venerdì, 30 giugno 2006
Una città è una bella città quando ha “carattere”. Quando ha una sua personalità – riconoscibile – nel bene e nel male. Quando è unica, nel suo genere.
Palermo è così. Chi non la conosce, se non per la mafia, le stragi e la cronaca nera, non può immaginare quanto carattere abbia la capitale della Sicilia che - per intenderci - è la mia amata e spesso odiata città.
L’occasione per fare un tuffo nello spirito di Palermo e condensare in poco più di quattro ore quello che la rende unica è stata la visita del mio amico Giona, da queste parti per motivi di lavoro.
Una sera è poco per conoscere un luogo, ma non così poco per farsene un’idea - bella o brutta che sia.
Il mare. Il profumo del mare. I frutti di mare. Prima tappa un aperitivo in spiaggia. Elegante e sobrio, e poi di corsa verso Mondello a gustare ciò che di buono offre il mare, ricci esclusi a causa del fermo biologico.
La storia. I resti. L’architettura composita. Un veloce tour nel centro storico tra Chiese barocche, costruzioni arabo-normanne, resti archeologici, preziose cattedrali, e poi dentro ai vicoli più sperduti e cadenti, con le edicole al neon custodi di madonne e padri pii e luminarie di quartiere kitsch dalle mille luci colorate accanto a palazzine antiche bombardate. Infine un veloce spuntino nella focacceria storica, tra chiese millenarie e vicoli di pietra con le prostitute.
La gente. La movida notturna. Il caos. Un salto nella zona dei pubs, dove un cocktail costa due euro e cinquanta e un pezzo di rosticceria neanche un euro.
Lusso e decadenza, sporcizia e profumi, noia e vitalità. Questa è Palermo. Ma non solo.
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Dall'alto: il golfo di Mondello; scorcio della Cattedrale 1; scorcio della Cattedrale 2; fruttivendolo della Vucciria (uno dei quattro mercati storici); piazza Politeama con bandiere rosanero; chiesa San Giovanni degli Eremiti (araba-normanna); interno dello Spasimo; la cassata siciliana; scorcio di Piazza Magione; statua di Santa Rosalia (grotta di Monte Pellegrino).
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mercoledì, 28 giugno 2006
Belli non si nasce ma ci si diventa. L’importante è crederci. Se sei nata bruttina, con gli occhi a palla nascosti da due fondi di bottiglia spessi così, i capelli crespi e scuri, un naso pronunciato e un fisico poco promettente, non disperare. Anche se vivi in un paese dove essere – o apparire - WASP* è il minimo indispensabile per avere successo nella vita, o quantomeno agevola lungo la strada del successo. Ripeto, non disperare!
Certo, se poi sei la figlia di un famoso produttore – ahilui – di origine ebrea (che però festeggia il Natale) ricco e osannato, la cosa è più semplice.
E allora via alla chirurgia plastica per avere un nasino alla francese molto poco yiddish e un decoltè non esagerato ma di tutto rispetto, via alla stiratura chimica dei capelli (con decolorazione e relativa scelta di nuance schiarente ma non necessariamente bionda), via a un guardaroba di tutto-rispetto che potrà farti diventare un’icona trendy di primordine anche quando sono passati dieci anni dieci dalla tua ultima apparizione – degna di nota – nel telefilm cult di un’intera generazione.
La verità è che Tori Spelling ci crede. E con lei, finiscono per crederci anche tutti gli altri.
*White Anglo-Saxon Protestant
Tori Spelling una decina di anni fa
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La bambola di Donna Martin di Beverly Hills 90210
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Tori Spelling now
giovedì, 22 giugno 2006
Metti un bel virus influenzale fuori stagione e un telecomando accompagnato da uno zapping ossessivo-compulsivo e il gioco è fatto. Overdose televisiva. Quattro giorni di chiacchiere, commenti, ospiti, collegamenti, vediamocosanepensanoamilano, scusasetinterrompo, cediamolalineaalnostroinviato e bla bla bla... Quattro giorni di parole. La nostra televisione è fatta di parole, altro che immagini.
Ecco, quelli che credono che l’immagine abbia preso il sopravvento sulle altre modalità espressive sbagliano. Oppure vedono poca televisione, che è tutta parole. Provate a chiudere gli occhi durante Porta a porta, Studio aperto o L’Italia sul due e vedrete, o meglio capirete, che l’immagine non aggiunge nulla di più a quello che è il racconto offerto dalle parole.
D’altra parte, quando un programma è privo di audio riesce a catturare subito l’attenzione degli spettatori, ma per pochissimo tempo. La soglia di attenzione richiesta è troppo elevata e il senso di fastidio e inadeguatezza a comprendere l’immagine stessa è sempre in agguato.
La verità è che sono stato 4 giorni immerso nell’incessante turbinio di parole – non immagini – offerte dalla nostra televisione, causa malattia, e ne sono uscito con alcuni convincimenti rafforzati.
Ad esempio ho visto che Claudia Vinciguerra, più vicina ai novanta che agli ottanta, è ancora appollaiata su quel trono (saranno dieci, quindici anni?) nel programma della domenica di Guardì a sputare sentenze sulla tv: Pippo Baudo me piace perchè me piace, "Cultura moderna" nun me piace perchè nun me piace. Il perchè non è dato saperlo, ma in realtà non ci importa neanche.
Il bello di questa donna è sapere che esiste l’essere più antitelevisivo del mondo che però è lì - in televisione - a parlare di televisione. Il massimo.
Ho poi assistito a un buon dibattito su Raitre. Il programma si intitola Cominciamo bene e non parlava di gerontologia, nonostante la collocazione e l’età media del pubblico in studio, ma del modo di affrontare la cronaca nera da parte dei giornali. Ospiti importanti, le cose dette mai banali. Un Mirabella ancora ottimo padrone di casa.
Ho pure visto il nuovo programma serale di Antonello Piroso su La7. NDP, che poi sta per Niente di personale. Un titolo che per me rimane un mistero per una trasmissione sfiziosa, ritmata, ben costruita, forse troppo autorferenziale . Insomma Piroso è la scommessa (vinta) del terzo polo, su questo non ci piove.
Tutti programmi parlati, commentati, vincolati alle parole, se ci pensate.
Su Sky invece mi son goduto le partite del mondiale e della robaccia sul canale Sky Vivo. Dei reality imbarazzantemente brutti e un tronisti story che ho retto per circa 4 secondi e mezzo: uniche trasmissioni dove l'immagine sembra dare "senso" alla parola, per quanto inguardabili sotto certi punti di vista.
Mi è bastato. Adesso voglio disintossicarmi dalle parole della televisione: ho proprio voglia di farmi incantare dal potere delle immagini che evoca la radio.
Il monoscopio. Un'immagine televisiva molto evocativa (soprattutto senza parole)
mercoledì, 14 giugno 2006
Giornate intense a Mediaset. I palinsesti autunnali non sono pronti. Si lavora, si media, si rettifica, ma ancora niente di ufficiale.
Quello che è certo è cosa NON vedremo quest’altranno sulle tre tv del Biscione:
1) Una fiction in quattro puntate sui conducenti di autobus e una miniserie sugli amministratori di condominio.
2) Un Telegiornale che quando parli di Berlusconi non utilizzi appellativi come “il nostro amato ex presidente del Consiglio”, “lo straordinario cavaliere d’Arcore” o “quel gran bell’uomo nonchè imprenditore di successo e politico di razza che risponde al nome di Onorevole Silvio Berlusconi, futuro auspicabile Presidente della Repubblica”.
3) Un programma di attualità e approfondimento che non parli dell’ultima storia tra Christian Vieri e la velina mora ovvero un programma di attualità e approfondimento che non intervisti Alessia Fabiani chiedendole perchè non abbia ancora fatto un calendario.
4) Il Tg4 senza l’effetto calza quando a condurre è Emilio Fede ovvero il Tg4 senza Emilio Fede.
5) Un telefilm che non sia la trentanovesima replica di Walker Texas Rangers alle 20 e dieci su Retequattro.
6) La De Filippi entusiasta di uno dei suoi programmi.
7) Paola Barale alla conduzione del Grande Fratello 7.
8) Una telepromozione Media Shopping senza conduttrici assatanate che sembra abbiano fatto uso di droghe euforizzanti prima della registrazione.
9) Daniele Luttazzi.
10) Un reality show condotto da qualcuno che sappia condurre un reality show ovvero un reality show senza Barbara D’Urso.
11) Una sit-com domenicale che per dialoghi, scene e regia non sembri prodotta in Montenegro ovvero una sit-com che faccia seppur lontanamente accennare a un sorriso. Ridere sarebbe chiedere troppo.
12) Verissimo. Forse.
13) Il Festival di Sanremo. L’isola dei famosi. Porta a porta. Ancora per poco.
14) Un programma che sia un’accozzaglia di varia umanità alla ricerca di un posto al sole nel mondo della televisione pronta a farsi umiliare da un burattinaio di lungo corso al ritmo di tavolate sputaveleni, cazziate colossali e illazioni torbide sulla propria vita sessuale... Ops scusate, questo programma andrà in onda come da 10 anni a questa parte....
15) L’uscita di scena di Maurizio Costanzo.
Daniele Luttazzi. Tra le poche certezze*di Mediaset.
*è certo infatti che non ci sarà.
lunedì, 12 giugno 2006
Sarà che ero un bambino e che si giocava in Italia, ma i Mondiali del 90 avevano tutto un altro sapore. (Baggio e Totò, i gemelli del gol!)

A guardarlo così, a occhio e croce, gli si darebbe del “francescano”. La folta barba e le sopracciglia poco curate, in un mondo dove un look trendy sembra essere diventato un must, farebbero pensare a tutto meno che a un campione dello sport. Di uno sport minore come il volley, a dire la verità, ma pur sempre giocato ai massimi livelli.
Leonardo Morsut, giocatore di pallavvolo di ottime speranze, 16 presenze in nazionale e la World League 2005, è distante anni luce dai vari Aldo Montano, Filippo Magnini, Stefano Bettarini & company. Sportivi, di varie discipline per la par condicio, che sembrano dedicare molto tempo al capello piuttosto che al prossimo piercing da sfoggiare. O al prossimo tatuaggio.
Va bene, non sarà quel che si dice un belloccio, ma lui alle serate briatoresche, alle partecipazioni ai reality, al richiamo delle passerelle, ha preferito la stranissima (per un giocatore affermato) via della ricerca universitaria: abbandonerà il campo e guadagni non indifferenti, sebbene distanti dalle cifre a sei zeri di alcuni sport più remunerativi, per dedicarsi anema e core allo studio delle biotecnologie mediche.
Una scelta fuori dal comune. Leonardo Morsut lo invito a cena, mi deve togliere un paio di curiosità:
(Dopocena: a giocare a Monopoli. Il re dei giochi da tavolo).
*****
Per chi se li fosse persi, gli altri inviti a cena erano per:
3) Selvaggia Lucarelli detta Selvy (che ha pure commentato il post lasciando capire, in tempi non sospetti, che avrebbe partecipato alla Fattoria)
Mi è venuta incontro come una madonna pagana. Tacchi, tailleur nero d’ordinanza, capello cotonato al punto giusto. Agenda per appunti. Un nonsochè di autorevole, ma allo stesso tempo materno ed equilibrato. Sta perlustrando l’area di una vecchia fabbrica ormai in disuso tra edifici scalcinati e capannoni fatiscenti. Qui sarebbero sorti i nuovi studi, forse il nuovo centro di produzione. Non ci sono guardie del corpo, strano per una che Forbes ha inserito tra le cento donne più potenti del pianeta. E non se la tira neanche. Nonostante fosse ricca. Molto ricca. La seguo come fossi un suo collaboratore tra atrii e corridoi, spiazzali e anfratti immaginando ipotetici lavori di ristrutturazione. Forse sono io la sua guardia del corpo: riesco a sventare un tentativo di violenza da parte di alcuni delinquenti. Come ringraziamento mi offre una collaborazione, guardandomi dritto negli occhi.
domenica, 11 giugno 2006


Il potere delle immagini: il mondo in una frazione di secondo.
(Uragano Katrina. Premio Pulitzer fotografia 2006)
venerdì, 09 giugno 2006
Prendi una trentaduenne irrisolta che chiude tutte le o. Che di anni ne dimostra almeno 7 in più ma non glielo dirai mai. Che in ogni frase infila un “lapalissiano” o un “tautologico”. Che ti reputa “vero” dopo cinque minuti che ti conosce, e ti conosce perchè una volta ti ha visto con un suo amico in quel pub là ma tu non ricordi neanche sotto tortura di averla mai incrociata in tutta la vita. Che ti dice che eri più figo con i capelli lunghi (?) ma che comunque, diononvoglia, non sei affatto da buttare via. Altrochè. Che ti tocca la gamba perchè dal nervo lei capisce tante cose. Che dice di avere i seni gonfi (ma si e no avrà una prima abbondante sotto la giacca jeans) perchè, in questo periodo, ha voglia di fare l’amore e mentre lo dice le squilla un semaforo lampeggiante che neanche un passaggio a livello.
Poi prendi pure un ventenne gay smunto, biancastro, poco salutare. Che di anni ne dimostra almeno 10 in più ma glielo dirai. Che presume di aver capito il tuo narcisismo e te lo spiattella in faccia. Che ti spiega il significato delle parole che usa perchè tu prenderai sicuramente 12 albumi d’uovo visto il fisico e quindi hai poca dimestichezza con la lingua. Che parla con accento provinciale e si stupisce che glielo dici perchè studia dizione. Che gli dicono sempre di quanto somigli a Tiziano Ferro che poi anche lui è gay e quindi vabbè c’è un qualche legame.
Infine prendi un ventottenne in evoluzione che si è tagliato i capelli perchè l’altra volta aveva sbagliato a radersi la testa e quindi meglio un taglio netto a questo punto. Che quelli nati negli anni 70 sono i migliori. Che ti dice di come sia nervoso e lunatico al punto di dare di testa nei momenti più inaspettati. Che ha le caviglie dei piedi “romane” ovverossia grandi e di questo ne fa un vanto.
A questo punto prendi un bel margarita. Molto alcolico. E spera che ti salga ASAP*
*as soon as possible
mercoledì, 07 giugno 2006

Non amo farmi fotografare. Perchè sono narciso. E non è una contraddizione.
Libertà d’espressione, certo. Un concetto costituzionale. Ognuno è libero di ascoltare la musica hip hop, quella nata nei bassifondi del Bronx, se è questo che lo fa star bene. Il ritmo del ghetto, dei “Papas” colmi d’oro e di brillanti fino ai denti, della carica violenta gangsta. Libertà di ascoltarla. Il punto è quando la si vuol fare e si è nati a Cinisello Balsamo in provincia di Milano. Ecco, questa cosa è poco credibile, cheap, piuttosto grottesca. Molto wannabe. Come Celine Dion (onore al mezzo vocale) quando canta in italiano e smorfia la canzone arrotolando le erre. Ecco, cantare hip hop dovrebbe essere considerato incostituzionale. E non solo in Italia.
A tutti i nostalgici degli anni 70, a tutti quelli che amano visceralmente e incondizionatamente il decennio degli Abba, dei pantaloni a zampa, delle polo aderenti, della musica reggae di Bob Marley, del cinema di Wenders o del primo Spielberg, dell’ambiguità di David Bowie, del riconoscimento dei diritti civili, dei b movies con Lino Banfi e la Fenech, del tessuto strech, della Cinquecento con scoppio, del pallone supersantos, dei Genesis, della poltrona sacco, di Wonder woman con Linda Carter, della tuta Adidas, del primo Guerre stellari, di Tomorrow di Amanda Lear e delle hit di Viola Valentino, delle piste da ballo, dei successi di Mennea, di Milleluci, dei caroselli a ora di cena, delle Big Babol, dei punk, dei vestiti a portafoglio, dei Led Zeppelin, a tutti loro rivolgo la seguente domanda: si può, e sottolineo, si PUO’ mai stravolgere un paio di CONVERSE incollandogli sotto un tacco di 5 cm?
L’ho visto in quel bel posticino che si chiama Muccassassina. Un sacrilegio.
martedì, 06 giugno 2006
La domenica televisiva è un supplizio tutto italiano. Nessun dirigente televisivo del mondo si sognerebbe di mandare in onda un programma di 6 ore e passa per 30 domeniche consecutive. Un suicidio. Neanche in Spagna, dove il palinsesto dei principali canali è composto da lunghissimi blocchi, e dove i due network più seguiti sono controllati da imprese italiane, va in onda la copia di Domenica in o il clone di Buona Domenica, magari col titolo di “Feliz Domingo!”. E questo ci dice tutto.
Non che le tv straniere siano migliori della nostra, lungi da me un giudizio di questo tipo. Chi ha la possibilità di saltellare col telecomando sul satellite avrà visto lo stato penoso di molte televisioni straniere: fredde, prive di appeal, ripetitive, poco riconoscibili. Noi avremo pure una tv tutta “tette e culi”, ma almeno – in linea di massima – proponiamo un modello televisivo riconoscibile, caldo, movimentato, con una sua precisa identità. In linea di massima, lo ripeto.
Il contenitore domenicale però è un calvario evitabilissimo. Se ci pensate l’idea di intrattenere per tutto il pomeriggio festivo il sonnacchioso pubblico italiano nasce alla fine degli anni 70, in piena austerity, quando cioè la crisi petrolifera ed energetica spinse i dirigenti della Rai di allora a fare di tutto per non far andare in giro i telespettatori che, in questo modo, non avrebbero consumato benzina e carburante. Molto triste ma è la verità. Inoltre il fatto di impiantare una sola trasmissione per (quasi) tutta la giornata avrebbe comportato un risparmio non indifferente sui costi di produzione. Mica male.
Adesso che il clima di austerity sembra finito, nonostante le premesse del nuovo governo, e che la crisi energetica è un ricordo, sebbene il rischio non sembra essere del tutto scongiurato, il contenitore domenicale non avrebbe più motivo di essere.
Ma intanto è ancora lì, anzi negli anni è raddoppiato, sebbene non goda più di ottima salute.
Ma perchè ostinarsi a mandare in onda la Venier o Costanzo, tra polemiche sul trash e crisi degli ascolti, quando un bel film di Totò o un megablob della settimana farebbero un’audience di tutto rispetto?
La verità è che la domenica televisiva rappresenta la gallina dalle uova d’oro a cui nessuno vorrebbe rinunciare, il luogo sociale per eccellenza del tubo catodico, la visibilità che rende autorevole chiunque. Anche un Giletti.
Un conduttore miracolato
L'edificio più alto del mondo è il Taipei Financial Center di Taiwan (508 metri)

...mi accodo alla geniale intuizione di questo furbastro. Ah, cosa non si farebbe per una visita in più!
lunedì, 05 giugno 2006
Per farci un'idea di come ci vedono dalla Svezia, e più in generale dal civilissimo nord Europa, ho scovato una cartina geografica politicamente scorretta, una di quelle cartine dove sono sovrascritti una serie di "riferimenti" tipici su ciascun paese, che poi altro non sono se non semplici e nitidi stereotipi. La Spagna ad esempio è la patria degli scansafatiche, della siesta, dei baschi, e la popolazione ha lo strano vizio di uccidere i tori; in Germania ci sono le auto migliori ma in compenso le persone sono tutt'altro che belle e vestono in modo orrendo. Non se la passano meglio gli inglesi, inventori del calcio e - ahimè - degli hooligans, circondati dalle donne più brutte del continente e per di più dai denti cariati. Naturalmente ce n'è anche per l'Italia, paese dei machi e del buon cibo, ma dove siamo tutti pelosi e sudaticci. Per non parlare dell'Europa dell'est, popolata da russi che fingono di essere occidentali e fucina della mafia svedese. Il colpo di genio è la cortina di ferro che divide il centro-nord del continente dall'Europa mediterranea e dell'est, un confine tra il mondo civile (il loro) e quello incivile dove non funziona nulla, il regno della corruzione (il nostro). Divertente e forse un po' vero. Avrei solo gradito un po' di autoironia in più. Questi qui non mi possono definire la Svezia come "il quartier generale dei metro-sexual e il paese della correttezza politica": ma come sparano a zero su ogni centimetro quadrato del continente e si descrivono soltanto in questo modo? E no, non ci sto. Ma d'altra parte si sa che gli Scandinavi,nelle grigie giornate che congelano, tra un cicchetto e una bottiglia di vodka, non è che trasudino ironia e simpatia da tutti i pori! Tiè...
domenica, 04 giugno 2006
Mi reputo un buon fisionomista. Trovo somiglianze a chiunque. Per anni ho tormentato la mia amica Manuela dicendole di essere la sosia mora di Francesca Grimaldi (!), una giornalista del Tg1 lanciatissima qualche anno fa e che, per la verità, non vedo in video da parecchio. Il bello era che dovunque andassimo non perdevo occasione per sottolineare questa somiglianza ad amici o alle persone più disparate che incontravamo. Per la mia soddisfazione il 90% delle volte, una volta capito chi fosse questa giornalista, mi davano ragione.
Il mio amico Luigi, per dirne un’altra, ricorda moltissimo Michael Bublè sia nel viso che nel fisico, mentre una mia collega di lavoro ha gli stessi occhi di Ambra Angiolini (di cui peraltro è, disgrazia sua, grande fan). Quando frequentavo un corso per autori a Mediaset feci notare a tutti come una delle ragazze selezionate insieme a me per quella splendida avventura fosse identica a una delle Lollipop (!) e per di più portasse il suo stesso nome.
Insomma, una vera e propria mania. E’ stranissimo invece quando sono gli altri a trovare in me delle somiglianze (o presunte tali) a personaggi famosi. Non riesco quasi mai a vedermele.
In certi periodi poi mi capita davvero di frequente. Negli anni mi è successo di sentirne di tutti i colori, nel bene e nel male. Intorno ai 18 anni parecchie persone riuscivano a vedermi, con mio sommo sdegno, simile a Enrico Papi, ma per fortuna ho anche incontrato qualcuno che mi faceva somigliare a Ben Afflek. Più volte mi è stato detto di essere uguale a Robbie Williams mentre una sola volta mi hanno visto somigliante, nell’ordine, ad Alberto Rossi di "Un posto al sole", Cristopher Lambert ed Enrico Montesano. Ad una giocata di Natale un ragazzo giurava e spergiurava di aver trovato in me il sosia italiano di Jim Carey, mentre all’ultimo convegno R.T.I. due autrici di Buona Domenica mi hanno confessato di trovarmi spiccicato a Rosario del Grande Fratello. Non ci crederete ma la somiglianza più frequente che molte persone mi hanno sottolineato, soprattutto negli ultimi tempi, è nientepopòdimenochè quella con il cantante Nek! Certo, vorrei avere il suo sguardo, non lo nego, ma fisicamente – passatemela – sono messo meglio!
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Ad ogni modo questo è il sito ufficiale dei sosia italiani (Sosia in the world). Fatevi quattro risate!





Alcuni dei sosia presenti nel sito. Vediamo se siete bravi a individuarli: c'è una nota rockstar italiana; la spiatissima vincitrice di un reality show; l'interprete "rinnegato" di una serie televisiva di successo; una soubrette amante dei carciofi e il sindaco ormai in pensione di una "spin city " che amava tornare al futuro.
(cliccando sul corsivo colorato i riferimenti originali).
In un momento in cui nell'arena politica si combatte soltanto con slogan più o meno credibili "Meno tasse per tutti", "Abbatteremo l'ICI", "Io c (') entro", "La serietà al governo", sembra che la tendenza ad usare queste brevissime frasi di facile memorizzazione e, perchè no, un bel po' propagandistiche, stia coinvolgendo anche parecchi enti locali tipo questo, questo e quest'altro (i colori non sono casuali...). Penso che in questi contesti l'uso degli slogan, di per sè irritante, sia molto più simpatico e divertente, e poi - non so perchè - ci trovo più gusto...
sabato, 03 giugno 2006
Alla festa per le 2000 puntate del programma di Luciano Rispoli “Il tappeto volante” (sì, avete capito bene, va ancora in onda…), Silvio Berlusconi, ospite a sorpresa, si è lanciato in un elogio pubblico che suona quasi come una beatificazione catodica:
"Stasera non sono qui come uomo politico ma come antico uomo di televisione. Sono venuto per celebrare una trasmissione longeva, forse la più longeva della televisione italiana, e per congratularmi con Luciano Rispoli, che ho sempre apprezzato. Lui si avvicina al mio modello di conduttore ideale: uno che ha sempre avvicinato i suoi interlocutori senza pregiudizi o tesi precostituite. Lo ringrazio da spettatore e da uomo di tv. Rispoli fa una tv pulita, limpida, trasparente. Una tv abbastanza rara, se non unica."
Ecco, a questo punto urge una breve cronistoria del programma: nato nel 1993 sull’allora Telemontecarlo, diventa un appuntamento quotidiano fino al 1999, anno in cui lo zio Luciano è costretto a trasmettere un’unica puntata settimanale. Gli ascolti, in un primo momento soddisfacenti, iniziano a scricchiolare e per di più Tmc viene trasformata in La7, inizialmente rivolta a un pubblico giovane, per cui il talk (tutto fuorché “giovane”) è costretto ad emigrare sul circuito Odeon Tv. Da qui il salto sul satellite è brevissimo: sarà infatti Raisat a trasmettere un paio di edizioni del programma che adesso va in onda su un non meglio identificato Canale Italia.
Insomma un pellegrinaggio che ha visto la trasmissione saltellare su tutti i canali tranne quelli Mediaset.
Le considerazioni a questo punto sono due: o Berlusconi è consapevole che le sue reti non sono in grado di trasmettere la “tv pulita, limpida e trasparente” dello zio Luciano (per tutta una serie di motivi politici, economici, pubblicitari, editoriali non meglio identificati… e pensare che ci sarebbero ben 3 network più il digitale terrestre) oppure l’ex presidente del consiglio non ha più voce in capitolo in campo televisivo (e la cosa mi sembra alquanto improbabile).
Pensandoci bene ci sarebbe anche una terza opzione: Berlusconi mente spudoratamente. Ma non voglio neanche pensarci, naaaaaa…
venerdì, 02 giugno 2006
Bjorn Borg. (50 anni). L’ex tennista svedese soppianta per la seconda volta, meriti sportivi a parte, Adriano Panatta che due anni fa era stato contattato per partecipare alla seconda edizione del reality ma che non riuscì poi a concretizzare la sua presenza in quel di Samanà. La prima volta si era trattato di un affare sentimentale, l’ affare Bertè: Panatta ne era stato il fidanzato, ma Borg riuscì a sposarla (sappiamo bene come andò a finire). Adesso c’è di mezzo la tv. E un mucchio di soldi. Le privazioni non sembrano di certo spaventare il biondo pallettaro, giunto ormai alla boa dei 50 anni. Uno che definiva il tennis come lo sport più semplice del mondo, dove si deve solo rimandare la palla una volta in più dell’avversario, non può temere fame e mosquitos. Unico neo la costanza. A 26 anni si ritirò dal tennis a causa degli allenamenti massacranti, dopo pochi mesi il suo matrimonio con la Bertè fallì. E se gli venisse la sindrome di Sandy Marton? – Probabilità di vittoria 18% –
Ciccio Graziani. (53 anni). E’ stato una rivelazione televisiva nonostante il flop di “Campioni, il sogno”, più che altro un incubo ormai archiviato da Mediaset dopo una prima stagione spacciata per grande successo e una seconda così indifendibile da non poterne non ammettere il flop. Carattere e personalità non mancano all’ex campione del mondo che si candida a leader dei naufraghi qualora fosse catapultato sull’isola dei disperati. Bisogna solo capire se gli altri glielo concederanno, questo reality non è il Cervia. E meno male – Probabilità di vittoria 27% –
Raffaello Balzo. (31 anni). “Artisticamente” più impegnato del collega nonché predecessore Manuel Casella, ne raccoglie virtualmente l’eredità qualificandosi come il naufrago meno popolare del cast. In effetti a soli 31 anni il biondo udinese è già stato eletto il più bello d’Italia, ha partecipato a un paio di fiction come “Un posto al sole” o “Elisa di Rivombrosa” e ha prestato il volto a un mucchio di campagne pubblicitarie. Il punto però è che non lo conosce nessuno. Urge assolutamente un’Amanda Lear – Probabilità di vittoria 75% –
Valeria Marini. (39 anni). La sorpresa più inaspettata. Ogni parola sarebbe superflua ma la spenderemo. Dopo anni passati a costruire una carriera di attrice, mai decollata in verità, e dopo una puntatina nel mondo del business in qualità di stilista, la bionda soubrette sarda sembra aver capitolato. Finora lei ha smentito, o meglio ha taciuto, ma ormai è certa la sua partecipazione in qualità di superstar dell'isola numero 4. Personalmente l'avrei sommersa d'oro anch'io per farla partire, da sola vale un intero cast: volete mettere il vederla in preda a una crisi isterica perché le si è rotta un’unghia o prendersela con i cameramen per l’uso del grandangolo che la ingrassa? Una vera libidine che non ha prezzo – Probabilità di vittoria 12% –
Marina Ripa di Meana. (57 anni). Da animalista convinta potrebbe portare un bel po’ di grane ai colleghi intenti a pescare o cacciare per il sostentamento, ma ahimè non si vive di soli cocchi e banane. Certo che l’arrivo della marchesa sulla spiaggia più litigiosa dell’etere cadrebbe a fagiuolo per scaldare gli animi già provati dei naufraghi, e chissà che la nobildonna (famosa per aver lanciato, anni or sono, una torta in faccia a Maurizio Costanzo) non decida di mostrare nuovamente, per quel gusto trasgressivo che l'ha sempre contraddistinta nel bene e nel male, l’unica pelliccia che l’ha resa famosa… – Probabilità di vittoria 7% –
Cristiano Malgioglio. (5? anni). Dovrebbe essere vicino alla sessantina ma non dirà neanche sotto tortura la sua età (quella vera, s'intende). Da un autore e paroliere come lui non ci aspetteremmo mai gli strafalcioni lessicali e di sintassi che l’hanno reso negli ultimi tempi un vero personaggio televisivo. A dimostrazione che le contraddizioni pagano sempre, almeno in tv. Primadonna per eccellenza, restio a mostrarsi senza trucco e messa in piega, contenderà a Valeria Marini il titolo di più capricciosa della spiaggia – Probabilità di vittoria 5% –
Natalia Mesa Bush. (21 anni). Supersonica bellezza di Tenerife, ha ben poco di spagnolo. Tutto tradisce le sue origini texane da parte di mamma. 1 metro e 83, misure da capogiro, un derriere che le ha permesso di vincere il concorso di Roberta, la linea di intimo che anni fa lanciò il posteriore di Michelle Hunziker. Sembra compendiare il meglio di tutte le dive nostrane e straniere: ha un po’ della Nielsen ma è più femminile, ricorda la Parietti ma è più sexy, somiglia alla Anderson (Pamela) ma giura di essere tutta naturale. Vedendola sulla spiaggia credo proprio che Rocco Siffredi si pentirà di non essere partito per l’isola. La Marini invece si roderà il fegato – Probabilità di vittoria 43% –
Antonella Mosetti. (30 anni). Alla ricerca di un posto al sole nel magico (e tragico) mondo della televisione, è da più di dieci anni che tenta di tutto senza sfondare. Ha fatto l’attrice, la ballerina, la valletta, la meteorina e la velina ma niente. Eppure è riuscita a procurarsi tutti i numeri giusti: 90-60-90. Chissà che non riveli inaspettate doti caratteriali: ormai non è più la quinta di reggiseno, facilmente ottenibile e diffusa più di una seconda, a fare la differenza – Probabilità di vittoria 37% –
Alberto Tomba. (39 anni). Inizialmente restio al genere dei reality show, sembra essersene ravveduto. Eppure è da 3 anni che gli offrono un posto d’onore in fattorie, fazende, ristoranti e quant’altro ma pare che, terminate le Olimpiadi di Torino che l’hanno visto tra i promotori più attivi, il tempo libero dell’ex sciatore sia improvvisamente aumentato a dismisura. Aumentato al punto di accettare la proposta di partire per l’isola. E di rilanciare, chiedendo alla produzione di ingaggiare anche la sorella-collaboratrice Alessia, emerita sconosciuta ai più. I compensi non c’entrano niente (?) – Probabilità di vittoria 55% –
Yuri Chechi. (37 anni). Ha tutte le carte per sbancare. Fisico temprato da anni di durissimi allenamenti, costanza e dedizione verso tutto quello che fa, egocentrismo e simpatia al punto giusto. Aspetta da tempo una chiamata dal mondo dello spettacolo che finora è tardata ad arrivare. Potrebbe avere la giusta motivazione per portare fino in fondo questa esperienza. Altro che oro olimpico – Probabilità di vittoria 98% –
Kris & Kris. (66 anni diviso 2). Il duo più glamourous di MTV, considerato alla stregua di un unico concorrente, sarebbe il contraltare chic dei Cugini di Campagna della Fattoria (in gioco nel reality di Mediaset come se si trattasse di un solo contadino, o meglio di un solo "berbero di Barbara" per dirla come l'odiosa conduttrice). Modelle, vj, attrici, musiciste, le due Kris (una canadese, l'altra yankee) sono ancora in attesa del giusto (e meritato) guizzo di popolarità. Guizzo che potrebbe arrivare dall'esperienza travolgente di un reality dove lo spirito di sopravvivenza conta tantissimo. E dato che two is mel ke uan, come diceva qualcuno, le due amiche partirebbero di sicuro avvantaggiate... – Probabilità di vittoria 51% –
Cristina D’Avena. (41 anni). L’icona dei bambini di oggi e di ieri, la piccolissima interprete del "Valzer del moscerino", l’eterna ragazzina sognante (canta le sigle dei cartoni da 25 anni e passa) ha carattere da vendere. E unghie molto affilate, a quanto di dice. Sfumata la possibilità di dimostrare a "Music Farm" che oltre Kiss me Licia, i Puffi e Sailor Moon può cantare anche altro, potrebbe rivendicare le luci della ribalta in un contesto come quello dell’ isola dei famosi, sfoderando le sue nuove armi sexy: attenzione però che la concorrenza è molto agguerrita! – Probabilità di vittoria 83% –