli e la barba, a guardarli sembravano che dormissero e non che erano morti da tanto tempo. Tale fatto fu così travolgente che il sagrestano dato che in quei giorni doveva venire il frate provinciale in visita; ritenne opportuno staccare la testa di uno di questi frati per porla in un vassoio per fargliela vedere……..”
In trecento anni, tra frati, preti, donne, uomini e bambini, tra poveri e ricchi, tra giusti e peccatori, queste mura ospitarono innumerevoli cadaveri, molti ignoti, altrettanti importanti, e raccontarne la storia di ognuno è impossibile. Di certo è che non tutti i cadaveri, dopo che venivano purgati prosciugati e rivestiti, si esponevano nelle nicchie ma solo quelli di una certa importanza.
Dunque cadaveri, alcuni ben conservati, altri meno. Più di tutti colpisce però la teca della piccola bambina imbalsamata di 3 anni, figlia di una nobile famiglia dell’isola.



Tra i due reality show del momento (
La Talpa
2 e l’Isola dei famosi 3),
La Talpa
è quello più “complesso” strutturalmente, almeno nella versione serale. In ogni puntata, ad esempio, oltre gli appuntamenti di rito, viene svolta una prova di gruppo rigorosamente in diretta, mentre l’ultima parte del programma è incentrata sul confronto (a suon di domande e a ritmo di battiti cardiaci) fra il sospettato dei compagni e quello del pubblico.
La Talpa
ha dunque una scaletta più rigida e strutturata, scandita da momenti irrinunciabili ai fini del gioco (che d’altra parte viene definito reality-game), a differenza dell’isola, dove viene lasciato ampio spazio all’imprevisto e al confronto fra i naufraghi.
In sostanza se
La Talpa
deve seguire necessariamente dei tempi più “rigidi”, l’Isola è più aperta a dinamiche imprevedibili, volute dall’occasione. E l’imprevedibilità, o la percezione della stessa da parte del pubblico, è essenziale per un reality show.
Da qui la sensazione che
La Talpa
sia un reality più costruito e pretestuoso, dunque meno vero, mentre l’Isola, con la sua scaletta più flessibile, appare un reality degno di questo nome, dunque più genuino.
Il paesino di South Belmar, nel New Jersey, ha cambiato nome. Da adesso infatti le cartine geografiche indicheranno questo sobborgo affacciato sull'oceano col nome molto più "cool" (e mai aggettivo fu più calzante se consideriamo che l'ultimo video di Gwen Stefani, intitolato proprio così, è stato interamente girato nella corrispondente località italiana) di Lake Como. Tutto merito dell'effetto Clooney. Da quando l'attore hollywodiano si è stabilito a Laglio, la fama del lago di Como negli Stati Uniti si è ingigantita a dismisura (era già notevole grazie al celebre casinò Bellagio, a Las Vegas). Il cambiamento ha funzionato: il prezzo dei terreni è raddoppiato e diverse ville milionarie stanno comparendo grazie all'appeal che il nuovo nome della località evoca presso i vacanzieri della costa americana. Il sindaco della cittadina, tale Chiaravallo (di chiare origini italiane), sostiene però che il nuovo nome di South Belmar (che possiede un vero lago con cigni) è dovuto ad alcuni vecchi atti del 1870 che chiamavano la zona col nome di "Como", nome poi sostituito con Belmar nel 1924. (Nella cartina la cittadina è indicata dalla stella rossa). Se basta cambiare nome per avere un tornaconto, allora da domani chiamatemi Brad.
martedì, 11 ottobre 2005
Vada per il cambio d'immagine, il restyling della grafica e del logo in versione "pop", le novità del palinsesto e la scelta di proporre una rotazione di videoclip ragionata e più attenta al target della rete, ma la nuova versione di "The Club" con quegli sfigati alla ricerca di sessoamiciziaoamore potevano pure risparmiarcela...
Sorge il dubbio che il bilancio in attivo della piccola emittente musicale ALL MUSIC (acquisita lo scorso anno dal gruppo L'Espresso) dipenda in buona parte dal redditizio "The Club", diventato un vero cult del trash grazie alla parodia della Gialappa's band.
Non sapevo che in Canada le avvertenze sui pacchetti di sigarette (quelle, per intenderci, del tipo "Il fumo nuoce gravemente alla salute") fossero corredate da immagini, oltre che da un testo più esaustivo sulle possibili conseguenze per la salute. E non sapevo neanche che queste etichette fossero così belle ed efficaci da finire in bella mostra, ed è proprio il caso di dirlo, al MoMA di New York. In effetti il Canada è stato uno dei pochi paesi a costringere i produttori di tabacco ad abbinare immagini esplicite ai noti testi sui danni provocati dal fumo. Etichette dal valore grafico innovativo e dalla grande utilità. E noi qui ancora a discutere sull'immagine del nuovo bambino della Kinder...
Non so perchè, ma guardando quest'opera dell'americano Bill Calloway mi torna in mente un fatto di cronaca appena accaduto...

"The Intruder" dal sito Calloway's House of Ribaldry, pittore dall'eccentrica e colorata visione della condizione umana...
La cocaina viene rapidamente e completamente metabolizzata. Meno del 10% è escreta immodificata nelle urine. La cocaina puo' essere riscontrata nelle urine per 8 ore dopo una dose nasale di 1,5 mg/Kg, sino ad un limite massimo di 12 ore. In ogni caso l’esame tossicologico delle urine può rilevare anche dopo 2-4 giorni l’assunzione di cocaina, sottoforma di metaboliti vari.
Per capire l’entità di diffusione della cocaina presso la popolazione basterebbe recarsi nelle fogne di un quartiere di cui si conosce il numero di abitanti e la densità e verificare quante tracce di questi “metaboliti” sono presenti per ogni milligrammo d’acqua. (Ad esclusione di Torino, nei pressi del Lingotto eventuali strumenti di misurazione sfaserebbero...)
Che ci sia gente disposta a tutto pur di soddisfare il proprio lato egocentrico non è più una novità e d’altra parte nel villaggio globale in cui viviamo a volte basta poco per far parlare di sé.
Heather Greene è una di quelle che ci è riuscita. Sfruttando una sua caratteristica fisica – un’altezza fuori dal comune – e la potente arma dello spamming via email, tutta la rete è stata invasa da sue foto. Foto che la dipingono come “the world’s tallest woman”, ovvero la donna più alta del mondo con i suoi (dichiarati) 241 cm d’altezza per 146 chilogrammi di peso.
Che poi ciò non sia del tutto vero e che gli scatti siano stati fatti insieme a persone più basse della media per accentuare la differenza, poco importa. Da notare anche che Heather (soprannominata Heatherhaven, come il suo sito che trovate qui) nelle immagini indossa quasi sempre delle zeppe degne di un equilibrista del circo Orfei.
Bufala o non bufala, ciò che conta è essere riusciti nell’impresa di entrare nell’immaginario collettivo, e nonostante la ragazza misuri poco più di un metro e novanta, lo scopo di guadagnarsi quel famoso quarto d’ora di popolarità è stato raggiunto.
Per dovere di cronaca va detto però che la donna più alta del mondo è l’americana Sandy Allen di Shelbyville, Indiana. Dal 1976 infatti è entrata a pieno titolo nel Guinness dei primati con i suoi 234 centimetri. Roba che, al confronto, Alena Seredova può essere considerata una puffetta…


A sinistra la bionda Heather e a destra Sandy Allen
lunedì, 10 ottobre 2005
Una ricerca universitaria svolta in Texas ha dimostrato - dati alla mano - che la smania di raggi ultravioletti può essere paragonata alla dipendenza da alcol o droga. Il motivo risiede nella capacità dei raggi UV di stimolare la produzione di endorfine che, come ormai sanno anche i muri, creano una sensazione di benessere diffuso in tutto l'organismo. Lo studio ha stabilito che oltre la metà degli amanti dell'abbronzatura è affetto da questa forma di assuefazione. Lo ammetto, ho bisogno di cure...

Il risoluto “incoraggiamento” - tanto per usare un eufemismo - a restare su quello che per lui era diventato un vero e proprio campo di battaglia “psicologico” da parte della moglie, non ha potuto fare niente davanti a quelle brutte beghe che portano il nome di problemi intestinali.
Infatti se proprio i disagi psicologici erano stati domati dalla maestria (o forse sarebbe meglio dire tirannia) della bionda compagna, per Enzo Paolo Russo – già Turchi – quelli fisici hanno avuto la meglio su tutto il resto, costringendolo al ritiro forzato del gioco. Per la serie “quando è destino è destino” (lasciando però ampio margine al libero arbitrio).
In realtà la permanenza sull’isola dei famosi per il ballerino ossigenato si era dimostrata sin dall’inizio più dura del previsto, non tanto - a detta sua - per le privazioni di cibo o la mancanza di comodità cui ha dovuto far fronte insieme agli altri naufraghi, quanto per il risveglio di certi fantasmi sopiti che l’irruenza di uno dei companeros, tale Albano Carrisi, era riuscita seppur involontariamente a ridestare. Fantasmi infantili così ingombranti da spingere il Turchi alla scelta prematura e premeditata di abbandonare il reality, scelta fermata in extremis in seguito a un lacrimevole confronto in diretta tv con la moglie, attenta amministratrice della carriera televisiva della coppia.
Il riscatto era avvenuto. Ancor più importante se si pensa che Enzo Paolo aveva lasciato la caverna degli uomini – popolata da certi brutti ceffi – per unirsi al gruppo delle donne. Ma quando tutto sembrava andare liscio, ecco che quei maledetti disagi gastrointestinali tanto diffusi dalle parti di Samanà, hanno preso il sopravvento. E a poco servirebbe adesso dire che i tropici sono luoghi ideali per questo genere di malanni.
Una figura fragile abbandona il cast del reality, non più umana di altri per il sol fatto di aver mostrato alcune debolezze, ma sicuramente vera. Una figura che non accetta di nascondere l’assoluta devozione nei confronti di una moglie chioccia protettiva come una madre e tiranna come una matrigna. Lo specchio dei tempi. Un uomo - che qualcuno definirebbe privo di attributi - ma pur sempre uomo, con le sue fragilità. Un uomo come milioni di altri. Nel passato e nel presente. Soltanto che adesso ce lo fanno vedere, prima no.
venerdì, 07 ottobre 2005
Ieri all'Italia sul 2 testualmente:
(ironicamente) “SONO tutta rifatta!”
(ripetutamente) “E’ da trent’anni che FACCIO questo lavoro!”
(altezzosamente) “Lei sa chi sono io, ma IO non so chi è lei e cosa fa”
(falsamente modesta) “Non SONO perfetta, la perfezione mi annoia terribilmente”
(vanagloriosamente) “Quando SONO ospite in un programma gli ascolti s’impennano”
(presuntuosamente) “Sono sempre stata politicamente coerente ed HO pagato per questo”
(tronfiamente) “Quando è finita con Cristopher, SONO riuscita a mantenere un ottimo rapporto”
(sconsolatamente) “SONO stata sfortunata, ogni volta che mi proponevano un programma finiva che sfumava tutto”
Ho scoperto finalmente la cosa che Alba Parietti sa fare meglio in televisione, ovvero parlare di se stessa ed autoincensarsi…
“Ormai molti uomini mi apprezzano più per il MIO cervello che per l’aspetto fisico”.

Il fantastico cervello della Parietti
Quand’ero piccolo i miei nonni mi raccontavano della guerra. Ero affascinato da quelle storie così lontane nel tempo eppure così vive nei loro ricordi.
La fantasia di bambino mi aiutava a rivivere quei momenti. La paura, le privazioni, l’angoscia. Ricordo che mi piaceva immaginare il suono delle sirene che preannunciavano i bombardamenti, ma allo stesso tempo il solo pensiero di poterle ascoltare mi angosciava. Non riuscivo a comprenderne il meccanismo, mentre mi era chiara la funzione.
Sirene che potevano suonare ogni istante della giornata e che li coglievano di sorpresa al gioco, a tavola, per strada o durante il sonno. Segnali di morte che arrivavano – inaspettati - in momenti di vita quotidiana.
Ricordo che mi parlavano dei ricoveri pieni di sfollati, dei boati, delle esplosioni e delle macerie, dei razionamenti, delle dichiarazioni di Mussolini e dello sbarco degli americani, applaudito ma anche temuto. Mi parlavano di storia, quella con la esse maiuscola data dai grandi eventi epocali che cambiano l’umanità.
Chissà di cosa parleremo noi ai nostri nipoti…
(La foto è del grande fotografo di guerra Robert Capa, ed è una di quelle immagini dello sbarco alleato in Sicilia entrate nell'iconografia della seconda guerra mondiale).
giovedì, 06 ottobre 2005

In alto il giubotto jeans della G-Star Raw che ho appena comprato. Fate un salto al sito di questa marca, secondo me troverete qualcosa di vostro gusto...