IL MIO REALITY

Avevo scritto un reality show "Obiettivo Pulitzer", me l'hanno copiato. Adesso medito vendetta...

il mio occhio
(saltuariamente) Fantasioso (mai) Utilitarista (tendenzialmente) Lunatico (sempre) Vanesio (talvolta) Inquieto (spesso) Ottimista.
Le iniziali vi diranno chi sono.

che ore sono?
aforisma


FLAVIO OREGLIO

Leopardi nonostante una siepe dinanzi alla sua vista poteva scorgere l'infinito. Oggi riusciamo a fare la stessa cosa solo fumando la siepe.

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Utente: IlmioReality
Nome: Ilmio reality (Il cognome è troppo famoso. Evitiamo di dirlo)
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Il Mio Reality ha già ricevuto *loading* nominations!




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sing a song


PINK - JUST LIKE A PILL



emozioni dipinte


EDWARD MUNCH

L'URLOOOOOOOOOOOOOOOOOOO (1885)

emozioni girate


STEVEN SPIELBERG

INCONTRI RAVVICINATI DEL 3°TIPO (1977)

un mito


THE PEANUTS



wanna drink?


Red Bull ti mette le ali!


heal the world


make it a better place...for you and for me...


reality show time




Il reality show è un genere televisivo che possiede 4 macro-tratti distintivi:
1) il ruolo attivo giocato dal mezzo televisivo nel suo atto di comunicazione. La tv è un "demiurgo" che interviene sulla realtà;
2) il ruolo complice e consenziente della gente (famosa e non) coinvolta nel meccanismo;
3) i contenuti veicolati, relativi alla sfera quotidiana, soprattutto affettiva e relazionale, in contesti che agevolano il loro esplicitarsi;
4) la formattizzazione della realtà in griglie prestabilite.




Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 - 03 - 2001 ma frutto della libertà d'espressione (sancita costituzionalmente) del suo autore!

IL MIO REALITY



mercoledì, 31 maggio 2006

In Spagna da circa un mese Supervivientes (sottotitolo leggermente enfatico: perdidos en el Caribe) tiene incollato allo schermo di Telecinco un numero sempre più alto di spettatori. In realtà il format da cui prendono spunto le avventure dei naufraghi era stato già proposto da Antena 3 tv, la seconda rete commerciale del Paìs, con il titolo La isla de los famoSOS (poi trasformato in La selva). Già dal titolo e dal logo del reality si faceva riferimento all’ SOS che avrebbero virtualmente lanciato i concorrenti catapultati nel gioco date le aspre condizioni di vita a cui avrebbero dovuto far fronte.
La prima versione del reality era la fedele riproposizione di (Celebrity) Survivor: due tribù rivali di 8 concorrenti ciascuna si sfidavano per l’immunità fino alla reunion (ricomposizione) in un unico gruppo da cui sarebbe emerso il sopravvissuto, ovvero il vincitore del gioco.
In sostanza si tratta dello stesso programma che Italia 1 mandò in onda qualche anno fa, con degli sconosciuti in luogo di un gruppo di personaggi noti, senza però riscuotere un grande successo per via di alcuni motivi come, ad esempio, la differita del programma (interamente registrato e montato prima della messa in onda) e la collocazione sbagliata.
Telecinco, attraverso Magnolia (la casa di produzione di Giorgio Gori, già produttore dell’isola, che opera anche in Francia oltre che in Spagna) ha deciso di trasmettere la versione italiana del format.
Dovete sapere che sebbene lo spunto iniziale del programma sia sempre quel Survivor tanto vituperato in Italia (ma che negli USA ha riscosso grandissimo successo e che a sua volta si ispira al primo reality di nuova generazione mai ideato dal titolo Expedition Robinson) gli autori nostrani hanno apportato tutta una serie di modifiche e cambiamenti che sostanzialmente hanno dato vita a un format di gran lunga diverso dall’originale. Ad esempio il reality si svolge in diretta, vengono rimosse le due tribù al fine di compattare sin da subito la squadra in un unico gruppo di 12 naufraghi in competizione tra loro; viene data la possibilità di rimanere in gioco nonostante l’eliminazione grazie all’isolamento offerto dall’Ultima spiaggia e così via.
Gli spagnoli però non hanno mutuato soltanto la formula italiana del reality, ma hanno anche catapultato ai Caraibi due nostre vecchie conoscenze che sull’isola c’erano già state, sebbene in edizioni diverse: Aida Yespica e Carmen Russo. Scelte dalla produzione probabilmente per andare sul sicuro.
Il cast non è che offra poi nomi granchè altisonanti, sono molti ad esempio i reduci di altri reality come Jesùs De Manuel e Veronica Romero (da Operazione Trionfo) o Angel Herrero, niente meno che il padre dell’ultimo vincitore del Grande Fratello iberico.
Ci sono poi la sorella meno conosciuta di un’attrice spagnola, un giornalista sportivo, un ex calciatore, un modello, una cantante francese in disarmo, l’ultima miss Spagna, Veronica Hidalgo, e via dicendo.
Ciò che fa riflettere e incuriosisce sono tuttavia le situazioni, le dinamiche, che nel programma spagnolo sembrano ripresentarsi tali e quali alla versione italiana del reality: le prime a essere eliminate sono donne (le migliori nemiche di loro stesse), gli uomini appaiono più coesi e collaborativi, un paio di concorrenti sviluppano da subito una forte avversione verso il luogo minacciando il proprio ritiro, qualcuno si lamenta per l’assenza di un’erezione, Aida Yespica si occupa con particolare dedizione di uno dei concorrenti, lo sfortunato naufrago che mette piede sull’ Ultima Playa diventa improvvisamente il beniamino del pubblico.
E se questo fortunato concorrente risponde al nome di Carmen Russo, probabile vincitrice finale, che quando è stata eliminata ha dovuto fingere stupore e incredulità dinnanzi alla possibilità dell’ultima spiaggia mostrando doti di attrice navigata, tutto sommato va bene lo stesso. Infatti non c’è fiction più bella di un (buon) reality.

martedì, 30 maggio 2006

Vittorio Sgarbi. Nell’ordine: da adolescente è anarchico; nel 1990 si candida a sindaco di Pesaro per il Partito Comunista e alcuni mesi dopo diventa consigliere comunale di San Severino Marche con il Partito Socialista; nel 1992 viene nominato sindaco della città marchigiana con l’aiuto della Democrazia Cristiana e del Movimento Sociale Italiano, nello stesso anno viene eletto deputato nazionale per il Partito Liberale Italiano, poco dopo forma un’alleanza con il Partito Radicale con cui sarà alleato della coalizione guidata da Silvio Berlusconi nel 1994 e nel 1996; nel 1999 aderisce a Forza Italia; nel 2004 fonda una lista che corre alle europee insieme al Partito Repubblicano; nel 2005 passa all’Unione proponendo la sua candidatura alle primarie; nel 2006, alle politiche, si schiera con la Lista Consumatori – Codacons, quindi si candida a sindaco di Milano; infine stipula un accordo con Letizia Moratti, neo sindaco eletta tra le fila della CdL.

La coerenza è proprio la virtù degli stolti.


venerdì, 26 maggio 2006

Qualcuno dovrebbe dire a Tiziano Ferro di evitare certe uscite imbarazzanti, nocive soprattutto alla sua immagine. Non sto parlando degli ammiccamenti suadenti che accompagnano tutte le sue esibizioni e che Paolo Meneguzzi da 4 anni tenta di copiare chiedendo aiuto a Steve Lachance, a dir la verità senza grossi risultati, ma di ciò che (non) riesce a dire durante le interviste.

Alle volte un po’ di diplomazia (che spesso fa rima con ipocrisia) non guasta, soprattutto se sei un personaggio pubblico, se devi il tuo successo (professionale) alla “gente” che compra i tuoi dischi e che ti segue.

Non contento di aver suscitato un vespaio di polemiche 4 anni fa dopo aver cancellato un concerto a causa della paura dei “sassi” che gli avrebbero potuto lanciare in un quartiere popolare di Palermo (toppando alla grande dato che l’avrebbero lapidato sì, ma di mandarini e arance siciliane) adesso – una volta trasformatosi in cantante internazionale –  rilancia da Fabio Fazio dichiarando che in Messico (dove è piuttosto popolare) è impossibile trovare una bella donna, ancor più senza baffi.

Una caduta di stile che gli è costata la rivolta di tutta la stampa del paese centroamericano: il problema nazionale delle donne messicane infatti non è tanto quello dei baffi, quanto quello del monosopracciglio. Ah Ferro, aggiornate!

Frida Khalo, pittrice simbolo del Messico



Sono affascinato dai trascorsi di sbandata della mia amica Disordinata. Probabilmente il fatto di aver passato un’adolescenza tranquilla, lontano da alcuni eccessi, mi rende più curioso verso alcune “trasgressioni” che non ho mai vissuto, nè pensato lontanamente di poter vivere. I miei 16 anni sono stati normali, forse un pò banali, non li ricordo neanche.
Probabilmente le mie giornate erano scandite dalla scuola e intervallate da sogni, speranze e fantasie. Niente di più.
Quando ascolto Disordinata raccontare alcuni episodi del suo passato resto incollato alle sue labbra. Mi risulta difficile immaginare la trentenne di oggi, tutto sommato calma e posata nonostante una vena di sana pazzia mai sopita, che si ubriaca ogni notte o che dorme sotto i ponti in Grecia. Che finge di svenire durante un esame, crollando a terra priva di sensi o che si fa ingessare un braccio per evitare un’interrogazione. Che chiama la polizia dopo un litigio col padre che non le permette di fuggire di casa. Che ricorda risuonare una canzone degli Abba dopo una notte trascorsa all’addiaccio.
Un’adolescenza difficile e movimentata che le ha permesso di diventare la pesona che è adesso. Un’adolescenza da raccontare. Col sorriso.

giovedì, 25 maggio 2006

Se alcuni pezzi fossero cantati in italiano, probabilmente neanche MTV li manderebbe in onda in fascia protetta. (In pratica lui si fa le pippe mentre pensa a quella cosina e loro – le Pussycats dolls, che già il nome è tutto un programma – fanno le emancipate e si lamentano di tutti sti maniaci che ci sono in giro. E ci credo vestite in questo modo...):
 
E’ divertente come un uomo pensi soltanto alla...
Hai davvero un gran cuore, ma ti sto guardando la...
Hai davvero una bella testa, ma ti sto guardando la...
Ragazza, non ho rimorsi a guardare la tua...
 
Non me ne frega un ...
Continua a guardare la mia ...
Perchè non m’importa un accidente se stai guardando la mia ...
Io farò le mie cose mentre tu te ne stai a giocare col tuo... ha, ha-ha, ha-ha
 
Tutti i ragazzi sono uguali
Fin da quando ero in seconda media
Provavano a mettersi con me
Provando a ah, ahah, ah, ahah
 
Avevano sempre un piano
Essere il mio unico uomo
Volevano me tra le loro mani
Volevano ah, ahah, ah, ahah
 
Io continuo a rifiutarli
Ma mi girano sempre attorno
Chiedendomi di andare in giro
Non è così che funzionerà
 
Perché loro vogliono solo
Vogliono solo la mia ah, ahah, ah, ahah
Vogliono solo quello che vogliono
Ma no-oh-oh, no-oh-oh
 
p.s. e qualcuno ha pure avanzato il dubbio che due di loro non avessero la BEEP!


Sarà che ho scoperto l’acqua calda, ma Wikipedia è davvero forte. Per chi non lo sapesse si tratta di un’enciclopedia virtuale libera e multilingue. Multilingue nel vero senso della parola dato che esistono addirittura una versione latina e una versione siciliana.
La novità di Wikipedia, rispetto a qualunque altra enciclopedia, è la sua democraticità, tutti infatti possono contribuire liberamente ad arricchire le voci che la compongono. Basta iscriversi per far parte della community più “erudita” della rete e condividere il sapere. In realtà anche senza iscriversi è possibile modificare le voci, ma i vandali sono avvisati che tutti gli indirizzi ip vengono registrati in uno storico facilmente reperibile da amministratori o polizia postale.
(Ad esempio quando certe pagine vengono prese d’assalto da haker o sono oggetto di edit-war non neutrali, è impossibile effettuare modifiche in tempo reale).
Certo, la scientificità o la correttezza di molte voci possono essere messe in dubbio rispetto a un’opera cartacea che porta stampato il nome del suo editore, ma questa forse è più una paura infondata che un dato di fatto.
Un altro aspetto positivo, oltre l’interattività e la gratuità, è il costante aggiornamento che soltanto la rete può garantire a un ‘enciclopedia di questo tipo.
Naturalmente anch’io ho contribuito alla stesura di alcune voci come questa, questa e quest’altra. Non per niente in questo luogo dicevano che ero un'enciclopedia televisiva vivente. Avevano torto?

lunedì, 22 maggio 2006

Valeria Marini ha ceduto. Consapevole che per ripercorrere i passi di Marylin bisognava essere nate negli anni 20 magari dall’altra parte dell’oceano, conscia di un'età non più verdissima (e di una concorrenza agguerritissima tra ex letterine e reduci di talpe e fattorie), lusingata – molto probabilmente – da un ingaggio di tutto rispetto (superiore ai proventi derivati dalla vendita della sua collezione di intimo), la bionda attrice (?) conduttrice (?) opinionista (?) stilista (?) dalle caviglie di poliuretano sembra aver accettato di partecipare non a uno bensì a due reality.
Quali argomenti debbano aver utilizzato i produttori per convincerla (posto che le motivazioni sopra riportate non si fossero palesate immediatamente alla finta svampita dall’accento sardo) non è difficile immaginarlo. Dinnanzi a una Katia Ricciarelli diva del palcoscenico pronta a farsi sputtanare da un Rosario qualsiasi in Marocco, è ormai chiaro che il confine tra la vera fama e la parvenza di popolarità che divideva i partecipanti a un reality "vip" dai non partecipanti è totalmente scomparso (i veri famosi non partecipavano). Desaparecido. Tutti hanno diritto al loro show realistico, e se questi tutti hanno il nome di Kabir Bedi piuttosto che di Manuel Casella o di Pamela Petrarolo poco importa, purchè ciascuno porti con sè il proprio "personaggio" con la sua motivazione, quand'anche si sia (leggasi “ci si senta”) dive.
E allora ecco Valeria accettare la versione italiana (a quanto pare insieme a Simona Ventura) di “The simple life”, il reality di Paris Hilton e Nicole Ritchie che vede le due figlie di papà attraversare l’America in camper tra un’avventura e l’altra. Alla scoperta di quella vita “vera” e "semplice", quella fatta di fast food di provincia e balli di saloon, che tutto sommato può essere divertente a patto che non diventi la propria vita.
Certo, il rischio che la versione italiana del reality somigli a quella originale della Hilton come, qualche anno, fa “Casa Pappalardo” somigliava al format originale a cui si ispirava (ovvero “The Osbournes”) è molto alto e parecchio dipenderà dal budget e dalla voglia di mettersi in gioco da parte delle protagoniste.
Indubbiamente fa specie che la versione italiana del reality vedrebbe due quarantenni vivere le stesse vicende di due ventenni alle prime armi, ma tant’è.
Il secondo reality a cui dovrebbe partecipare la siliconatissima showgirl sembra essere la quarta edizione dell’Isola dei famosi. Un’edizione che, a detta della sua conduttrice, dovrebbe vedere un cast di primordine con Bjorn Borg, Rocco Siffredi e altri naufraghi non ancora identificati ma di sicura notorietà (e allora che ci sta a fare il non certo popolarissimo Raffaello Balzo, secondo accreditati rumors prossimo a salpare per i Caraibi?).
Una bella sfida per una donna similtrans che è tuttuno con trucco-parrucco-e-cotillons e di cui da quindici anni a questa parte non si conserva una sola immagine acqua e cerone. O forse sì, ma quella era una foto scattata sul set di un film insieme alla protagonista: una mortadella gigante. O forse la protagonista era la Marini? Fatto sta che non esistono più le dive di una volta.

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Ci sono malattie che non augureresti neanche al tuo peggior nemico!



La premessa. Un mese fa, facendo zapping, mi soffermo su La7. Daria Bignardi sta intervistando nel suo talk una delle figlie di secondo letto di Berlusconi, Barbara, quella meno carina se non sbaglio. Poco più che ventenne, mandibola possente uguale a quella del padre, colori chiari simili a quelli della madre, parlantina sciolta con l’accento milanese tipico delle buone famiglie meneghine, già consigliera d’amministrazione Fininvest.
A Daria Barbara è molto simpatica e si vede. La ragazza, d’altro canto, sa il fatto suo. E’ furba, arguta e diplomatica al punto da augurare “buon lavoro” a Prodi qualora avesse vinto le elezioni a discapito del papà. Inoltre, come si dice in gergo televisivo, riesce a bucare lo schermo.
Resto incantato, non riesco a distogliere sguardo e attenzione dalla tv. Trovo il botta e risposta interessante, se non altro perchè non avevo mai sentito parlare in televisione la figlia di un premier industriale e multi milionario, il cui stile di vita come minimo desta curiosità,
tanto più se alla ragazza in questione vengono poste delle domande sulla televisione. La sua.
Nella fattispecie la Bignardi a un certo punto domanda quale trasmissione Mediaset la figlia del proprietario del network non farebbe mai vedere ai suoi figli e la risposta arriva immediata, senza esitazioni: “Buona domenica”. E insieme a lei tutti i reality. Risposta plausibilissima.
Il putiferio. Costanzo, che non è uno che le manda a dire, rilascia un’intervista  - poi ripresa dal Corriere - in cui lancia delle frecciatine velenose a Barbara e a tutta la sua famiglia, quella del suo editore, per intenderci. Livore allo stato puro. Guai a chi osa toccare il contenitore domenicale di Canale 5, anche se questi risponde al nome di Berlusconi (Barbara, appunto).
A questo punto, per mezzo di lettera inviata al direttore del Corriere, arriva puntuale la contro-risposta della figlia dell’ex premier. Che pubblico:
La lettera.
Gentile Direttore,
sono rimasta spiacevolmente stupita dalle parole dette, nei miei confronti, da Maurizio Costanzo nell’intervista «a se stesso » durante la trasmissione Tris, e pubblicate dal suo giornale giovedì 18 maggio. Dopo un mese bisogna essere particolarmente rancorosi, o sentirsi intoccabili, per rilasciare tali dichiarazioni. Mi imbarazza e mi spiace che un uomo di cultura, con un’esperienza professionale e un ruolo pubblico come il suo non sappia accettare le opinioni altrui.

Soprattutto perché in tanti anni di talk show ha sostenuto la libertà di espressione e il rispetto delle opinioni. Credevo che egli applicasse questi suoi principi anche nella vita personale, non solo sul palcoscenico. Ho visto Buona Domenica, non so se Costanzo possa dire altrettanto della mia intervista barbarica, tenendo conto della sua reazione. Visto che la domanda di Daria Bignardi era: «Cosa non faresti vedere ai tuoi figli dei programmi Mediaset?», gli suggerirei, in modo che la sua critica sia costruttiva e non distruttiva, di spiegare il valore educativo della sua trasmissione, soprattutto per i più piccoli. Il mio discorso riguardava, infatti, l’importanza che la famiglia riveste nella scelta di programmi adatti ai propri figli e nell’educazione all’uso del mezzo televisivo.

Il suo comportamento, ad ogni modo, non può essere giustificato. Maurizio Costanzo dimostra poco rispetto verso i giovani. Perché insultando me, liquidandomi come «giovinetta», rivolge un’offesa a tutti i ragazzi, manifestandoci poca stima e scarsa considerazione. Mettendo in dubbio la nostra capacità di esprimere un’opinione critica e autonoma. Come se volesse dire: proprio perché siete giovani, non avete il diritto di essere considerati. I giovani non meritano di essere insultati. Bisogna cercare di accettare e capire il loro punto di vista, di correggerli, se necessario, e di educarli in modo rispettoso. Vivo in condizioni economicamente privilegiate, ma non per questo mi ritengo depositaria di verità assolute o scienza, propria o infusa.

Mio padre e mia madre mi hanno cresciuta nella convinzione che il diritto di esprimere, con educazione, la proprie opinioni ed i propri gusti nel privato, in pubblico o nell’esercizio della propria professione, sia una componente importante del rispetto che ogni individuo deve a se stesso ed agli altri. L’amicizia tra il Dottor Costanzo e mio padre, al di là delle opinioni politiche, la «libertà con la quale ha potuto esercitare il suo mestiere» all’interno dell’azienda che i miei fratelli gestiscono, «come forse pochi altri avrebbero permesso», sono l’espressione dei valori di lealtà e rispetto, e non i problemi, che la mia famiglia «allargata» mi ha trasmesso.

Inviterei il Dottor Costanzo a chiudere questo spiacevole confronto, poiché non è sicuramente un confronto alla pari.
Barbara Berlusconi
 
 
Direi che ogni commento è superfluo.

giovedì, 18 maggio 2006

Credo che Prodi avrebbe potuto fare di meglio

Ministro degli Esteri - SABINA GUZZANTI

Ministro degli Interni - MICKEY MOUSE aka TOPOLINO

Ministro dell'Economia e delle Finanze - JR

Ministro della Giustizia - CALIMERO il pulcino piccolo e nero

Ministro della Difesa - IL MARESCIALLO ROCCA

Ministro dei beni culturali - CAPAREZZA

Ministro dei Trasporti - IL COMANDANTE SPOCK

Ministro della Comunicazione - PARIS HILTON

Ministro della Salute - LA DOTTORESSA GIO'

Ministro dell'Istruzione - GENNARO COSMO PARLATO

Ministro dello sviluppo economico - JOHN CENA

Ministro delle Infrastrutture - GIOVANNI MUCIACCIA

Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e quote latte - NATALIA MESA BUSH

Ministro del Lavoro - IL BAFFO

Ministro dell'Università e della Ricerca - IL DOTTOR SLUMP

Ministro dell'ambiente- MARIANGELA FANTOZZI

Ministri dei RAPPORTI con il Parlamento (per la par condicio): BRIGITTA BULGARI e ROCCO SIFFREDI

Ministro delle Politiche giovanili e attività sportive: MITCH BUCHANNON

Con un esecutivo così l'Italia farebbe faville!


mercoledì, 17 maggio 2006

Inizio a odiare il cellulare. Non in quanto oggetto però. Sarei ipocrita se non ammettessi che non potrei uscire di casa senza il mio leggerissimo V3i (che comunque non vi consiglio perchè è pur sempre, ahimè, un Motorola) e non direi la verità se negassi di controllare l’arrivo di eventuali chiamate o sms ogni pochi minuti per non so quale timore di non averne sentito, chessò, il beep.
Ciò che non sopporto più è l’uso sfrontato e indiscriminato di chi, senza ritegno, risponde al cellulare o utilizza il telefonino nei contesti meno opportuni.
Quello che contesto è proprio l’inopportunità del cellulare in certi momenti.
Senza allontanarci troppo dal professor Raniero di “Viaggi di nozze” che interrompeva il coito durante la luna di miele per rispondere a un paziente o che faceva riaprire la cassa da morto della moglie Fosca una volta accortosi di aver dimenticato il telefonino dentro la bara, in questi ultimi giorni ho assistito a scene davvero allucinanti.
Gente in aereo che si ostinava maleducatamente a rispondere poco prima del decollo, riunioni di lavoro con direttori generali a discutere su cose serissime intervallate da squilli di chiunque, signore in visita di condoglianze che utilizzavano – gridando –  il cellulare davanti l’estinta e, non ultimo, trillo inopportuno in piena serata durante “quei” momenti accanto alla persona che sto frequentando.
Una persecuzione. Non c’è attimo pubblico o privato che non sia interrotto da uno squillo, un trillo, una marcetta o una polifonica.
Di questo passo credo proprio che in futuro saranno le suonerie e non più le canzoni a farci ricordare determinati periodi della nostra vita. Per adesso io sono in fase “Volevo dirti” di Donatella Milani, ma penso che la cambierò presto, è troppo trash...

martedì, 16 maggio 2006

Ci sono almeno undici buone ragioni per essere contenti di essere Italiani:
1)      Abbiamo vinto 3 coppe del mondo di calcio. L’ultima risale a quasi un quarto di secolo fa. Ma le abbiamo vinte!
2)      Un piccione può vincere il Festival della canzone italiana, un succo di frutta può vincere un reality musicale, un ex rapito può vincere un reality sulla reclusione.
3)      Siamo attaccati alla Francia e basta poco per andare in Grecia.
4)      Per evadere le tasse basta andare a Montecarlo. O a San Marino.
5)      Quest’anno ci sono state assegnate 90 bandiere blu. Siamo secondi solo alla Spagna.
6)      La Ferrari vince sempre. Forse.
7)      I latitanti per mafia vengono arrestati. Dopo 43 anni. Ma vengono arrestati!
8)      Diamo lavoro a tutti gli stranieri. Soprattutto se si tratta di donne, bionde, alte e con una taglia di reggiseno superiore alla sesta.
9)      Abbiamo fatto di una torre che pende il vessillo nazionale.
10) Il retro della nostra moneta da 1 Euro è il più bello di tutti.
11) Madonna (che è di origine italiana) ha detto che gli Italiani lo fanno meglio. E se lo dice lei...
Ce ne sono altre?

lunedì, 15 maggio 2006

Le persone famose non mi fanno alcun effetto. Non ho mai chiesto l’autografo a nessuno e penso che non lo farò mai, o almeno credo. Potrei avvicinarmi a un personaggio conosciuto utilizzando machiavellicamente l’escamotage della dedica-su-foto solo se questi dovesse popolare costantemente e soddisfacentemente i miei sogni erotici e in realtà, non senza vergogna, vi confesserò che una persona che risponde a queste caratteristiche – ma che non ho mai incontrato –esiste già, ma non chiedetemi chi possa essere, tanto non lo scriverò mai.
Non si tratta nè di snobismo nè di una qualche forma di timore reverenziale nei confronti di chissacchì, ma chiedere un autografo o semplicemente avvicinarsi a qualcuno di “conosciuto” per attaccare bottone mi sembra solo stupido e inutile. Spesso inopportuno. A volte ipocrita.
Autografo o non autografo resta il fatto che di incontrare, conoscere o spiare dei personaggi famosi, noti o popolari, non me ne può fregare di meno.
Per ragioni varie ne ho visti e conosciuti diversi e la cosa è finita lì, ma ribadisco che la mia indifferenza o la mia mancanza di curiosità verso questa gente è legata solo al mio carattere.
Sarà per questo che in un pomeriggio romano, dalle parti di via del Corso, per la felicità del mio amico Paloma che da 6 mesi abita nella capitale ma che non ha mai incontrato nessuno di conosciuto nelle sue lunghe passeggiate pomeridiane, abbiamo incrociato, in rigoroso ordine cronologico: Gigi Sabani stile “man in black” fermo al semaforo su una Mercedes Benz; la regista Lina Wertmuller e consorte in procinto di entrare in auto (dopo aver svuotato un flacone di profumo); una reduce del Grande Fratello 5, tale Veronica, indaffarata a fare acquisti; la scortatissima e scosciatissima Valeria Marini, testa bassa e cellulare all’orecchio, intenta a farsi aprire la portiera della limousine da un collaboratore; Stefano Masciarelli fermo a parlare con alcuni carabinieri e non so quanti altri protagonisti di reality di primo o secondo ordine farsi i fatti loro. Una girandola di volti noti, visti, chiacchierati. Di cui, personalmente non me ne frega nulla... E vabbè che c’entra, gli appunti li prendevo solo per il blog...

mercoledì, 10 maggio 2006


martedì, 09 maggio 2006

Una delle cose piu’ noiose che capita di sorbirmi sono gli sfoghi sentimentali dei miei colleghi. Ho sempre avuto una sorta di repulsione verso ogni tipo di racconto d’amore, fosse vero e autentico o inventato, frutto della fantasia. Non leggo libri che trattano il tema, non guardo film che raccontano vicende amorose, mi annoio se un reality è incentrato su certe dinamiche “rosa”. Per non parlare, poi, delle poesie o del gossip. Di Brad Pitt e Angelina Jolie non me ne puo’ fregare più di quanto non mi freghi del fatto che il vicino di casa abbia cambiato le mattonelle del bagno, per dirne una.
Credo inoltre che certe faccende private siano e debbano restare tali, da non sbandierare ai quattro venti.
Quando ci troviamo nel bel mezzo di una storia o quando siamo coinvolti sentimentalmente cadono una serie di barriere e la nostra razionalità, spesso, va a farsi benedire. Motivi sufficienti per non tediare le persone con i fattacci nostri.
Invece no. Ci sono questi che si ostinano a tenerti aggiornato su ogni aspetto della loro tristissima relazione. Ti raccontano di come, una volta lasciati dalla zoccoletta che per un anno ti aveva fatto credere di essere l’unico – o meglio, il favorito in ballottaggio con il fidanzato storico – adesso si vedano solo per questioni di sesso. E di come in fondo gli stia bene. Ti confessano di come, nonostante l’affetto e l’amore (e le corna subite), abbiano loro stessi tradito senza mai tradirsi. Ti rivelano che adesso non gliene frega niente perchè meglio-perderla-che-trovarla-una-facile-così per poi contraddirsi cinque minuti dopo quando li trovi al telefono a piagnucolare e a trasformarsi in tappetini che neanche Emilio Fede. Ti dicono di quando si appostavano alle 6 del mattino per vedere se era tornata a casa. Ti svelano che quella che viene il pomeriggio, bhè un colpo glielo darei, è una figa, ma che c’entra sarebbe solo sesso penso ancora all’altra.
Basta. Non ne posso più. In ufficio i fatti miei io non li vado a raccontare. Se proprio avete bisogno di sfogarvi andate qui. Se siete fortunati il vostro pizzino potrebbe essere letto in diretta dal Baffo...


Va bene. Lo ammetto. Vi ho trascurato. Prima o poi doveva capitare. Argomenti sui quali sproloquiare in questi mesi ce n’erano parecchi, altrochè.
Avrei potuto postare, non so quante volte, su Music Farm o La Fattoria (per restare in tema), se non fosse che quest’anno non ho visto nè l’uno nè l’altro.
Il reality musicale (che qualcuno ricorderà come il mio preferito dello scorso anno) ha perso smalto. Cast sbagliato, relazioni non molto interessanti tra i protagonisti, divisione in squadre poco “patemica”, meccanismo farraginoso e soprattutto nostalgia per i rumori notturni molesti dell’Aquila di Ligonchio.
Avrei potuto scrivere su quel fantastico reality che si è intitolato “La Campagna” (elettorale, s’intende) ma non l’ho fatto. E dire che di spunti ce n’erano tanti tra “confessionali pubblici” ad effetto (“Elimineremo l’ICI, avete capito bene!”), nominations dell’ultima ora e appelli al pubblico con epiteto sessuale annesso. E per finire non sono mancate neanche le polemiche sul (tele)voto che mai come questa volta si giocava sul filo di lana, altro che carte di Amici della De Filippi!
A proposito di De Filippi, tanto per la cronaca (ops, dovrei dire “storia” forse) ha vinto il ragazzetto anonimo. Lo sapevate già? Che volete, manco da tanto...
Potevo scrivervi delle mie giornate, di cio’ che mi capita e di cio’ che non mi capita, di alcune nominations che ho fatto e di altre che ho ricevuto. Inaspettate. E vabbè...
Okay, non ho giustificazioni. A quei venti lettori che hanno sentito almeno un po’ la mia mancanza dirò che, se mi vorrete, sarò ancora qui.
Se non altro per non lasciare questo fantastico strumento che si chiama blog a personaggini come questo, questo o quest’altro!