lunedì, 30 gennaio 2006
Esiste un'arma (virtuale) per sfogare la propria rabbia nei confronti di un sito internet: il suo nome è Netdisaster, e non è altro che un programmino che permette di maltrattare le pagine web più odiate della rete. E' possibile, ad esempio, risucchiare tutte le parole in un vortice assassino o deturpare il layout con il lancio di uova e ortaggi. Le opzioni per flagellare siti, blog e quant'altro infesti la rete sono tantissime e possono essere scelte in modalità automatica o mouse, per quelli che più sadicamente godono nel vedere distruggere lentamente la preda. Io ho provato e devo confessare che mi è dispiaciuto soltanto che, alla fine del gioco, il sito da me scelto non si sia veramente prosciugato di tutte quelle inutili e presuntuosissime parole, ma non chiedetemi quale sia perchè non voglio farmi nemici in rete...non si sa mai...
sabato, 28 gennaio 2006
Tutti guardano il Grande Fratello. Anche se non è il mio reality preferito, devo dire che quest’anno c’è qualcosa che mi spinge a seguirlo – per lo meno il giovedì sera.
Tralasciando i benefici portati al format dal cambio di guardia alla conduzione, con una Marcuzzi molto più spontanea e credibile della terribile D’Urso, bisogna ammettere che il lavoro di casting fatto dalla produzione quest’anno sia per lo meno “apprezzabile”.
In pratica si è cercato di omologare il cast (riuscito) della quarta edizione del programma (l’annata con Tommy, Ascanio e Carolina) prediligendo una tipologia fisica belloccia e prettamente televisiva con degli innesti regionalistici che non hanno nulla a che vedere con gli eccessi dell’altranno (quelli, per intenderci, della pettineuse, di Jonathan o Mary).
E’ evidente la volontà autorale di mettere su un gruppo di ragazzi coetanei (tutti rigorosamente sotto i 30 anni) e piuttosto simili socialmente al fine di facilitare eventuali legami sentimentali (che hanno sempre rappresentato un volano indispensabile per gli ascolti).
Ma dato che non tutte le ciambelle riescono col buco, devo dire che trovo limitativa la scelta di aver creato un gruppetto di persone provenienti esclusivamente dal centro Italia, dal Lazio per essere precisi, con qualche presenza “settentrionale”.
Infatti uno degli aspetti più interessanti del reality è sempre stato, a mio avviso, quello di rappresentare dei ragazzi provenienti da tutte le parti d’Italia, isole comprese. (Un po’ come accadeva nelle prime due edizioni del programma). E poi, parliamoci chiaro, quell’accento ciociaro-romanesco può risultare simpatico a piccole dosi ma non tutto il giorno o parlato dalla metà dei reclusi di Cinecittà.
Detto questo, non mancano delle novità, seppur discutibili. La presenza di Augusto De Megni, ad esempio, è volutamente studiata per creare una cassa di risonanza mediatica, così come (in misura minore) quella della cinesina Man-Lo, della musulmana Leyla (molto più disinibita di tante occidentali) e di Lucio, coattissimo figlio adottivo di una coppia di scienziati.
Se dovessi fare un pronostico azzardato, al momento credo che la finale potrebbero giocarsela Filippo e Laura, belli e semplici al punto giusto. Staremo a vedere.
Se il low profile (con le dovute precisazioni) sembra prevalere nella scelta dei concorrenti e nella composizione del cast, appare invece esagerato il montepremi finale di 1 milione di euro che però, statene certi, si dimezzerà tra una prova e l’altra.
Infine trovo intelligente la scelta di creare due case, una da nababbi e l’altra da tapini, per aumentare lo spirito di competizione tra i reclusi e che ultimamente si era perso per strada (svilendo un po’ la natura del gioco). Certo, la suddivisione del gruppo in due potrebbe essere un’arma a doppio taglio ma almeno regala una ventata di innovazione a un format che comunque sembra avere ancora qualcosa da dire.

Il mio personalissimo telegatto, come trasmissione dell'anno, a Markette di Piero Chiambretti (La 7)

Per lo meno si premia lo sforzo...
venerdì, 27 gennaio 2006
Fino a poco tempo fa mi vantavo di non aver mai comprato un cellulare. Badiamo bene, io il telefonino lo posseggo da circa 6 anni e credo che sia più che indispensabile. Le poche volte che mi capita di dimenticarlo a casa mi sento nudo, privo di contatti col mondo, isolato. A volte mi soffermo a pensare com’era prima, quando possederlo era quantomeno bizzarro se non si era politici o imprenditori, e davvero non riesco a ricordare come si faceva a organizzare una serata o a corteggiare una persona senza, ad esempio, l’uso degli sms (o andare dalla De Filippi, ma questa è un’altra storia…). Tuttavia non ho mai amato l’oggetto-feticcio telefonino, non ho mai avuto il culto del cellulare, la smania di avere l’ultimo modello, quello – per intenderci - con fotocamera, lettore mp3 e giochi spaziali. Mi bastava avere un telefono non troppo ingombrante (noi maschietti affidiamo i nostri cellulari alle tasche e non alle borse) e che avesse una memoria per gli sms e la rubrica abbastanza ampia (ammetto di avere il vezzo di tenere in memoria una quantità industriale di messaggini che mi sembra un peccato cestinare). Come dicevo non ho mai comprato un cellulare perché, fortunatamente, il cellulare mi è sempre stato regalato. Ricordo il primo Alcatel, un mattone di plastica grigio, regalo dei miei colleghi d’università e amici per un compleanno e mi sembrava di aver raggiunto l’indipendenza più assoluta. Subito dopo, grazie a mio padre, entrai nel mondo Nokia (che non abbandonai più per lungo tempo) scoprendo l’esistenza della scrittura T9 inizialmente detestata ma poi ritenuta indispensabile e tutta una serie di opzioni facili e utili. A Nokia subentrò Nokia, regalo di volta in volta di amici, genitori o amanti, con una cadenza mediamente annuale. Solitamente il nuovo telefono sostituiva quello vecchio quando quest’ultimo diventava un rottame semidistrutto e soprattutto quando qualcuno, dalla pena, mi passava o regalava un nuovo cellulare per sostituire la carcassa stoicamente utilizzata dal sottoscritto fino all’ultima esalazione elettromagnetica. Ricordo ancora con tristezza un mio vecchio – e amatissimo - Nokia che a Roma decise di andare in tilt cancellando tutti i numeri di telefono memorizzati da un momento all’altro e lasciandomi irraggiungibile per diverso tempo, tant’è che dovetti dissuadere con altri mezzi mia madre dall’andare a Chi l’ha visto a denunciare la scomparsa del figlio. Senza contare che il Natale successivo patii le pene dell’inferno per riconoscere i mittenti dei diversi sms d’auguri che ricevevo, inimicandomi diverse persone che credevano avessi volutamente depennato i loro nomi dalla mia rubrica (da quella volta presi l’abitudine di scrivere in un’agenda i numeri di telefono). Insomma, per tornare all’assunto iniziale, non ho mai avuto bisogno di sborsare una lira per comprare un cellulare e per di più ritenevo sinceramente “cheap” (per non utilizzare altri aggettivi d’uso regionale e forse più pregnanti, ma meno comprensibili a tutti i lettori) andare a comprare il telefonino e impelagarsi nella scelta del modello più tecnologico o innovativo.
Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando costretto dallo stato penoso del mio ultimo “mobile” ho deciso per la prima volta di comprare il mio nuovo cellulare. La scelta è ricaduta, dopo alcune peregrinazioni a tema, su uno sconsigliatissimo Motorola, il modello V3i, prezzo 399 euro. C’è voluto fegato ad abbandonare la semplicità della Nokia per affidarsi alla capziosità della Motorola, ma ormai non si torna indietro. Il nuovo telefono è esteticamente fighissimo. Metallico, elegante, ultrasottile e pratico. Ha una camera piuttosto buona e uno schermo grandissimo, in più ha una memoria espandibile e varie funzioni. Però non è Nokia (e non ha il T9). Pazienza.
giovedì, 26 gennaio 2006
Diego Goldberg vive a Buenos Aires e fa il fotoreporter. Insieme a sua moglie Susy ha cominciato a fotografarsi il 17 giugno del '76 e da allora ha continuato a farlo ogni anno, lo stesso giorno, ritraendo soltanto il viso, come in una foto tessera del passato, in bianco e nero. Nel frattempo sono nati i loro tre figli che hanno preso parte a questo rituale familiare. La pagina web che ospita questo esperimento contiene poche parole. Sono le immagini a rivelare, una dopo l’altra, la storia di questa famiglia, la trasformazione dei loro visi e il ritratto spietato del tempo che passa. Da notare come, in certi casi, da un anno all'altro ci siano dei cambiamenti notevoli.
mercoledì, 25 gennaio 2006
1) Ciao, intanto come stai? E perché sei mancato tutti questi giorni dal blog?
Bene, sto bene. Devo dire che negli ultimi mesi non sono mai stato meglio. Forse. L’oroscopo dice che il mio segno, i Pesci, sarà uno dei segni più fortunati del 2006. Un bel po’ di situazioni si sono “appianate” anche se qualcosa “brucia” ancora.
Per quanto riguarda la mia assenza dal blog, ti confermo che il problema principale è stato un guasto al mio portatile Toshiba. In effetti anche alcune novità lavorative mi hanno distratto, ma fondamentalmente non potevo postare niente per un problema “tecnico”.
2) Dicevi che stai attraversando un periodo piuttosto positivo ma che qualcosa ti “brucia” ancora. Cosa?
Sì. Tutto sommato questo è un periodo positivo per me. So anche che nella vita non si può pretendere tutto, quindi a volte bisogna pure accontentarsi. Quel qualcosa che mi “brucia” si riferisce ad una persona in particolare, ma credo che il tempo sia un gran dottore, come cantava qualcuno.
3) Parli di qualcuno con cui sei stato?
Sì.
4) Sei ancora innamorato?
Chiariamo le cose: se una storia si chiude, è chiusa. L’affetto resta, ci mancherebbe, ma di certo non è più amore con
la A maiuscola (se mai lo è stato). E’ che alla fine esce sempre fuori il mio lato più idealista. Vorrei stare sempre in buoni rapporti con tutti, e se ciò non avviene si soffre, c’è poco da fare.
5) Ma adesso sei single o c’è qualcuno?
No comment. Nei miei pensieri c’è qualcuno ma non chiedermi altro.
6) Va bene, ho capito. Cambiamo argomento. Tutti mi chiedono come è finito l’affare “Mediaset”. Tempo fa frequentasti l’esclusiva scuola per autori diretta da Maurizio Costanzo, ma poi sei tornato. Cosa è successo veramente? Hai rimpianti?
Iniziamo col dire che l’avventura a Mediaset è stata un’esperienza entusiasmante, tanto più se la guardo a distanza di tempo. Ho potuto toccare con mano un mondo che mi ha sempre affascinato, quello della televisione, e ho potuto conoscere personaggi influenti. Devo però dire che mi sono accorto di come quest’ambiente non sia sempre trasparente, soprattutto quando parliamo di certi personaggi. Il mondo della televisione, come tutti gli ambienti di lavoro, è sporcato da raccomandati e leccaculo. Io purtroppo ho il grande difetto di non essere né l’uno né l’altro. Diciamo che una volta cadute le illusioni che avevo non ho fatto nulla per restare nell’ambiente seppur a fare gavetta. Ti dico anche che non mi andava di finire a lavorare in qualche redazione, sottopagato, in un clima ostile e con la spada di damocle della scadenza contrattuale puntata sulla testa ogni poche settimane. Troppo stress. Probabilmente, essendo una persona piuttosto intuitiva, avevo già chiara una situazione che poi mi è stata confermata, a distanza di tempo, da chi aveva fatto una scelta diversa dalla mia.
7) Non ti sembra facile dire questo una volta che, armi e bagagli, sei tornato a casa?
No, ti sbagli. Non ho mai rimpianto di non essere rimasto a Roma. La mia scelta di tornare è stata ampiamente ponderata. Teneva conto di una serie di situazioni. Ad esempio io già lavoravo e guadagnavo, e perdere il lavoro per qualcosa che ai miei occhi non valeva la pena (sgomitare in una redazione, sottopagato) non è che fosse il massimo della vita. Negli ultimi tempi, come ti dicevo, l’illusione di lavorare per la televisione faceva a pugni con una realtà più stressante di quanto non si possa immaginare.
8) La tua quindi è stata una motivazione prettamente economica legata al fatto che lavorassi già?
Non solo. Sono certo che a Costanzo non facevo simpatia.
9) Davvero? Spiegati meglio…
Ricordo che una volta, in camerino, durante le prove di “Buona Domenica”, saputo il mio cognome, mi esortò a cambiarlo per lavorare nell’ambiente.
10) Perché, come fai di cognome?
Dell’Utri. Ma ti assicuro che non ho nessuna parentela ;-)…
11) Va bene, ti credo. Ma il sogno di lavorare per la tv?
Sempre lì, nel cassetto. Credo che il momento giusto debba ancora arrivare nonostante l’occasione della scuola. Penso anche che se qualcosa deve succedere, succede. Punto.
12) Fatalismo puro.
Si e no. Il mio “fatalismo” - come lo definisci tu - è legato alle motivazioni che ci vogliono dietro ogni scelta di vita. Mi spiego: una cosa se deve succedere, succede (e qui siamo al fatalismo) ma gli esseri umani non sono oggetti passivi di un destino padrone, bensì soggetti attivi dotati di motivazioni che prima o poi vengono a galla e fanno si che le cose succedano, ecco.
13) Un fatalismo mascherato. Ma va bene, non sei certo un filosofo, a proposito cosa sei?
Come titolo di studio ti dico che sono laureato in Scienze della comunicazione con indirizzo comunicazione istituzionale e d’impresa. Tesi sul reality show. 110 e lode.
14) Adesso capisco tutta questa passione per il reality. A proposito, parteciperesti mai al Grande Fratello?
No. Oddio, credo di essere abbastanza narciso da potervi partecipare a dire il vero, ma proprio per questo, per il fatto di dovermi mostrare “nature”, mi verrebbero un bel po’ di paranoie. Vorrei essere perfetto, non essendolo, non partecipo.
15) Presuntuoso. Ti rammento che un’eventuale partecipazione non dipenderebbe certo dalla tua volontà di voler entrare nella casa del Grande Fratello. Piuttosto, e dovresti saperlo bene, dipenderebbe dalla scelta degli autori in fase di casting.
Hai ragione, mi correggo: non partecipo ai provini. Va bene così?
16) Ok, meglio. Tornando al reality, bello il titolo del blog…
Grazie! L’hai scelto tu… Sai, quello che mi attrae dei reality è proprio il linguaggio di un genere vastissimo, multimediale, “contaminante”. Un reality è un progetto “linguistico”, multipiattaforma, creativo. Grazie al satellite, ai cellulari, al digitale, a internet, alla stampa, il reality show assume tantissime forme e livelli di fruizione. Trovo tutto questo molto interessante…
17) Fermati, stai diventando noioso. Fra poche settimane si vota, tu chi voterai?
Per il centro sinistra.
18) Ti chiami Dell’Utri…
E allora?
19) Mai votato per Berlusconi?
Mai. E sinceramente non capisco chi lo vota. Sono convinto che sia un brillante imprenditore e che nel corso della sua carriera abbia avuto qualche aiuto politico e finanziario. Come politico riconosco che l’unico merito che abbia avuto sia stato quello di considerare la comunicazione una strategia politica (a volte più importante della sostanza delle proposte, ma questo non è positivo). La cosa che mi fa ridere è la sua ostinazione a non voler ammettere la crisi economica e sociale del paese. Siamo in recessione e le prospettive sono nere…
20) Non esagerare…
Bhè, le cose non vanno bene. E’ sotto gli occhi di tutti.
21) Opinioni. Comunque, adesso ti pregherei di rispondermi in modo secco. Primo o secondo?
Secondo.
22) Amore o sesso?
Uhmm… amore!
23) Ho detto risposta secca! Max o Vanity Fair?
Vanity.
24) Lerner o Santoro?
Santoro, no Lerner, no no Santoro!
25) Uhmm… Simona Ventura o Bettarini?
Stai insinuando qualcosa?
26) Centro sociale o Billionaire?
Nessuno dei due.
27) Non vale!
Nessuno dei due!
28) Hai mai rubato?
Mai.
29) Hai mai tradito?
Col pensiero.
30) Ultimo film visto?
In dvd “La guerra dei mondi”, al cinema “I segreti di Brokeback Mountain”.
31) Va bene, dai, una legge che abrogheresti se fossi un politico?
La legge Biagi. Una legge applicata ad uso e consumo delle aziende e a discapito dei lavoratori. Il risultato è una grande precarietà lavorativa e incertezza sul futuro.
32) Cosa pensi del riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto?
Credo sia una questione di civiltà. Il nostro è un paese ipocrita e incivile su molti temi. Il velo di perbenismo su alcuni punti scottanti dovrebbe essere squarciato. Sul tema sessuale siamo indietro rispetto ad altri paesi e di parecchio. Il mercato della prostituzione e le violenze sessuali sono fiorenti anche perché siamo un paese “chiuso”. Credo che più libertà e il riconoscimento dei diritti consentirebbero di combattere tutto il sottobosco che esiste, dal racket della prostituzione al turismo sessuale.
33) Stai diventando troppo serio quindi parliamo di tv: Panariello a Sanremo,
la Marcuzzi al Grande Fratello,
la Perego a Verissimo. Cosa ne pensi?
Vedo che hai la capacità di saltare da un argomento all’altro meglio di un grillo. Mi piace. Non sarò prolisso, almeno ci tento. Delle tre novità citate mi piace soltanto
la Marcuzzi. Non amo Panariello ma credo che riuscirà a fare un Sanremo gradevole, sulla scia della formula ideata da Bonolis. A Verissimo invece avrei mantenuto
la Parodi , o sostituzione per sostituzione, ci avrei messo Ilaria D’Amico che almeno è una giornalista. Sanremo invece poteva andare, chessò, a Teocoli o Lino Banfi. (Ma da dove mi è uscito Lino Banfi?).
34) Sognamo: se fossi il direttore di una rete televisiva, che tipo di televisione ti piacerebbe proporre?
Che domanda impegnativa…mi piacerebbe una tv generalista con un occhio sulla realtà, molto “realitystica” come dico di solito. Amo anche la tv divulgativa. Ecco, una tv che insegni senza salire in cattedra, divertente e con un linguaggio da reality. Avendo carta bianca assolderei due geni come Gianni Minoli e Gianni Boncompagni: il primo per i contenuti, il secondo per la forma e le trovate “pazze”.
35) Il tuo sogno?
Morale o immorale?
36) Lo stesso…
Morale lavorare ai vertici di un’emittente televisiva, e con la domanda di prima c’hai preso. Immorale produrre video hard, diventerei ricco subito.
37) Siamo alla fine e come tutte le interviste tenute dal grande Gigi Marzullo ti chiedo di farti una domanda e darti una risposta…
Scusa, secondo te che sto facendo da circa 1 ora e mezza?
38) Ah, vero! Scusa. Ti ringrazio, tutto sommato mi sei sembrato sincero…
Dici?
giovedì, 05 gennaio 2006
L’isola dei famosi ha mostrato, primo fra tutti i reality show, un gruppo di personaggi conosciuti in lotta per la sopravvivenza lontano dai comfort della vita quotidiana e soprattutto dai lustrini della televisione. La questione tirata in ballo adesso non è più la necessità di mostrare un certo tipo di televisione “realistica” o, andando oltre, la presunta veridicità delle situazioni “estreme” vissute dai protagonisti del programma. Sono stati già versati fiumi d’inchiostro a tal proposito.Ciò di cui ci occuperemo adesso sarà, molto più banalmente forse, il corretto uso dell’aggettivo “famoso” che campeggia nel titolo del reality show e che si riferisce evidentemente ai protagonisti di quest’avventura televisiva.E’ giusto, ad esempio, definire famosi personaggi del calibro di Davide Silvestri (prima edizione), Ana Laura Ribas (seconda) o Manuel Casella (terza)? E ancora: quale edizione del programma può fregiarsi del titolo di più “famosa”? Il nostro metro di giudizio, come tutte le analisi che si rispettino, sarà dato dal numero di citazioni presenti dei protagonisti all’interno dell’ Enciclopedia della televisione curata da Aldo Grasso aggiornata al 2003. In sintesi partiremo dall’insindacabile presupposto che chi è presente dentro la mitica Bibbia televisiva può considerarsi famoso, con un paio di eccezioni dovute alla professione meno televisiva e più “sportiva” o “cinematografica” di alcuni degli ex naufraghi.Partendo dalla prima edizione dell’isola, ci accorgiamo che su 11 concorrenti, soltanto 2 nomi fanno bella mostra di sé fra le righe del libro: la sorridente Maria Teresa Ruta e l’atletica Carmen Russo. Stranamente non c’è alcuna traccia di Adriano Pappalardo (il vincitore “morale”) e Walter Nudo (il vincitore reale) che probabilmente hanno superato in popolarità le due soubrette bionde, ma soltanto dopo il programma.Abbonando l’appellativo famoso a 2 ex naufraghi che poco hanno avuto a che fare con la tv, come Stefano Tacconi e Fabio Testi (e dunque non citati da Aldo Grasso), i concorrenti della prima edizione dell’isola a poter vantare tale attributo sono 4: Ruta, Russo, Testi e Tacconi. La seconda edizione dell’isola dei famosi annovera ben 4 concorrenti nella bibbia televisiva di Grasso: Kabir Bedi, Rosanna Cancellieri, Antonella Elia e Valerio Merola. Anche per questa edizione del reality possiamo tranquillamente bypassare su Totò Schillaci, ex campione di un’indimenticabile Italia 90, portando dunque a 5 il numero complessivo dei personaggi realmente famosi (su un totale di 13).Giungendo infine all’ultima edizione del reality di Raidue, notiamo come l’Enciclopedia citi addirittura 5 nomi appartenenti ad ex naufraghi (su un totale però di 15 concorrenti): si tratta di Albano, della fatina M. Giovanna Elmi, di Maurizio Ferrini, di Idris e della vincitrice Lory Del Santo.Tirando le somme, possiamo stabilire che sebbene la terza edizione del reality sia quella col maggior numero (in valore assoluto) di citazioni sulla bibbia televisiva curata dal critico Aldo Grasso, l’edizione più “famosa” risulta essere la seconda con 5 concorrenti su un totale di 13.Proposta: il titolo cambi, da “Isola dei famosi” a “Isola dei saranno famosi”, data la popolarità acquisita dopo…
lunedì, 02 gennaio 2006
Primo dell’anno. Sveglia ore 15,00. Ancora assonnato accendo il televisore e mi rendo conto che, oltre a capodanno è pure domenica: su Raiuno c’è Mara Venier in rosso che sta intervistando la simpaticissima diva del jet-set italiano (come chi? Valeria Marini of course…). Solita sfilza di domande interessanti sul lavoro, sulla persona e naturalmente sulla vita privata. Arriva anche Giucas Casella per addormentare
la Marini
che sotto ipnosi rivela di avere un nuovo amore conosciuto però – attenzione - solo dopo la rottura con Vittorio (Cecchi Gori). Al risveglio l’entrata di Antonio Zequila in mutande rosse che intona uno stornello e porge un mazzo di fiori alla bionda siliconata. Qui accade l’apoteosi:
la Marini
indignata per le rivelazioni del miracolato naufrago napoletano sulla presunta storia d’amore che avrebbero vissuto in gioventù pretende le scuse del biondo latin lover, il quale si scusa (non si capisce per cosa) ma allo stesso tempo non ritratta sulla versione dei fatti che voleva una Marini ancora sconosciuta fidanzata con Zequila stesso. Simpatico scambio di appellativi, con una Marini visibilmente irritata che accusa l’ex di sfruttare la situazione. Qui Zequila con un coup de théâtre degno del Bagaglino alza la maglietta mostrando gli addominali scolpiti e abbronzati degni del miglior Daniele Interrante profferendo le seguenti parole “Non ho bisogno di farmi pubblicità con te, in questo momento Io sono il numero UNO”. Gelo.
Scanalando anche Canale 5 offre in questo pomeriggio di festa una pillola trash non indifferente:
la Lecciso
finalmente pubblica il suo nuovo singolo in spagnolo. L’esibizione della compagna di Albano, ormai utilizzata alla stregua di uno stacchetto, tagliata e dalla coreografia sempre uguale, quest’oggi va in onda sottotitolata in spagnolo “Perna alta y voluptuosa…Mirame en los ochos, mirame en el corazon” ma in versione italiana (non si sa per quale mistero della fisica). Sdegno.
Infine, “Domenica in” versione Baudo. Ospiti Terence Hill e collega per promuovere la nuova fiction. Alla domanda del conduttore su quale tipo di musica i due preferissero l’attrice straniera risponde “Freddy Mercury” con grande stupore del presentatore che apostrofa la risposta “Che c’entra, ma è morto”. Gelo e sdegno.
domenica, 01 gennaio 2006
La fine dell’anno – e l’inizio di quello nuovo – sono solo convenzioni: non si chiude nessun ciclo e non avviene alcun cambiamento che non possa accadere, chessò, il 12 aprile o il 30 ottobre.
Scadono bollette e si autorinnovano abbonamenti, cambiano i calendari appesi al muro, in edicola è tutto un pullulare di oroscopi speciali e via dicendo.
Eppure, convenzione per convenzione, viene quasi spontaneo fare un bilancio dei 12 mesi trascorsi…
ME
Per me quello appena tracorso è stato un anno di assestamento e presa di coscienza. Ho conosciuto meglio alcuni aspetti del mio carattere e ho capito ancor di più quello che voglio…
MYSELF
Ho raggiunto degli obiettivi, questo si. Ho anche sofferto per la mancanza di stimoli e novità…
I
Ho amato e sono stato amato. Ho lasciato e sono stato lasciato. Ho scelto e mi son fatto fregare però non sono mai sceso a compromessi. Mi sono laureato. Ho aperto il blog. Ho fatto ciò che mi piaceva a lavoro. Sono stato costretto a fare ciò che non mi piaceva a lavoro. Mi sono affezionato. Ho detestato senza odiare. Mi sono riconciliato…
THE WORLD AROUND
Non è il massimo ma potrebbe andare peggio. Basta solo rimboccarsi le maniche…
AUGURI!
