IL MIO REALITY

Avevo scritto un reality show "Obiettivo Pulitzer", me l'hanno copiato. Adesso medito vendetta...

il mio occhio
(saltuariamente) Fantasioso (mai) Utilitarista (tendenzialmente) Lunatico (sempre) Vanesio (talvolta) Inquieto (spesso) Ottimista.
Le iniziali vi diranno chi sono.

che ore sono?
aforisma


FLAVIO OREGLIO

Leopardi nonostante una siepe dinanzi alla sua vista poteva scorgere l'infinito. Oggi riusciamo a fare la stessa cosa solo fumando la siepe.

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Nome: Ilmio reality (Il cognome è troppo famoso. Evitiamo di dirlo)
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Il Mio Reality ha già ricevuto *loading* nominations!




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L'URLOOOOOOOOOOOOOOOOOOO (1885)

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THE PEANUTS



wanna drink?


Red Bull ti mette le ali!


heal the world


make it a better place...for you and for me...


reality show time




Il reality show è un genere televisivo che possiede 4 macro-tratti distintivi:
1) il ruolo attivo giocato dal mezzo televisivo nel suo atto di comunicazione. La tv è un "demiurgo" che interviene sulla realtà;
2) il ruolo complice e consenziente della gente (famosa e non) coinvolta nel meccanismo;
3) i contenuti veicolati, relativi alla sfera quotidiana, soprattutto affettiva e relazionale, in contesti che agevolano il loro esplicitarsi;
4) la formattizzazione della realtà in griglie prestabilite.




Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 - 03 - 2001 ma frutto della libertà d'espressione (sancita costituzionalmente) del suo autore!

IL MIO REALITY



sabato, 24 dicembre 2005

Da molto non scrivo di tv, dunque eccovi in un unico post un bel pò di considerazioni su quello che ci aspetta (o no) il prossimo anno...

 

 

 

1. Cambiate agente a Daniele Bossari o quantomeno, prima di affidargli un programma, fate tutti gli scongiuri del caso.

2. Qualcuno mi sa spiegare che fine ha fatto l’astro nascente della tv italiana Ilaria D’Amico?

3. Affidare un programma di gossip a due giornalisti (Corbi e Brindisi) si è rivelata una mossa sbagliata (suvvia, non mi direte che Michele Cucuzza possa ancora considerarsi un giornalista?). Troppo imbalsamati e forzati a fare i simpatici. Però, siamo sicuri che l’arrivo di Paoletta “prova emozionante” Perego, per risollevare gli ascolti, sia la scelta giusta?

4. Alessia Marcuzzi (foto in alto) annuncia un Grande Fratello 6 “irriverente ma non volgare”. Ma la vogliamo finire di far credere alla gente che il conduttore di un reality abbia voce in capitolo nella scelta dei concorrenti e nel montaggio del daytime?

5. Rete 4 riproporrà Casa Vianello in prima serata. Se andrà bene verranno prodotte altre 12 puntate, e poi ancora 8 e quindi altre 10. D’altra parte di potrebbe continuare all’infinito a riproporre sempre lo stesso episodio con minime varianti: Raimondo incontra la nuova vicina, se ne innamora, questa tenta di raggirarlo, arriva la polizia, equivoco, si risolve tutto, i finisce a letto a commentare “son stufa son stanca son stufa”.

6. La Clerici condurrà un programma dal titolo “Il treno dei sogni”, la Carrà (disegno in basso) invece sarà la mattatrice di “Emozioni”: penso proprio che il tempo della tv del dolore sia definitivamente tramontato.

7. Mike torna in Rai a partire da settembre. E adesso chi se lo leva più di torno???

8. Panariello a Sanremo, Salemme (foto in basso) in prima serata su Raiuno, Biagio Izzo ospite fisso a Buona Domenica. Domanda: ma a voi fanno ridere?

9. La nuova edizione di Music Farm sarà incentrata su una gara a coppie. Un big della musica gareggerà insieme a una nuova proposta, o quasi. In poche parole: una cariatide musicale caduta nel dimenticatoio da almeno 25 anni farà da madrina (o padrino) a una nuova illusione-clone della musica italiana (che, tempo niente, cadrà nel dimenticatoio). Già si profilano le nuove coppie: Marina Occhiena-Laura Bono, Drupi-Daniele Stefani e così via…

10. School in action di Mtv è una figata.

 

 

 


martedì, 20 dicembre 2005

Il regalo più inutile per Natale? Questo è il money-soap (il soldosapone). Per quelle mamme disperate che hanno figli che non amano molto lavarsi le mani. All'interno c'è una banconota di taglio variabile (5, 10, 20 euro, fate voi...): più ci si lava più vicini si arriva...


lunedì, 19 dicembre 2005

L'informazione in questo paese è un disatro. E' pura disinformazione. (Silvio Berlusconi, Porta a Porta, Raiuno ore 0.35)

Il Presidente del consiglio nonchè editore radiotelevisivo e della carta stampata



In questi giorni chiedermi di andare fare shopping per le strade della città equivale a correre il rischio di essere spediti senza mezzi termini nel paese dove non batte mai il sole. Preferisco stare a casa davanti la tv a guardare La vita in diretta e la solita sobrissima Brigitte Nielsen strafatta in collegamento con un fidanzato diverso piuttosto che imbottigliarmi nel traffico pre-natalizio, e ho detto tutto.

Sinceramente devo ammettere che adoro fare acquisti, amo soprattutto comprare abbigliamento e oggetti tecnologici, però odio lo shopping, il che è una contraddizione in termini. Una contraddizione apparente in realtà, perché se dipendesse da me comprerei tutto via internet dato che quello che detesto è girare per negozi e non l’acquisto di per sé, che invece adoro, appunto.

Tuttavia Natale è alle porte, e risparmiandoci la solita tiritera della festa più consumistica dell’anno, il tempo per fare acquisti è poco, soprattutto per chi lavora (come me) e da qui alla vigilia avrà davvero pochissimo tempo.

Questa riflessione è stata in effetti la molla che mi ha spinto oggi pomeriggio a fare un giretto per negozi, senza addentrarmi troppo per le vie del centro a causa del traffico (piaga numero 1 di questa città come affermava qualcuno tempo fa), ma concedendomi la possibilità di vagare in una zona commerciale ma paracentrale.

In realtà non è che avessi ben in testa cosa regalare a quei quattro-cinque tra familiari e amici a cui devo ancora comprare qualcosa, sapevo solo che l’idea giusta sarebbe venuta al momento opportuno. Quando avrei visto quell’oggetto, fosse un cappello o un orologio non importa, che avrebbe colpito la mia brama di acquisto.

Peccato che quello che era un proposito altruistico, dopo alcuni minuti, si è trasformato in un atto egoistico: il negozio Levi’s per uno come me che ha fatto del jeans il suo unico motivo di abbigliamento della parte inferiore del corpo (sebbene qualche anno fa lo detestassi) è una tentazione assai più forte della mela biblica. Se ci entro, compro. Non c’è niente da fare. Infatti quello che ho fatto (come da copione) è stato provare l’ennesimo paio di Levi’s engineered taglia 46 (ne ho già 3) e non 48 – come pensava la commessa brasiliana – e strisciare la mia Amex senza neanche vedere l’importo. In ballottaggio in realtà c’erano due modelli, ma devo dire che ho optato per quello più largo e senza cerniere.

Per il resto, niente di fatto. Mi sa tanto che mi tocca rifare un bel giro per negozi, ma questa volta starò alla larga da qualunque jeanseria perché il mio armadio sta esplodendo a differenza, continuando così, del mio conto American Express.



Spesso mi capita di dover fare i conti con un sentimento che non amo molto. Si insinua nella mia mente subdolamente, nei momenti di debolezza o in quei periodi di riflessione che si alternano a quelli più frivoli e spensierati.

La nostalgia, come la intendo io, non è tanto un voler ritornare indietro nel tempo, in un determinato luogo o verso una persona del passato. La nostalgia è più un desiderio di tornare a provare certe emozioni, certi stati d’animo.

Il punto è che la nostalgia ha come sostanza dell'immaginazione un tempo che non ci appartiene più, fosse solo 1 ora o 10 anni fa, completamente finito. E se da un lato è possibile ritornare in un luogo (del passato), dall’altro il contrasto tra quel luogo e un tempo ormai impossibile da recuperare crea un conflitto interno che sfocia nell’ansia propria della nostalgia.

Ecco, io della nostalgia non so che farmene. Voglio essere proiettato al futuro, pensare che domani sarà certamente più bello, avvolgente e coinvolgente di ieri. Avere la certezza di migliorare, di vivere emozioni, sensazioni, situazioni più appaganti. Voglio vivere nella sicurezza dell’indeterminatezza, della possibilità di scelta, senza ripiegarmi nel pensiero del già fatto che non torna più. Anche solo l’illusione di questo mi rende felice.

 

(In alto a sinistra "Nostalgia" quadro di Julia Lucich)


domenica, 18 dicembre 2005

E' nata la prima boy band irakena. La loro musica è un mix di pop e suoni mediorientali. Gli Unknown to No one sono 5 ragazzi di Bagdad che rappresentano le varie etnie del paese: Art e Shant sono cristiani armeni, Diyar è curdo sunnita, Nadeem e Hassan sono sciiti. Età media 26 anni. Il loro unico disco "From now on" racchiude un singolo in inglese "Hey girl" che tuttavia alcuni anni fa è riuscito a vendere oltre duemila copie, nonostante il regime. Nel 2003 il gruppo è stato scoperto da un talent-scout della Carolina del nord, tale Larry Underwood, che dopo alcuni problemi burocratici è riuscito a far sbarcare in occidente la band. Adesso i 5 ragazzi si trovano a Londra, grazie proprio al loro nuovo manager, dove sono seguiti da un team di 15 persone fra stilisti, coreografi e insegnanti di musica. Prossima tappa: il successo internazionale. Ci riusciranno? (intanto il loro sito www.utn1.com è under construction).
sabato, 17 dicembre 2005

Credo che Disordinata abbia fatto THE RIGHT THING recandosi con Tizy ad Acireale per il concerto di domani dei Simply Red...



Non sarà l’emblema dell’eleganza o della simpatia ma bisogna ammettere che buca lo schermo come pochi altri. Gianfranco Funari può definirsi la scheggia impazzita della televisione italiana. Assente ma presente, impegnato ma frivolo, istintivo ma ragionevole. Sono anni che va in giro a lamentarsi di appartenere a quella schiera di epurati politici dalla tv come Santoro o Luttazi, ma poi è sempre seduto da Mentana o da Chiambretti a soloneggiare e a “incazzarsi” contro tutto e contro tutti. La verità è che Funari è il miglior manager di se stesso, un attento professionista della comunicazione che sa quello che il pubblico vuol sentirsi dire e in che modo. Funari non raccoglie consensi ma affascina, incuriosisce e tutto sommato viene apprezzato. Viene apprezzato per quello che trasmette: la verità, la sua verità. Condivisibile o meno, ma pur sempre sincera. Funari è l’esempio di come ciò che conta nella nostra società non sia tanto il contenuto populistico di una proposta politica del tipo meno tasse-più sicurezza-una giusta sanità, ma la forma con cui si parla alla gente. Il linguaggio. La forza dell’ex croupier di casinò non è quello che dice ma il modo in cui lo dice. Un linguaggio comune, a volte scurrile, volgare, introspettivo, chiaro e sanguigno.

Scheggia impazzita dicevamo. Un complimento, forse. Una definizione dovuta di certo ad un personaggio che alla fine dei conti non sai mai cosa sia realmente: intrattenitore, cabarettista, politico o giornalista. E’ proprio questa mancanza di un ruolo stabile e credibile il limite di Funari. E la sua presunzione: quella di essere er meglio.

Gianfranco Funari è il mio nuovo invitato a cena:

antipasto: mortadella a dadini

primo: bucatini alla crema di fagioli

secondo: coda alla vaccinara

dolce: treccia del buonaugurio

champagne

(Dopocena: una partitina a chemin de fer )


venerdì, 16 dicembre 2005

La mamma di ******* è una bella donna. Ha superato da poco la cinquantina, ma appare in splendida forma. Lavora da sempre ma nonostante ciò ha saputo crescere le 3 figlie, adesso grandi, portando avanti una casa che spesso poteva essere scambiata per la clinica degli animali tra criceti, gatti, tartarughe e cani di ogni taglia.

L’unico neo sembra essere il rapporto col marito, adesso inesistente ma un tempo pieno di passione. Dicevo una bella donna di 1 metro e 70, capelli lunghi ricci di colore scuro, accento leggermente sardo, bel portamento. Non sarà certo passata inosservata se, in un qualunque pomeriggio d’autunno, mentre si trovava in compagnia di alcuni colleghi in aeroporto, è stata fermata da un signore alto e possente dal viso conosciuto. Un viso che avrà visto altre cento, mille volte. Uno dei volti più noti del cinema italiano. Proprio lei, che non è certo una modella o una velina di 20 anni dalle misure perfette, ha catturato l’attenzione di quell’uomo la cui richiesta, dopo un veloce scambio di battute, è di quelle che non lasciano dubbi: il cellulare. Possibile motivo di rincontro e magari di evasione da una vita normale e avara di emozioni forti.

Attimi, possibilità di una scelta azzardata, paura. Forse non è il caso, avrà pensato guardando i colleghi curiosi distanti pochi passi. Un rapido saluto e via, verso la propria vita. Senza rimorso, certo. A fare venire il rimpianto di una scelta (sbagliata) ci penserà la mia amica *******, confidente della madre, quando, acceso il televisore per seguire il Giudice Mastrangelo, avrà visto sfumare il sogno di poter vedere la madre felice di vivere qualcosa di, chissà, eccezziunale veramente

 


giovedì, 15 dicembre 2005

Notte Stellata (Van Gogh)
Olio su tela; 73 x 92
The Museum of Modern Art, New York

Il cielo notturno è sempre una sorpresa, soprattutto in spiaggia e d'inverno: può accadere che all'improvviso una nuvola si scosti, lasciando che la luna ti illumini dall'alto come un riflettore...



Adesso che Gigi D’Alessio è stato definitivamente sdoganato in prima serata su Canale 5, mi aspetto una retrospettiva notturna di Mario Merola su Retequattro, un’ospitata di Angela Luce a Buona Domenica e un’esibizione live di Luciano Caldore a Top of the pops…



Da sinistra la top model Eva Riccobono (24 anni), l'etoile del Teatro dell'Opera di Parigi Eleonora Abbagnato (27) e l'attrice Roberta Giarrusso (23)

Quiz: cosa hanno in comune?


martedì, 13 dicembre 2005

C’è poco da fare, Sanremo è Sanremo: meno glam degli Mtv music awards ma più chic di Vina del Mar, il Festival della Canzone italiana come i Mondiali di calcio, il Gran Premio di San Marino o la finale del Grande Fratello, è uno di quegli avvenimenti bloccanti di tutte le attività cerebrali degli abitanti di questo paese. Una settimana tutta italiana dove le classiche dicotomie nazionali (Guelfi e Ghibellini, Don Camilli e Pepponi, Coppiani e Bartoliani) sembrano trovare sintesi perfetta nel confronto-scontro bionda-mora che contrappone puntualmente le due vallette (o pardon, “coconduttrici”) del Festival: il mito ante-zigomi di Sabrina Ferilli, per chi se lo fosse dimenticato, si può ricondurre alla scalinata del teatro Ariston.

Effettivamente la musica, che è poi il motore della manifestazione, pare fare da contorno (ancor più dei fiori sul palco imposti dal comune) a quello che ormai può tranquillamente essere definito un gran baraccone. Uno specchio (più o meno deformato) del paese. Un cortocircuito mediatico e di costume costruito su inutili polemiche, dettagli microscopici, acconciature al vapore, finti scoop.

Quando si pensa a Sanremo, infatti, è più facile ricordarsi delle incursioni di Cavallo Pazzo che annunciava la vincita di Fausto Leali, o del metalmeccanico suicida salvato da Pippo Baudo piuttosto che dei vincitori dell’edizione del 1997 (i Jalisse, ve li ricordate?).

A Sanremo ha fatto più discutere il finto pancione di Loredana Bertè, piuttosto che la costruzione melodica del brano di Sergio Cammariere di qualche anno fa.

Sanremo ha più la forma dei capelli di Marcella Bella che la sostanza delle note degli Avion Travel.

Sanremo dunque è tutto meno che Musica. Ma dato che i cantanti rappresentano il cast di questo reality anti-litteram che si fregia del titolo di Festival della Canzone, eccovi in (quasi) anteprima i nomi dei papabili partecipanti alla prossima edizione del Festival: per le donne, si fanno i nomi di Anna Oxa, Dolcenera, Marina Rei, Loredana Bertè e Simona Bencini (l’ex cantante dei Dirotta su Cuba), gli uomini dovrebbero annoverare le ugole di Alex Britti, Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Mario Venuti (con gli Arancia sonora), Luca Dirisio, Samuele Bersani e Daniele Silvestri, mentre nella categoria dei gruppi dovrebbero arrivare i Flaminio Maphia e i Planet Funk.

Anche quest’anno pare che di Albano non ci sia traccia. Ma siamo proprio sicuri che qualcuno tra le sue figlie, ex mogli o compagne non compaia come “ospite d’onore”? Bisogna aspettarsi di tutto. Male che vada, c’è sempre la terza edizione di Music Farm…


lunedì, 12 dicembre 2005

Selvaggia Lucarelli mi ha chiesto di fare una miniclassifica dei film più brutti, il che equivale a sparare sulla Croce Rossa. Soprattutto quando i film in questione sono italiani. Ma naturalmente non posso tirarmi indietro, duqnue nella mia personale classifica il duello per accaparrarsi la prima posizione è appannaggio di due opere indimenticabili del cinema nazionale. Si tratta di due pellicole catalogate nel Bignami della cinematografia come esempi di cinema erotico degli anni 90. Sto parlando de “IL MACELLAIO” di Aurelio Grimaldi e “MONELLA” di Tinto Brass.

IL MACELLAIO voleva essere oltretutto il film del rilancio artistico di Alba Parietti in qualità di attrice. Peccato che la scena più espressiva ed emotivamente interessante del film sia quella in cui vengono inquadrati i fegatelli squartati nel bancone della macelleria, soprattutto per chi è vegetariano. Fegatelli gommosi quasi quanto le labbra di Alina (la protagonista), che sembrano seguire un copione a parte e che probabilmente fungevano da unico strumento di recitazione della protagonista. Il film è una tragedia, i dialoghi insensati, l’ambientazione - una Palermo solare e decadente - non aggiunge niente di poetico ad un film pressocchè inesistente.

Se ricordate, la campagna promozionale del film (che è del 1997) faceva leva sulla scena di sesso tra il macellaio e la Parietti (parruccata con un improbabile caschetto alla Veronica Pivetti), considerata come una delle più lunghe e sensuali del cinema. Così sensuale che l’attenzione del pubblico pare si sia spostata sulla marca del ventilatore a tetto inquadrata durante l’amplesso.

Indimenticabile la camminata della Parietti al mercato, naturale quasi quanto il colore di capelli di Aldo Biscardi!

MONELLA di Tinto Brass, come il 90% dei film del regista che ha fatto del posteriore femminile il suo manifesto artistico, è inguardabile. Dalla sceneggiatura alla recitazione al montaggio, tutto è fuori luogo. L’unica cosa che resta in testa è la colonna sonora “Sono monella, libera e bella…”.

Seconda posizione della mia classifica personale “THE BLAIR WITCH PROJECT”. Non è un film, non è un documentario. Potrebbe forse definirsi “un’accozzaglia di suggestioni” supportata da un battage pubblicitario degno di un kolossal: tanto di cappello nei confronti di quei maghi del marketing che hanno messo in moto la macchina pubblicitaria che ha reso questo film un evento mediatico, ma francamente le aspettative dello spettatore sono ampiamente disattese. Fosse stato un programma televisivo, il giudizio sarebbe stato positivo. Ma un film è tale se possiede quantomeno una sceneggiatura. E un senso.

AGGIORNAMENTO: con un pizzico di vanteria vi comunico che Selvaggia stasera, nella sua trasmissione radiofonica "Senti chi sparla" di Radiodue Rai, leggerà parte di questo post...


venerdì, 09 dicembre 2005

"Questa edizione del TG COM va in onda in forma ridotta e senza filmati a causa dello sciopero indetto dalla federazione nazionale della stampa nazionale"

(venerdì 9 dicembre, Canale 5, ore 22.10, durata 12")

 


giovedì, 08 dicembre 2005

Extreme makeover: home edition è una vera figata. In America è stato un successo, da noi va in onda malamente doppiato (con l’audio originale in sottofondo) sul canale Sky vivo.

Avete presente “La casa dei sogni” di Milly Carlucci di qualche anno fa? Questo reality è la versione hard, estrema, di quel format. Lo spunto è lo stesso: ogni famiglia (meglio se con una storia strappalacrime alle spalle) ha il diritto di vivere nella propria casa dei sogni – che poi sarebbe la propria abitazione, riveduta e corretta.

Pensate ad un team di 4 tra architetti, carpentieri e arredatori che piomba all’improvviso a casa vostra con telecamere e operai al seguito, per sequestrarvela spedendovi dritti dritti alle Bahamas o a Disneyworld tutto pagato per 7 giorni: il tempo necessario per stravolgervi – in tutti i sensi – la casa, e voi ignari di tutto. O quasi. Infatti nella totalità dei casi, al vostro ritorno penserete di trovarvi sul set di OC, e non più nel vostro centometriquadri-o-poco-più simile al rifugio di Sanford & son piuttosto che al salotto di Arriva Cristina. Il budget, manco a dirlo, è illimitato (siamo pur sempre in America): sensori per accendere qualsiasi luce, scenografie faraoniche accanto alla piscina, megalavatrici a scomparsa, stanze aggiuntive, passaggi segreti tra la camera dei pargoli e quella matrimoniale, camini ologrammati e via dicendo in una sequenza di trovate kitsch e originali che in Italia potreste trovare solo a casa di Renzo Arbore.

Il cast invece è da manuale. Il team leader nonché motivatore-organizzatore del gruppo è una sorta di spogliarellista che raggiunti i limiti d’età si è riciclato carpentiere, e che in Usa è una vera celebrità per il fatto di apparire quasi sempre nudo e sudato (si chiama Ty Pennington), c’è poi l’arredatore gay dal capello fashion alla continua ricerca di lampade vintage nei mercatini di Los Angeles in compagnia dell’amica del cuore architetto, e il capomastro burbero e scontroso, la pecora nera del gruppo a cui vengono sempre bocciate idee e proposte (quasi sempre molto più sobrie di quelle poi effettivamente realizzate).

Come ogni reality, l’aspetto emotivo e sentimentale viene mostrato nella parte finale del programma, quando padri licenziati o famiglie stile Bradford con figli menomati restano letteralmente a bocca aperta davanti al lavoro stratosferico fatto in soli 7 giorni. Sudore e lacrime (di felicità) inclusi.


lunedì, 05 dicembre 2005

Non perchè sono di parte, ma non è geniale un dialetto che battezza il kiwi "a patata pilusa"?


sabato, 03 dicembre 2005

Prima o poi capita a tutti: ieri sera, intorno all’una e mezza, ho trovato la macchina forzata. Il bottino, per i ladri, non deve essere stato dei migliori. Il monospalla che hanno portato via – fortunatamente - non conteneva ciò che solitamente porto con me (iPod video, chiavetta usb, 2°cellulare, portaeuro…). Non so perché ma in questi giorni avevo tolto dal portabagagli (dopo un anno) i miei rollerblade e - chissà come mai - avevo accuratamente evitato di riempire lo zaino con tutte le mie cose, lasciando dentro soltanto alcune carte di lavoro, una lettera di distacco aziendale, occhiali, il mazzo di chiavi di casa (sigh! Le toppe vanno cambiate…), la mia amata moleskine con tutti gli appunti e le bozze per il blog e altre piccole cose compresa l’ultima busta paga (un cimelio: era la più alta degli ultimi anni!).

Pazienza. Gli stupidi hanno lasciato il mio nuovo hard-disk esterno appena comprato, per fortuna! (non avranno capito che caspita fosse questo case metallizzato con scritte in inglese sulla confezione).

In effetti poteva andare peggio. Però che rabbia, pensare che il mio storico monospalla Nike nero adesso sarà buttato da qualche parte…


venerdì, 02 dicembre 2005

Credo che quella cantata da Cristina D'Avena sia più bella della sigla originale dei Cavalieri del Re. Anzi, penso sia la più bella sigla Mediaset di tutti i tempi: ripristinatela, please!



In ogni secondo, ogni musicista si trova di fronte a migliaia di scelte possibili. Il direttore d’orchestra deve usare il suo corpo, la sua faccia, i suoi occhi per far sì che quella scelta diventi istintiva e che sia la stessa, contemporaneamente, per tutti.

(Daniel Harding, direttore d’orchestra erede di Muti per spiegare il suo ruolo).