IL MIO REALITY

Avevo scritto un reality show "Obiettivo Pulitzer", me l'hanno copiato. Adesso medito vendetta...

il mio occhio
(saltuariamente) Fantasioso (mai) Utilitarista (tendenzialmente) Lunatico (sempre) Vanesio (talvolta) Inquieto (spesso) Ottimista.
Le iniziali vi diranno chi sono.

che ore sono?
aforisma


FLAVIO OREGLIO

Leopardi nonostante una siepe dinanzi alla sua vista poteva scorgere l'infinito. Oggi riusciamo a fare la stessa cosa solo fumando la siepe.

puntate precedenti
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
dicembre 2007
novembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
marzo 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005


10 link (NonSoloBlog)


01.Sai tenere un segreto?
02.Selvaggia Lucarelli
03.CreativaMente
04.Liberi di essere liberi
05.In tutti i miei giorni
06.Il favoloso mondo di...
07.Matteo Pedrosi
08.Sicilia ciao
09.Scuola di Televisione Mediaset


categorie
altre tv
anni 90
corpi krudi
donne azzardate
gossip de noantri
happy tree friends
invito a cena
le pagelle
lyrics
paradoxalia
personaggi
piccolezze
realistica
reality
scoperte
sentilo
show
situation
storia tv
strange
trash

ricordati di me

Utente: IlmioReality
Nome: Ilmio reality (Il cognome è troppo famoso. Evitiamo di dirlo)
Un blogger con (latenti) manie di grandezza

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

utente Splinder
utente e basta

thanks
[layout] Lyla web log
[template] Template x tutti
[hosting] Splinder

lo dite voi...
utente anonimo in OGGI RIFLETTEVO CHE


CONFESSIONALE

Il Mio Reality ha già ricevuto *loading* nominations!




a telecamere spente
fulviodell@libero.it


ultime foto




sing a song


PINK - JUST LIKE A PILL



emozioni dipinte


EDWARD MUNCH

L'URLOOOOOOOOOOOOOOOOOOO (1885)

emozioni girate


STEVEN SPIELBERG

INCONTRI RAVVICINATI DEL 3°TIPO (1977)

un mito


THE PEANUTS



wanna drink?


Red Bull ti mette le ali!


heal the world


make it a better place...for you and for me...


reality show time




Il reality show è un genere televisivo che possiede 4 macro-tratti distintivi:
1) il ruolo attivo giocato dal mezzo televisivo nel suo atto di comunicazione. La tv è un "demiurgo" che interviene sulla realtà;
2) il ruolo complice e consenziente della gente (famosa e non) coinvolta nel meccanismo;
3) i contenuti veicolati, relativi alla sfera quotidiana, soprattutto affettiva e relazionale, in contesti che agevolano il loro esplicitarsi;
4) la formattizzazione della realtà in griglie prestabilite.




Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 - 03 - 2001 ma frutto della libertà d'espressione (sancita costituzionalmente) del suo autore!

IL MIO REALITY



mercoledì, 30 novembre 2005

Fra poche settimane riparte il Grande Fratello. Non sono certo che questo format – per quanto evoluto – abbia ancora molto da dire, 5 edizioni sfiancano anche il fan più accanito, forse.

Certamente il cambio di guardia alla conduzione – dalla stucchevole Barbara D’Urso alla più spontanea Alessia Marcuzzi – non potrà fare altro che un gran bene alla formula della “Golden cage” (“La gabbia dorata”, dal nome del progetto embrionale del reality più famoso del mondo).

Devo infatti ammettere che Barbara D’Urso non l’ho mai potuta digerire, e come me penso una gran fetta di pubblico. Mi sono sempre stupito che Mediaset non l’abbia silurata dopo la prima puntata del GF 3 (un po’ come fecero in Rai con Amanda Lear, inetta conduttrice iniziale della prima edizione de La Talpa ). L’ho sempre trovata poco adatta a condurre un reality: troppo imbalsamata e attenta all’inquadratura, poco reattiva alle situazioni, mai pronta a cogliere l’imprevisto per trasformarlo in spettacolo, stravolgendo, se è il caso, la scaletta (cosa di fondamentale importanza in un reality). Insomma, molti sorrisi di circostanza e poca capacità di vivere il programma.

Tuttavia per funzionare, il GF ha bisogno soprattutto di un cast all’altezza della situazione. Tolta la prima edizione (che resterà mitica per un cast azzeccato) e dove faceva certamente gioco la novità di quello che sarebbe poi diventato un fenomeno mediatico inaspettato per tutti (fuori e, a maggior ragione, dentro la casa), l’edizione più seguita è stata la quarta (quella di Patrick, Ascanio, Katia e Serena), a dimostrazione del fatto che gli eccessi “macchiettistici” della terza edizione (Floriana, Fedro e Pasquale), e quelli trasgressivi o “regionalistici” dell’ultima (Patty, Mary, Jonathan, la coppia calabrese) non pagano in termini di gradimento. Vengono vissuti come forzati e artificiosi.

Costruire un cast degno del miglior Frande Fratello sarà sicuramente una bella scommessa per il team d’autori, sebbene di “materiale umano” ce ne sia a iosa, stando alle voci che raccontano di interminabili file per i provini d’accesso alla casa più spiata d’Italia. Staremo a vedere.

Per il resto non è che mi aspetti grandi stravolgimenti di un format di per sé molto rigido. La suite e il tugurio li abbiamo visti, le incursioni a sorpresa ci sono state, gli ingressi imprevisti non sono mancati. Il responso dunque all’auditel.

A proposito di reality, sono in fase di preparazione anche la terza edizione de La Fattoria , sempre con la D ’Urso, e la terza di Music Farm, con Simona Ventura. La Fattoria penso abbia annoiato abbondantemente. Si potrebbe ambientarlo nella campagna francese, in Australia o nel Medioevo, ma si tratterà sempre di un format che non possiede né la dirompenza emotiva dell’isola, né la spettacolarità della Talpa, non aggiunge niente di quanto non sia già stato detto dagli altri reality dello stesso tipo, se mai sottrae.

Music Farm invece credo abbia grosse potenzialità e un ampio margine di miglioramento. Punterei sullo scontro generazionale tra i cantanti e inserirei delle pietre miliari del trash canoro, come Marcella Bella, Little Tony o Reitano.

Pensatela come volete, ma anche il 2006 televisivo sarà all’insegna dei reality. Volenti o nolenti.

 


martedì, 29 novembre 2005
|

Da oggi si può partecipare ad un esperimento scientifico che usa computer connessi ad internet per la ricerca di intelligenza extraterreste (SETI). Si può partecipare installando sul proprio computer un programma gratuito che scarica e analizza dati provenienti da radio telescopi. Perchè se gli alieni sono là fuori, batteranno un colpo, o no? (ma siamo proprio sicuri che loro non siano già arrivati?)

 



Forse è vero che il nome racchiude il destino di ciascuno di noi, Selvaggia Lucarelli deve averlo pensato bene quando si è ritrovata Adriano Pappalardo come suocero. Sì, quel Pappalardo il cui aggettivo “selvaggio” è solo una dei tanti epiteti che gli sono stati attribuiti una volta tornato dall’isola dei famosi, e che in effetti girano sempre intorno allo stesso concetto.

Lo so, questa associazione tra il suo nome e la principale caratteristica del padre del marito risulta un po’ forzata, ma concedetemela dato che di “forzato” in Selvaggia Lucarelli c’è poco e niente. Non è un caso che la signora Pappalardo faccia la radio e in tv ci vada solo come ospite.

Selvaggia Lucarelli non è una conduttrice televisiva (benché un paio di stagioni fa abbia presentato su Raitre “Cominciamo bene” con Michele Mirabella), non è un’opinionista da salotto (sebbene proprio grazie a questo ruolo, nello studio di un reality, abbia conosciuto il fortunato che l’ha poi impalmata), non è una giornalista sagace e pungente (nonostante l’abitudine di scrivere pezzi brillanti sulle principali riviste cult del paese) e non è una blogger navigata (per quanto gestisca uno dei siti più commentati della blogosfera). Selvaggia Lucarelli è molto di più. Molto di più perché tutto quello che fa (e che dice) odora di professionalità, onestà e intelligenza. E di un sano cinismo, come quello che l’ha portata a linkare in mp3 su internet la conversazione telefonica privata con Loredana Lecciso, che rivelava alcune chicche sull’ingaggio del compagno nel programma della Ventura.

Una professionista della comunicazione, l’opposto di quei personaggi che si professano un po’ tutto (scrittori, giornalisti, opinionisti, presentatori), ma che alla fine non sono niente perché non hanno nulla da dire, pariettisticamente parlando.

Non è un caso il riferimento alla Parietti, termine di paragone contrario e opposto quando si parla della Lucarelli. Se la prima infatti si crede bella e intelligente (col beneficio del dubbio, oggi come oggi, su entrambi i fronti), la seconda appare essere (prima) intelligente e (poi) bella, senza dubbio.

Un handicap, forse, ma tant’è.

Ecco, Selvaggia Lucarelli la inviterei volentieri a cena:

primo: ravioli di zucca alla salvia

secondo: insalata di petto d’anatra selvatica

contorno: purè di zucca all’aneto

dolce: spumone di pere al cioccolato

 

(Dopocena a fare scherzi telefonici anonimi #31#)



Questo è il paese del sole. E del mare. E che dire del fatto che quasi il 70% dei beni artistici di tutto il mondo si trova dentro i confini dello Stivale? Se vogliamo dirla tutta, il nostro sviluppo costiero è il più grande d’Europa (qui diciamo grazie alle due isole maggiori, alla Calabria e al Salento) e la nostra tradizione enogastronomica non penso abbia rivali. Ecco, l’Italia non è molto estesa, ma regala una diversità di paesaggi, colori e culture che vale davvero la pena visitare.

Belle parole. Se andiamo a leggere la classifica mondiale degli arrivi internazionali (ovvero la graduatoria dei paesi più visitati dai viaggiatori del pianeta) vedremo che l’Italia è scesa al 5° posto tra le mete preferite, con 37,1 milioni di arrivi. Prima posizione per la Francia (75,1 milioni), seguita da Spagna (53,6), Usa (46,1) e Cina (41,8).

Evidentemente Colosseo, Torre di Pisa e Calli veneziane non bastano ad attrarre turismo. Non basta neanche il buon cibo, la moda, la Ferrari e l’idea romantica che l’immaginario mondiale possiede dell’Italia.

E allora perché scendiamo sempre più nelle classifiche turistiche? Forse perché non riusciamo ad attrarre il turismo giovane, il turismo di chi cerca il divertimento, quello con la D maiuscola. Non riusciamo ad essere competitivi con mete come Ibiza, Formentera, Torremolinos (in Spagna) o Disneyland Paris e la Costa Azzurra (in Francia). Luoghi rinomati presso un target giovane e trasgressivo.

Non che ci manchino le potenzialità per attrarre questo tipo di turismo (penso a tutta la Riviera romagnola, alla Puglia, alla Sicilia), altrochè, forse quello che ci manca è la volontà di prenderlo seriamente in considerazione: meno gondole, mandolini e arte e più luoghi d’aggregazione per giovani, a prezzi convenienti e competitivi.

Va da sé che una volta acchiappato questo tipo di turismo, saremmo davvero in cima alle classifiche mondiali, in un revival che neanche Tom Jones (o Albano, per restare in Italia) si sognerebbe…

A sinistra party a Ibiza, a destra miniparty a Formentera (età under 35)...

AGGIORNAMENTO: intanto questa è la copertina della versione europea del settimanale Time, dedicata all' "allarme italiano", allarme non solo turistico a quanto pare...


lunedì, 28 novembre 2005

Ambigui si nasce o ci si diventa? Come tutti gli interrogativi che dividono non c’è una sola risposta a questa domanda. Nel 90% dei casi infatti di ambiguità ci si traveste, l’ambiguità viene indossata come un abito più o meno elegante o volgare per far discutere, per far parlare di sé, per esistere. Tanto più efficace quanto meno somiglianti alle forme di Gisele siano quelle da rivestire, ma piuttosto simili a quelle di uno scaricatore di porto. Una liberazione, probabilmente, ma anche un rischio se si pensa che il ridicolo o la perdita di credibilità sono sempre in agguato. E da certe maschere o costruzioni sappiamo bene come diventi pressocchè impossibile prendere le distanze. RuPaul in America, travestito doc – ma pur sempre travestito –  è riuscito abbastanza bene a lavorare su questo aspetto – l’ambiguità appunto – facendo i miliardi come star dell’entertainment d’oltreoceano pur mantenendo una sua coerenza artistica e d’immagine. Ma è un caso più unico che raro. In Italia brillano le stelle di Platinette o di Vladimir Luxuria, più definita la prima, più sfumata la seconda tra ambizioni narcisistiche di tipo macchiettistico e aspirazioni politico-intellettuali più concrete e difficili in un paese come il nostro.

C’è però un buon 10% che con l’ambiguità ha un rapporto viscerale che arriva da lontano. Certo, ci gioca e ci ricama su, ma non sembra indossarla bensì incarnarla. EVA ROBIN’S, all’anagrafe Roberto Coatti (Eva in onore del personaggio dei fumetti Eva Kent), attrice troppo spesso dimenticata, è l’esempio vivente di come un certo modo di essere è appunto un modo di essere. Stop. Più di una trans, meno di un ermafrodito. Eva è Eva. Un po’ uomo, un po’ donna. Affascinante proprio per questo, ma non soltanto. Eva Robin’s  mantiene infatti una dignità che va oltre ogni morbosità, è riuscita con intelligenza a giocare sulla linea di confine che le è propria, senza scadere mai nel cattivo gusto o nella caricatura.

Una mia amica ha lavorato con l’attrice e nel backstage ha potuto constatare che Eva è ancora Roberto, in tutti i sensi, al di là delle voci che si rincorrono periodicamente su certi decisivi “tagli” col passato.

Ecco, Eva Robin’s la inviterei volentieri a cena:

primo: anello di riso con tagliata e verdure

secondo: allodole arrosto con tartufo

contorno: purea di fave con scarola e pecorino romano

dolce: cannoli siciliani

(Dopo cena a leggere Pirandello).

 


sabato, 26 novembre 2005

Is life like a dream or do dreams help us living a better life? Alcune volte forse è meglio chiedersi se la vita non sia un incubo o piuttosto se gli incubi non ci aiutino ad apprezzarla di più: Marzullo, prendi nota...

Il Marzullo nazionale



Uno che si traveste da Maga Maghella per predire alla Rettore o ad Aida Yespica le sciagure più terribili dietro tarocchi come "Il pene piccolo" o "Il toupet di Paolo Limiti" o che definisce il proprio blog "di bigottismo laico più radical chic d'Italia" per poi sospenderlo vista la trend sempre più diffusa di aprire un proprio spazio in rete, è semplicemente un genio. Non ci sono altri aggettivi se non geniale (o meglio ce ne sarebbero parecchi, ma andrebbero a scandagliare aspetti fin troppo secondari rispetto la sua genialità) per definire l'irriverente (ecco, ne ho usato un altro) Costantino Della Gherardesca. Ospite fisso di Markette, su La 7. Come non citare (dalla sua biografia on line)  quella volta che a Londra si recò al casting di Blind date (il Gioco delle coppie inglese) con lo smalto sulle unghie ed il trucco in viso non lavato: Costatino non fu preso, of course, ma ricorda l'episodio come una delle situazioni più dickensiane della sua vita.

Grottesco, surreale, cinico, ha lanciato un sondaggio sul suo blog dal titolo “Dove mi vorreste vedere”, e tra le varie opzioni di risposta brilla “amante di Cacciari”. Una vita ricca di aneddoti divertenti ma anche di sogni molto marzulliani, come quello di diventare direttore di rete per licenziare tutti (buonismi inutili a parte). Un solo favore: in tal caso, Chiambretti risparmiacelo!

Ecco, Costantino lo vorrei a cena:

primo: fettuccine al cognac

secondo:guazzetto di vongole e cozze con cannellini e pane 

contorno: finocchi in tortiera

dolce: delizia ai due gusti

(Dopocena a vedere Queer eye for the straight guy su Sky)


venerdì, 25 novembre 2005

Il periodico Ok - la salute prima di tutti pubblica i risultati di un sondaggio condotto su 600 uomini e donne tra i 18 e i 70 anni, a cui è stato chiesto di fare i nomi dei personaggi più antipatici del nostro paese. Una megalista in seguito sottoposta a tutti gli intervistati che avevano il compito (non tanto arduo, a dire la verità) di esprimere un voto in antipatia da 1 a 10. Antipatia basata sul “modo di porsi”, sulla sfacciata “arroganza” o sulla presunta “ipocrisia” di questi personaggi.

La classifica dei 10 antipatici d’Italia ha dunque decretato la vittoria della talentuosa e umilissima LOREDANA LECCISO, seguita dalle indubbie capacità politiche del ministro Letizia Moratti, seconda classificata, e dall’equilibrio deontologico e professionale di Emilio Fede, terzo. Al quarto posto spicca il nome di uno degli avvocati più trasparenti del panorama giudiziario italiano, Carlo Taormina, appena più antipatico del giornalista che ha fatto della coerenza il suo personale Santo Graal, ovvero Maurizio Costanzo. Sesta posizione per la sorridente Maria De Filippi, seguita dallo stoico Vittorio Sgarbi, dall’affidabile ministro Giulio Tremonti, e dagli inaggettivabili Silvio Berlusconi e Romano Prodi.

Sparsi nella classifica altri nomi come quelli di Anna La Rosa , Irene Pivetti, Flavio Briatore, Paolo Crepet, Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci, Luciano Violante.

Personaggi famosi e antipatici perché non permettono il contraddittorio oppure perché distanti nell’immaginario dei comuni mortali, odiosi perché specchi di una o più caratteristiche di se stessi che non si amano.

Antipatici perché, molto più banalmente, l’antipatia è una questione di pelle, o meglio di viso: nasi lunghi e occhi obliqui infatti sembrerebbero caratteristiche somatiche tipiche delle persone più odiose. Detto questo mi stupisco che la signora di sotto non si sia classificata al primo posto, piuttosto che al secondo:

Letizia Moratti (quella vera e la sua caricatura): il ritratto dell'antipatia

 



Diciamo che la mia carriera da cupido - seppur involontaria - non ha prodotto gli esiti sperati (non da me, sia ben chiaro...). Galeotto fu un sito trash già segnalato su questo blog. Sito molto più conosciuto di quanto non si potesse pensare, data la presenza di Giulietta (nome d'arte di una mia collega) rea confessa - un bel giorno (di lavoro) - di aver pubblicato alcune sue foto. Ma anche di Jordan (nome d'arte di un altro mio collega) già presente sul famigerato portale con foto e profilo. Il sottoscritto fu quello che permise l'incontro prima reale, poi virtuale e poi di nuovo reale, tra i due. Dopo pochi mesi mi dicono che è finita. Meglio Marta Flavi...
giovedì, 24 novembre 2005

L'accusa della Padania rivolta all'Inter mi suona semplicemente come un'esternazione razzista. Non ha giustificazioni.


lunedì, 21 novembre 2005

Vi piace il mio nuovo iPod video (serigrafato) di 30 Giga? Per ordinarlo, qui

 

 

 

 

 

 


domenica, 20 novembre 2005

Anche quest’anno il “baraccone” messo su per la terza – e seguitissima – edizione dell’isola dei famosi si appresta ad essere smontato, e con lui si apprestano a far ritorno alla propria realtà quotidiana i 15 “burattini” che per due mesi (chi più, chi meno, in verità) hanno inscenato crisi, pianti e litigi in quel di Samanà. Che questa “realtà” quotidiana sia, poi, più o meno vera e autentica di quella mostrata dalle telecamere del reality show di Raidue, in molti casi, è tutto da dimostrare (vedi l'Albano-Lecciso story) e aprirebbe inquietanti interrogativi alla “Truman show” – per intenderci – che non è il caso di affrontare in questo post o che poco ci riguardano dato che adesso è arrivato il momento di fare consuntivo.

Sì, consuntivo sui personaggi dell’isola: companeros, naufraghi, isolati, chiamateli come volete, fatto sta che loro (alla vostra destra e sotto) sono stati quelli che in questa avventura ci hanno messo la faccia, e in certi casi, ci hanno Rimesso quel po’ che ci potevano rimettere.

L’impressione è quella che un’esperienza come l’isola cambi qualcosa, forse nell’intimo di chi l’ha vissuta davanti le telecamere – come affermano molti dei concorrenti – sicuramente nel modo in cui il “pubblico”, questa entità impersonale tanto amata e temuta dagli addetti ai lavori, vede e percepisce i personaggi che si sono messi in gioco.

Non dimentichiamo infatti che per i famosi in questione la molla principale a partecipare è comunque quella della visibilità, della fama, dell’ulteriore popolarità che potrebbe investirli una volta approdati sulla spiaggia più famosa dell’etere: volano per una carriera appena iniziata oppure ottimo ricostituente per una carriera in fase calante.

E allora eccovi il mio personale consuntivo sul modo in cui i 15 sopravvissuti del reality  sono usciti fuori da questa esperienza. Positivo o negativo secondo i casi:

1) Cristina Quaranta (prima eliminata): non pervenuto. E’ rimasta troppo poco per formulare un giudizio. Peccato, faceva ben sperare (in negativo e in positivo).

2) Romina jr: negativo. E’ venuta fuori (come se non ce l’aspettassimo) una ragazzina viziata, lagnosa e demotivata sulla falsariga della sorella Cristel, già concorrente della Fattoria di Canale 5. Come se chiamarsi Carrisi di cognome fosse una garanzia di carattere o senso dello spettacolo. Ormai è palese il contrario e comunque fortuna che di sorelle Carrisi maggiorenni non ce ne siano più da piazzare.

3) Fulco Ruffo: non pervenuto. L’eccezione dell’aristocratico partecipante del reality. Non credo che il signore in questione abbia velleità artistiche, dunque tornerà al suo lavoro (ospitate televisive permettendo) senza infamia né lode.

4) Enzo Paolo Turchi: positivo. Quanto meno adesso il biondo compagno di Carmen Russo avrà pari dignità televisiva della moglie. Che per ottenerla si sia fatto ricorso a delle situazioni “indegne” appare ormai come un peccato veniale nello scintillante mondo della tv (dove ricordiamo che dietro le quinte le feci rappresentano un triplo motivo propiziatorio): almeno sappiamo che è espressivo (quando piange) e che parla, dunque non balla solo il tuca-tuca.

5) Sandy Marton: negativo. Un’ombra si scaglia sul possente cantante, ritirato per millantati problemi di salute (subito smentiti dal medico dei naufraghi). Un modo furbo per svignarsela senza pene o penali, o un modo stupido per celare una qualche “dipendenza”? In ogni caso c’è stata poca trasparenza.

6) Albano: positivo. Il soggiorno sull’isola, tolti i primi giorni, ha mostrato una persona attiva, solidale, entusiasta e simpatica. Nessuno è perfetto, ma ce n’eravamo già accorti. Abbondantemente.

7) Manuel Casella: né l’uno né l’altro. Prima di questo reality era lo sconosciuto fidanzato di Amanda Lear che avrebbe potuto avere qualcosa da dire. Dopo questo reality possiamo affermare che è soltanto il fidanzato di Amanda Lear che avrebbe potuto avere qualcosa da dire, ma non ha detto perché (probabilmente) non ha nulla da dire.

8) Idris: negativo. Logorroico e nullafacente, ha subito mostrato segni di cedimento fisico nonostante fosse la riserva di un concorrente uscito per questi motivi. L’avrei visto meglio al Ristorante della Clerici, ma non su un’isola.

9) Antonio Zequila (aka er mutanda): positivo. Lo ricordavo tra gli ospiti del Parioli e sui giornaletti scandalistici. Ho ritrovato una persona ironica e autoironica che è subito diventata “personaggio”. Sicuramente non è il massimo dell’espressività, ma neanche Gabriel Garko (che viene considerato un attore) vanta una mimica migliore. Non capisco perché gli altri sì e lui no. Almeno è simpatico.

10) Arianna David: mai sparare sulla croce rossa. Né più né meno di quello che mi aspettavo.

11) Elena Santarelli: positivo col dubbio. Un caratterino spigoloso ma capace di mostrarsi in modo autentico.

12) Daniele Interrante: uguale. Non è che prima godesse di una considerazione molto migliore di quella che ci si sarebbe dovuti aspettare finita questa esperienza.

13) Maurizio Ferrini: positivo. E chi si ricordava più della Signora Coriandoli? (che personalmente non mi ha fatto mai ridere). Bisogna ammettere però che dietro i comici si celano sempre una sensibilità e un’empatia col pubblico fuori dal comune. L’ha dimostrato.

14) Maria Giovanna Elmi (aka la fatina d’acciaio): secondo i p.d.v. Da un lato esempio di donna ispirata e motivata, dotata di grande forza di volontà, dall’altro una caricatura imprigionata nell’idea di apparire sempre giovane e piacente, rasentando il ridicolo. Non riesco a prendere una posizione netta, però mi è simpatica.

15) Lory Del Santo: ca va sans dire.

I tre sostituti del cast di quest'anno

I quattro ritirati di quest'anno

 


mercoledì, 16 novembre 2005

L'ISOLA DEI FAMOSI 3: CHE VI AVEVO DETTO???

Lory Del Santo: la mia preferita.


martedì, 15 novembre 2005

Non è un mistero che il porno faccia vendere. Una mia amica che gestisce un’importante videoteca mi ha confermato che oltre il 70% del fatturato è dovuto al noleggio di dvd a luci rosse. Il porno dunque fa discutere e incuriosice. Non è un caso che l’ultima trovata che riguarda un personaggio emergente dei reality – Diego Conte – e un astro nascente dell’hard – Brigitta Bulgari – abbia a che fare con una presunta “candid camera” spinta. Sembra che il tatuato protagonista della Talpa sia stato incastrato dall’entourage della bionda pornostar, già ospite di Cronache Marziane. Si tratterebbe dunque di una mossa per incastrare – chissà poi per quale motivo non trattandosi poi di chissà quale grande personaggio – Diego Conte, intenzionato a portare la vicenda in tribunale. Tutto grasso che cola. Non è chiaro se la vicenda in effetti abbia giovato più alla “fama” dell’attrice hard o piuttosto a quella del giovane miracolato della De Filippi. Ergo credo si tratti di una bella montat…ura!



A distanza di un mese, ribadisco il concetto espresso nel post del 13 ottobre: secondo me la vincitrice dell'isola dei famosi 3 è senza ombra di dubbio LORY DEL SANTO

Bella, ironica, equilibrata, surreale, femminile, materna, furba... chi l'avrebbe mai pensato? 

Prima di quest'avventura pensavo si trattasse di una persona superficiale, snob, altezzosa, frivola e priva di senso dello humor. La mia idea è nettamente cambiata. Potenza del reality.


lunedì, 14 novembre 2005

Outing è un termine ormai entrato a far parte del vocabolario comune. Significa “uscire allo scoperto”, ovvero rivelare al mondo (nella fattispecie alla stampa) un aspetto più o meno nascosto della propria persona.

Ci possono essere vari tipi di outing. Tutto dipende dalla parte del proprio essere che si vuol rendere pubblica.

Il tipo di outing che ci appassiona di più, e che soddisfa maggiormente il nostro spirito vouyeristico – senza false menate – è quello sessuale. Non so perché, ma questo suscita una sorta di godimento senza pari. D’altra parte, c’è poco da fare, interessarsi dell’intimo degli altri, della vita privata o nascosta delle persone che ci circondano (fisicamente e nel nostro immaginario) è diventato uno sport nazionale del quale non ci si vergogna più.

E’ come se la nostra società, avvolta in un turbinio di informazioni continue ed incessanti, giustifichi l’interessamento (spesso morboso) nei confronti degli altri, e anzi lo promuova.

Il successo dei reality (tanto per restare in tema), del gossip, dei casi mediatici alla Lecciso e di un certo tipo di stampa, lo dimostra abbondantemente.

Tornando al discorso sessuale, in effetti stupisce come ogni giorno che passa sia sempre più alto il numero di personaggi pubblici che dichiara, se non la propria omosessualità, quantomeno una più democratica o accettabile bisessualità (di comodo, aggiungerei), facendo appunto outing.

Alessandro Cecchi Paone, fino a poco tempo fa in tutte le classifiche degli uomini considerati più sexy dalle italiane, è stato tra gli ultimi vip in ordine di tempo a proclamare le proprie preferenze sessuali, arrivando perfino a presentare - di recente -  il nuovo fidanzato straniero. Che abbia poi approfittato del fatto di trovarsi in piena campagna elettorale per far parlare si sé, diventa un peccato veniale. Anche un politico come Pecoraro Scanio, un giornalista come Alfonso Signorini e un miracolato del reality come Rocco Casalino (dopo anni di attente smentite) hanno fatto outing, sebbene in alcuni casi non ce ne fosse poi tanto bisogno.

Ci sono anche personaggi noti, chissà perché molti legati al mondo della musica, che non hanno mai nascosto le proprie tendenze omo, penso a Lucio Dalla, Ivan Cattaneo, Leo Gullotta, Nicky Vendola, senza contare Aldo Busi, che della propria sessualità ne ha fatto quasi un vanto intellettuale.

Di contro, non mancano personaggi smaccatamente e palesemente omo che tuttavia neanche sotto tortura affermerebbero la propria omosessualità, quasi fosse una macchia da ostentare ma non verbalizzare. E’ il caso di Cristiano Malgioglio, Jonathan del Grande Fratello e Fabrizio Del Noce.

Infine, dato che ci piace “sfruculiare” sui nomi, non mancano certo casi di personaggi cui si vocifera da poco o molto tempo, senza alcuna conferma che non sia una semplice voce di corridoio “Un mio amico gay c’è stato”, “Dicono che sia una copertura”, “E’ una pazza isterica” e via dicendo. Gianni Sperti, Gabriel Garko, Lorenzo Ciompi, Daniele Groff, Massimo Lopez, e ancora Cesare Cremonini, Pino Quartullo, Massimo Giletti, Sergio Volpini del Grande Fratello, Jimmy di Operazione Trionfo. Ma anche Cristian De Sica, Gianluca Vialli e Raul Bova, sebbene sposati e (spesso) con prole. Insomma, un esercito. L’ultima voce, in ordine di tempo, è stata diffusa proprio ieri a Domenica in e ripresa stasera da Striscia la notizia e riguarda Antonio Zequila, sempre attento ad ostentare presunte conquiste femminili (poi puntualmente smentite dalle interessate).

In realtà andrebbe capito quante di queste millantate voci siano fondate (rappresentando un semplice pettegolezzo) o invece frutto della maldicenza di chi – ahimè – considera ancora l’omosessualità un tabù.

Tre personaggi noti che hanno fatto outing. Da sinistra Alfonso Signorini, Rocco del GF1 e Alessandro Cecchi Paone. Guarda caso, sono sempre ospiti di Costanzo a Buona Domenica.

                                                

 

 

 



Credo sia indice di inciviltà – a maggior ragione in un paese avanzato come il nostro – permettere la pubblicità di loghi, suonerie, wallpapers e quant’altro per cellulari. Non dovrebbe esistere. Consentire a certe aziende di arricchirsi con la vendita dei cosiddetti “contenuti scaricabili” per telefonini – ovvero aria fritta (che puzza) – a suon di euro per ogni minuto di chiamata ai vari numeri a pagamento, è un crimine legalizzato.

E non diciamo sciocchezze che in un paese libero c’è il libero mercato, e dunque una domanda da soddisfare, perché proprio questa domanda andrebbe falcidiata.

Ipocrisia pura. Quanti adolescenti, ragazzini e bambini (che rappresentano la stragrande maggioranza di questo mercato) vengono adescati e finiscono per chiamare – spendendo decine di euro – per scaricare quest’aria fritta. Che poi abbia il nome di “contenutiscaricabili e che non abbia niente che lontanamente possa considerarsi un contenuto, ovvero una sostanza, nessuno può metterlo in dubbio.

L’assurdo è che i più importanti gruppi editoriali si prestano a questo gioco, pubblicizzando con intere pagine o con televendite, queste società truffaldine. Pagare 6 euro per un Top Java Game o una polifonica da urlo infatti è una truffa: cosa si è comprato? e a quale prezzo?

Un sms ha un costo, questo sì, ma a parte il fatto che è di gran lunga inferiore a quello di qualsiasi contenuto scaricabile, quanto meno ha una funzione comunicativa ormai essenziale e che giustifica – almeno in parte – il fatto di dover esser pagato (tralasciando il fatto che le compagnie telefoniche potrebbero pure regalarceli, ma sarebbe una pretesa troppo alta).

Anche internet (che in molti paesi è totalmente gratuito) ormai è di vitale importanza e comunque non raggiunge l’esorbitante costo di un qualsiasi contenuto per cellulari scaricato, che si navighi con linea analogica, digitale o con l’adsl. Internet infatti è gioco, conoscenza, svago, comunicazione, cultura e libertà. Si tratta di un’impalpabilità concreta e utile.

Le suonerie scaricabili non sono niente di tutto ciò. Sono solo sciocchezze da eliminare. O rendere gratuite.



Mi sono innamorato di una canzone del 1969. Capita. Non l’avevo mai sentita fino a giovedì scorso, quando il suo interprete - nonché autore - ha iniziato a cantarla seduto sul palco di Rockpolitik. Si intitola “Storia d’amore” e ha una costruzione musicale geniale.

 

 

 

 

Tu non sai cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava,

era contro di me
,
io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov'è.

Dovevi immaginarti che un giorno o l'altro sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor.

Questo pezzo non raggiungerà mai il successo del più noto “Azzurro” ma resterà in top ten per 4 mesi, da giugno a ottobre del 69, superato soltanto da “Lisa dagli occhi blu” (la canzone simbolo di quell’estate). Celentano in un periodo di contestazioni e grandi cambiamenti sociali e di costume, dimostra ancora una volta di essere controcorrente, tralasciando la musica “giovane” per diventare conservatore, tradizionalista, maschilista (basta leggere il testo, una sceneggiata...)

 

 

Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era contro di me
io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te.
Un giorno io vidi lei entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo, mi donava la sua bocca, mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo, la amavo, la odiavo, ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.

Negli anni 90 gli Avion Travel ne fecero una rilettura ironica, riscrivendo il contesto sonoro della canzone per adattarla alle loro corde. La versione del molleggiato però resta stupenda...

 

 


venerdì, 11 novembre 2005

Ogni volta che se n’era parlato – fino a questo momento – si era fatto riferimento a misure fuori dalla norma o a un uso impropriamente esagerato dello stesso – forse per controbilanciare il senso di vergogna che si sarebbe potuto sviluppare nei soggetti il cui ZIZi’ entrava nelle cronache.

Parlatene bene, parlatene male, purchè si dica quanto vale. A letto e in stato di riposo. Questa sembrava essere la filosofia adottata dai media quando i cosiddetti gioielli di famiglia entravano a pieno diritto nelle pagine dei giornali.

Sì, perché la stampa non è mai stata così crudele da negare agli uomini i cui attributi finivano in un modo o nell’altro nella bocca di tutti (fuor di metafora, beninteso) quel momento di gloria legato a una presunta virilità o capacità amatoriale.

Per la serie “Buttati nel fango sì, a patto che l’appendice ne resti fuori”, ed in questo caso lo scandalo poteva essere piccolo o grande, ma l’attributo soltanto la seconda.

E’ stato così per John Wayne Bobbitt che, se ricordate bene, era stato evirato dalla moglie durante uno scatto d’ira perché troppo focoso. Una volta ricucito lo strappo, infatti, il più famoso marine d’oltreoceano sembrava destinato a un futuro nel campo dell’hardcore, peccato però che, una volta girato, il film “John Wayne Bobbitt uncut” non avesse venduto quanto sperato.

Un po’ di tempo fa anche in Italia le cronache si occuparono dei paesi bassi di un noto personaggio televisivo presto ribattezzato come “Merolone” ed entrato a pieno titolo nel costume di un intero paese in seguito a una vicenda giudiziaria, passata poi in secondo piano, rispetto alle sue doti amatoriali. Smisurate come il business che costruì per un certo periodo intorno a questo vanto: libri, creme e videocassette, tanto per dirne alcune. (Ricordate inoltre il gratta e vinci su certe riviste nelle zone private di alcuni personaggi fotografati come mamma li ha fatti?).

Da non dimenticare infine la fama di Tommy Lee, il musicista dei Motley Cure la cui fortuna è cresciuta notevolmente in seguito alla diffusione di un amplesso videoripreso insieme alla mogliettina, tale Pamela Anderson, con il suo zizì a farla da padrone.

Tuttavia non c’è bisogno di chiamarsi John  Holmes o Rocco Siffredi per far parlare del proprio gioiello di famiglia.

Pare infatti che Enrique Iglesias stia per lanciare, caso più unico che raro visti i precedenti, una linea di preservativi extra small. Lo stesso cantante ha infatti dichiarato di averlo piccolo e non trovare mai delle protezioni adeguate alle sue (scarse) misure.

Che sia vero o che sia falso, soltanto la donna qua sotto potrebbe confermarcelo. E dato il sorriso smagliante, sono più propenso che si tratti di una bufala. Grossa.

La smagliante Anna Kournikova, fidanzata di Enrique Iglesias


mercoledì, 09 novembre 2005

Chi più, chi meno ma le abbiamo sentite tutti. Il tizio che una sera abborda una ragazza e che si risveglia la mattina seguente leggendo sullo specchio del bagno “Benvenuto nel mondo dell’aids” scritto col rossetto, la storia del seno siliconato esploso in aereo, l’autostoppista fantasma che viene fatto salire in auto, la vicenda del rene sottratto in un negozio di abbigliamento, il racconto dell’ostia consacrata che gronda sangue, il canadair che mentre effettua rifornimento risucchia un sub, il cane messicano che si rivela essere un topo di fogna, il ragno nell’acconciatura e via dicendo.

Le leggende metropolitane si diffondono a macchia d’olio e il più delle volte vengono considerate reali. Talmente reali che spesso si associano a nomi, luoghi, città. Qualcuno le ha utilizzate per farsi pubblicità o dar sfogo al proprio egocentrismo. Qualcun altro ci ha fatto un sito. Senza scopo di lucro.

Ma perché trovano così tanto consenso? Storielle spesso irrazionali che però passano di bocca in bocca alla velocità della luce ma che nascondono una necessità molto forte.

Spesso queste leggende servono da deterrente nei confronti di mode e costumi sociali giudicati sconvenienti oppure nascondono il timore verso l’esotico, il diverso, la novità.

In molti casi invece celano paure recondite o moniti verso certi modi di fare.

L’ultima che ho sentito riguardava l’amico di un’amica di una mia amica che aveva rimorchiato una ragazza bionda, presumibilmente straniera, che avrebbe iniziato a parlare una lingua sconosciuta con un timbro di voce rauco e profondo per poi mostrare una certa repulsione nei confronti di un crocifisso.

Se non ricordo male invece la mia prima leggenda metropolitana risale alla seconda metà degli anni 80, quando andavo alle elementari, e raccontava di certe figurine impregnate di LSD o allucinogeni che circolavano all’uscita delle scuole. In effetti in quel periodo era frequente trovare dei ragazzi più grandi che alla fine delle lezioni regalavano figurine a scopo promozionale e forse da qualche parte in Italia era stato arrestato qualcuno per la detenzione di alcune figurine all’ LSD. Ma pensare di condurre alla droga i ragazzini con un tipo di allucinogeno che non provoca assuefazione ma piuttosto sensazioni poco gradevoli era alquanto irrazionale.

Ricordo anche che si diceva che in un negozio della città, di cui si faceva perfino il nome, sotto i camerini era stata improntata una sala chirurgica dove rimuovere organi agli sfortunati clienti  che avevano la malaugurata idea di andare a provare ciò che volevano acquistare. E proprio per questo, si faceva notare, come la musica dentro quel negozio fosse troppo alta, allo scopo di occultare le urla disperate.

Proprio l’attualità ci regala un episodio eclatante di come una leggenda metropolitana possa diffondersi così violentemente nell’arco di pochi minuti al punto di sospendere una partita di calcio, come è accaduto durante il derby romano a marzo di quest’anno quando un intero stadio ha creduto alla voce che voleva un bambino morto nonostante la notizia fosse stata smentita dalle forze dell’ordine.

Se andiamo un po’ indietro nel tempo però ci renderemmo conto che il grande Orson Wells, il 30 ottobre del 1938, dalle frequenze della CBS, aveva dimostrato come la nostra società fosse permiabile a questo tipo di meccanismo. La vicenda ormai famosissima si riferisce a “The night that panicked America” (la notte che creò panico in America) quando, drammatizzando la Guerra dei mondi durante un programma radiofonico, migliaia di americani credettero di assistere al bollettino reale dello sbarco marziano sulla terra, con conseguenti scene di isteria collettiva.

La verità è che il confine tra realtà e finzione non esiste e la loro commistione dovrebbe essere usata con cautela.

(E’ vero esistono reality buoni e reality brutti).


martedì, 08 novembre 2005

Girovagando su internet, non si può mai sapere dove si va a finire, sono perfettamente d'accordo...


lunedì, 07 novembre 2005

Una volta il pubblico te lo concede, la seconda ti castiga. Passare dalla Rai a Mediaset è sempre stata una scommessa (persa) per tanti personaggi della televisione. Pippo Baudo, Mara Venier, Enrica Bonaccorti, la Carrà, Teocoli e via discorrendo. Solo Paolo Bonolis c'era riuscito nel 1996 senza traumi, ma forse non era ancora il Paolo Bonolis di adesso, sebbene i giornali dell'epoca favoleggiassero già cifre a nove zeri per il suo passaggio a Canale 5 e i suoi programmi incollassero allo schermo milioni di spettatori. Sarà stato l'effetto "Sanremo" o il voler mettere il naso (e che naso) nel modo di proporre in tv lo sport più sacro per gli italiani, ma questa volta sembra proprio che il gioco delle tre carte a Paolo non sia riuscito. Almeno per ora. Prima di decantare la sconfitta del golden boy più invidiato del piccolo schermo aspetterei un secondo. Il tempo di vedere la sua nuova fatica di seconda serata che dovrebbe intitolarsi "Il senso della vita", in onda fra poche settimane. A quel punto vedremo se la troppa luce gli ha dato veramente alla testa o no.


domenica, 06 novembre 2005

L’uomo ha sempre subito il fascino del cielo, fonte d’ispirazione o catalizzatore di paure recondite, misterioso nella sua impercettibilità, claustrofobico nella sua infinitezza. Non per niente si dice che gli invincibili Galli avessero paura che il cielo gli cascasse addosso (il disegnatore di Asterix – Uderzo – ci ha costruito su un intero fumetto), mentre sono al vaglio degli studiosi le affascinanti ipotesi che leggono nella disposizione delle piramidi della Piana di Giza la rappresentazione in terra del cielo astronomico di alcune migliaia di anni fa (questa invece è stata la fortuna della serie Stargate).

Il fior fiore dei nostri cantanti ha dedicato al cielo alcune delle sue opere migliori; mi viene in mente, ad esempio, lo spermatozoico Renato Zero o il suonatore di armoniche vibranti Gino Paoli, ma anche la camaleontica Anna Oxa, se non sbaglio, anni fa era alla ricerca di quel mezzo angolo del cielo che non si sa se abbia mai trovato.

La tv satellitare più importante del mondo si chiama Sky, invece l’espressione l’altra “metà del cielo” riguarda almeno tre miliardi di individui del nostro pianeta.

Per alcuni il cielo è tutto, per molti invece rappresenta il lutto, qualcuno pensa che il cielo sia un lusso, altri non credono sia mai giusto.

Giriamola come vogliamo, il cielo fa parte di noi, del nostro modo di essere e di pensare.

Sarà per questo che periodicamente il cielo diventa fonte di strani avvistamenti – luci, girandole, fuochi – che illuminano la volta e sbalordiscono tutte le volte che accadono.

Se in questo periodo però dovesse capitarvi di vedere strani oggetti in cielo, sappiate che non si tratta di Ufo ma di briciole di meteore.

Gli Ufo, quelli veri, a detta degli esperti non esistono. L’esistenza degli alieni tuttavia, secondo me, è insindacabile…

 

Mario Giordano, l'alieno della tv per eccellenza

 

 

 

 

 


sabato, 05 novembre 2005

Quanta esterofilia si nasconde dietro la scelta dei vertici Telecom di mandare in pensione il potale Virgilio - che tra i primi ha "ciceronicamente" condotto milioni di navigatori tra le spire infernali della rete - per sostituirlo con il più ingentilito Alice (la bella della rete) - come a dire che internet è un pò il paese delle meraviglie che si nasconde dietro quello "specchio" che si chiama monitor? E se invece si materializzasse uno screensaver a forma di Anna La Rosa? Tremo solo all'idea...

La bellissima Anna La Rosa (notare il seno sinistro)



Le scarpette rosse di Dorothy del mago di Oz (Dorothy’s ruby slippers) sono diventate una specie di reliquia. Si dice che ne esistano 4, al massimo 5, paia ufficiali. Il paio più famoso (uno delle dodici paia di scarpette di rubino usate nelle prove e durante il film con Judy Garldand) si trova allo Smithsonian Institution di Washington, un secondo può invece essere ammirato nei nuovi studi Disney/MGM Studios attraction in Florida. Ted Turner ne possiede un rifacimento tratto dal calco originale, mentre un’altra coppia di scarpette rosse viene spesso esposta nella galleria d’arte di St. Louis - queste costarono ben 165 mila dollari nel 1988! L’ultimo paio di cui si abbia notizie dovrebbe essere quello utilizzato nel tour “Magic of Hollywood” del 1989, che promuoveva il libro di Rhys Thomas intitolato proprio “The Ruby Slippers of Oz”, tuttavia sull’esistenza di queste ultime permane il mistero su che fine abbiano fatto una volta terminato il tour. I bene informati a tal proposito sembra che un’idea se la siano fatta…