martedì, 25 luglio 2006
Mi domando se c'era bisogno di andare fino a Madrid per fare shopping in un centro Dolce & Gabbana...

Fabio Cannavaro, neo-acquisto del Real Madrid, immortalato durante una sessione di shopping davanti D&G appena arrivato nella capitale iberica.
Non so voi, ma io l’idea che LUI si sia travestito da danzatore subsahariano in abito “gandoura” blu, con fazzoletto dello stesso colore in viso, e che staccatosi dal gruppo abbia fatto un balzo da guerriero al ritmo di musica per invitare a ballare la sua signora che si schermisce infastidita (salvo poi riconoscerlo nel momento in cui le porge un collier di diamanti augurandole un “buon compleanno amore mio”) la trovo piuttosto inquietante. Quasi mefistofelica.
lunedì, 24 luglio 2006
1) Ipovedente è un individuo che possiede un’ “acuità visiva” molto ridotta.
2) Miss Italia invece, se non sbaglio, nasce come un concorso di bellezza. Bellezza fisica.
3) Un giurato di Miss Italia è investito del compito di valutare l’aspetto estetico di una serie di ragazze, più o meno belle, che sognano di indossare una fascia e una corona, la qual cosa è ancora avvolta da un alone mitico – presso certe fasce – nonostante rappresenti l’ultimo baluardo del trash televisivo da prima repubblica.
(Trash televisivo incarnato al meglio dal patron Mirigliani. Uno che la sintassi non ha mai saputo da che parti abitasse, ma in compenso alto quanto il nano di Fantasilandia).
Se pensate che dopo la nera, la mamma, la cieca e la zoppa, questa sia l’ennesima e inutile provocazione dello gnomo avvizzito, evidentemente non avete colto la mossa – arguta – degli organizzatori.
Si sa ormai che da anni a Miss Italia non viene eletta la più bella del paese. Nonnonnò. Quello che viene valutato in questo concorso di bellezza non è tanto l’aspetto esteriore -l’involucro - delle concorrenti, ma il loro mondo interiore, il carattere, il cervello. L’aspetto è solo un pretesto.
Non si spiega altrimenti il primo piazzamento, nel 1998, di questa:
Gloria "Bellicchi", più di nome che di fatto
nel 2002 di quest’altra
Eleonora Pedron, una che ha cervello
nel 2003 di lei
Francesca Chillemi, e vabbè
nel 2004 di quest’altra ancora
Cristina Chiabotto, una con un gran culo (in senso lato - è conduttrice)
Dunque un ipovedente, notoriamente dotato di una percezione sensoriale maggiore (eccezion fatta, vabbè, per la vista) è il miglior giurato che possa esserci a Miss Italia. Coglie meglio le sfumature caratteriali perchè meno influenzato dall’esteriorità.
A questo punto proporrei di elevare i limiti d’età e di peso.
Ammetto di non saperne molto. Che è la seconda città della Spagna, ma la meno spagnola di tutte. Quindi se pensate a nacchere, corride con toreri impettiti o scialli di ciniglia, avete sbagliato tutto. (Come cercare una gondola nel porto di Napoli o pretendere una pizza margherita doc a Torino).
Come simbolo la Sagrada Familia che se tutto va bene verrà terminata verso il 2020. Freddie Mercury le dedico un brano da brivido, insieme a Montserrat Caballè. La sua rinascita culturale e mondana va fatta risalire ai primi anni 90, quando ospitò le Olimpiadi. Gaudì, Mirò, Picasso. Bigas Luna. Una squadra di calcio che può contare sul talento di Ronaldino e dal prossimo anno anche del nostro Zambrotta.
Ah, Fabio Volo ci ha imbastito il suo ultimo programma di Mtv.
Se migliaia di italiani vanno a Barcellona e non vogliono più tornare un motivo ci sarà.
Ve lo saprò dire la settimana prossima.
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venerdì, 21 luglio 2006
Nei campetti scalcinati e polverosi dei bassifondi di Marsiglia, approntati per l’occasione dai figli degli immigrati maghrebini o libanesi come unico sfogo di un’infanzia ai margini, ma non per questo meno felice, non vola una mosca.
Il calcio giocato per strada è così. Uno sport silenzioso. Stoico. Un confronto continuo con gli altri, ma sopratutto con i propri nervi e il proprio sudore. Nessun fallo, niente nervosismi, nessuna provocazione fisica o verbale.
E’ risaputo che da quelle parti, sotto il sole della costa mediterranea francese, presso le famiglie d’immigrati e non, non vola un insulto. Mai.
Alle madri apprensive che non vogliono farli uscire la sera in motorino senza spiegare il pourquoi, i figli adolescenti rivolgono un accorato invito affinchè possano condividere con loro le gioie di quell’età, un’età fatta anche di scorribande notturne sulle due ruote. Altrimenti come si farebbe a rimorchiare le filles de la rue? Va da sè che tutto questo si svolgerà più o meno a fil di voce.
Se in macchina qualcuno ti taglia la strada è abitudine accostare la propria voiture a quella del trasgressore allo scopo di chiedere gentilmente e lucidamente una spiegazione di tale svista per poi, nell’eventualità, sedersi a sorseggiare un buon pastise provenzale nel bar all’angolo.
Il marito che rientra in casa prima e trova la moglie a letto con l’amante ghanese approdato pochi giorni prima in terra d’oltralpe, non si scompone. Capirà che la sua assenza prolungata avrà destato un qualche scompenso affettivo nella (giovane) sposa al punto di cercare un diversivo. Lui vorrà farsi perdonare. Talvolta proporrà, sempre se la cosa sia gradita, quel menage a trois che per il fatto di definirsi così un qualche legame con la terra dei galletti l’avrà pure.
Ecco, povero Zidane! Provenendo da questa realtà idilliaca chissà cosa avrà provato dentro quando quel brutto ceffo che risponde al nome di Marco Materazzi gli ha rivolto degli insulti irripetibili durante la finale della Coppa del Mondo. Insulti sicuramente inaccettabili. Inauditi. Una testata, forse, è stata poco.
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CARI FRANCESI (E CARA FIFA COLLUSA), MA ANDATECI A FARE IL PIACERE !!!
giovedì, 20 luglio 2006
Annuncio in bacheca su carta stampata:
Dal 1° Luglio sono aperte le iscrizioni per il corso di windsurf. L’età minima richiesta per accedere è di 10 anni. Il corso consta di n. 6 lezioni della durata di 1 ora ed è comprensivo di assicurazioni. Per informazioni contattare i numeri telefonici 347 XXXXXXX e 333 XXXXXXX chiedere di Fabio e Maurizio.
E più giù, scritto a penna:
ma quanto consta questo corso?
Consta molto?
Passerei ore a leggere bacheche, annunci, graffiti e scritte dentro i cessi
Se pensate che il pezzo “Non puoi lasciarmi così”, versione italiana di “Quit playing games (with my heart)” dei Backstreet Boys, sia una forzatura di una demagogia terrificante come poche nella storia della musica leggera mondiale, non avete ancora ascoltato Paolo Meneguzzi cantare in un improbabile francese (insieme a tale Ophelie Cassy) la versione d’oltralpe del brano “In nome dell’amore”.
(La trovate cliccando qui. Il titolo naturalmente è “Au nom de l’amour”).
Quasi quasi più inascoltabile di un altro classico della musica italiana che tradotto in francese fa venire i brividi dall’indecenza. Quale? Questo qui. Leggete le parole, capirete subito di quale canzone si tratta e di come suoni mostruosamente male nella lingua di Aznavour.
Paolo Meneguzzi (vero nome Pablo Meneguzzo!) e Ophelie Cassy. Ce n'era proprio bisogno?
martedì, 18 luglio 2006
Chi è stato il primo a dire che Kris&Kris saranno tra i naufraghi della nuova edizione dell'Isola dei Famosi?

Kris Groove (the sun) e Kris Reichert (the moon). Con moltissima probabilità faranno l'isola. Ve l'avevo detto o no?
L'ennesima bufala di MTV volge al termine. Dopo il farsesco matrimonio tra Jessica Simpson e Nick Lachey, consumato mediaticamente sotto l'occhio della telecamera nel reality Newlyweds, anche il dubbio legame tra Carmen Electra e David Navarro, plot del programma Til death do us part, naufraga.

Carmen e Dave. Tra loro è finita (ma era mai iniziata?).
E adesso non dite che i reality portano male alla vita di coppia. Dite piuttosto che certe coppie sono così finte ma così fiiiiinte che è impossibile non costruirci su un bel reality show. La prova del nove? se volete vedere una vera coppia, basta guardare una sit-com, non un reality. Giuro.

Sandra e Raimondo. Tra loro non è mai finita (e pensare che è iniziata 50 anni fa).
Passi due mesi della tua vita chiusa in casa a studiare. Non esci, non ti diverti, rinunci al tuo tempo libero. Sei fatta così, tutta una questione di senso di colpa. Un pò come i flagellanti che si autopunivano in segno di penitenza.
Uscire la sera? Sia maaaaai. Devi studiare. Andare fuori per il week end? Non se ne parla. Devi ripetere. Farsi un giro in centro per un caffè? Non è possibile. Devi studiare e poi ripetere di nuovo.
Il fatidico giorno si avvicina. E’ l’undici luglio. Undici. Come l’undici settembre o l’undici marzo. Un giorno che è diventato un simbolo. Il giorno della catastrofe. E per te un esame è peggio di uno tsunami annunciato, altrochè: travolge la tua vita e la porta via chissà dove, restare a galla è solo un miracolo.
Forse per questo ci rinunci.
Getti la spugna perchè dici che non è vero che studiavi. Maledetti mondiali. E cadi in "deprescion".
Il giorno dell’esame però qualcosa tri spinge all’università. Vuoi vedere gli altri gioire per un 25 regalato. Eppure quelle risposte le sapevi tutte, peccato. In più un tuo vecchio amico d’infanzia, già assistente, sta interrogando ed è proprio lui . Non ci pensi più e ti siedi. Affronti l’esame. E’ un successo sigillato da un 30 strameritato. E il "brutto pensiero" svanisce.
Ecco, l’isolamento fa male. Pensi sempre che gli altri siano diversi, speciali, migliori mentre tu sei l’ultima ruota del carro. Non è così. Il confronto serve sempre. Serve a farti capire che ce la puoi fare perchè quella SPECIALE sei tu. Devi solo crederci. Complimenti, Disordinata.
domenica, 16 luglio 2006
Non so da dove sia saltato fuori questo cd. Qualcuno me l’avrà masterizzato, o forse prestato, chissà. Fatto sta che non ricordo assolutamente nulla sul come e il perché mi sia ritrovato tra i cd questo scrigno trash come pochi. Davvero imbarazzante, ma troppo divertente.
Ecco, il tempo di inserirlo nello stereo della macchina, per sentire diffondere dagli altoparlanti – la traccia è la settima, per essere precisi – un brano che non conoscevo e che suona come un invito sfrontato, diretto, provocatorio senza mezzi termini:
"....violentami, violentami, violentami ,violentami Miao! E dopo lasciami perdere vattene subito Ciao!". L'ugola è quella della meravigliosa Marcella Bella, detta solo Marcella.
Una che se ne intende. Una che da sola potrebbe pubblicare un’intera collana di musica trash in edicola al prezzo di 4 euro a uscita (il primo, promozionale, va da sè che costerebbe 1 euro). Per questo Marcella Bella ci piace. E ASSAI.
Non pensavo di avere questa “vis polemica”. Oddio, in realtà so benissimo di esser dotato di una lingua lunga, ma non fino a questo punto.
Domenica mattina. Sono solo a casa e sto dormendo. Squilla il cellulare una volta. Maledetto telefono, lo spengo sempre. Ieri notte ho deciso di lasciarlo acceso, non so perché. Mi sveglio, guardo l’orario: non sono neanche le 9. Guardo la chiamata: non si fa sentire da giorni, e ha deciso proprio stamattina di chiamare? Comunque non ce l’ho fatta a rispondere, dovesse richiamarmi, lo farò.
Passano dieci minuti, sento squillare la suoneria del Motorola per la seconda volta. E vabbè, ormai il sonno si è spezzato e poi il numero è “privato” e io sono curioso, devo rispondere. Con voce catatonica farfuglio un “pronto” e dall’altra parte una voce maschile, grezza, di un tipo sulla quarantina, inizia a blaterare cose su Telecom, adsl e via dicendo. Non ci penso due volte e riaggancio.
L’adsl ce l’ho con Tin.it, per altro lo sto per disdire perché pago un botto e ogni tanto si stacca la linea. Non ho intenzione di sentire parlare di adsl, a maggior ragione da parte della Telecom o chi per lei.
Pochi secondi. Risquilla il telefono. Ancora privato. E no, adesso rispondo. E’ ancora il grezzo sui quaranta. Lo investo di parole urlate “Chi vi ha dato il consenso a chiamare questo numero?”, “Diamine, esiste una legge sulla privacy!”, “Di domenica mattina, come vi permettete? Mi dica il suo nome che la denuncio!”.
Le risposte non mi soddisfano. “Avrà lasciato a qualcuno il suo cellulare”. Ed io “Ma poi lei, così ignorante, cosa chiama a fare che neanche si capisce quello che dice?”. Insulti in siciliano dall’altra parte mi convincono a riagganciare.
Sono nero. La giornata sembra iniziata male, io ho sonno arretrato e come sveglia non è stata certamente delle migliori.
Tuttavia, mai disperare. Sempre sul cellulare di pomeriggio arriva un messaggio “Se sei solo a casa passo”. In effetti sono solo, eddai puoi venire.
Morale: se avete voglia di scaraventare il vostro telefonino dalla finestra perché qualcuno vi ha svegliato, disturbato o insultato, contate fino a dieci. La giornata potrebbe volgere al meglio nel giro di un beep.
venerdì, 14 luglio 2006
Non ditegli che già sapeva dell’esistenza dell’Ultima spiaggia, che sapeva cosa voleva dire restare isolati e dare di testa, blaterare, commuoversi, annoiarsi sotto l’occhio implacabile di una telecamera. Non ditegli che già sapeva, o meglio intuiva, come sarebbe andata a finire. Il pubblico è fatto così – ed è pressocchè uguale un pò ovunque – vuole un eroe, solitario, fragile, a volte pazzo. Solo come un cane.
Non ditegli che l’espediente del cocco fatto a immagine e somiglianza del marito non era un’idea originale. Evocare i propri affetti lontani fa un certo effetto sui telespettatori. A maggior ragione quando ci si proclama innamoratissimi a diecimila e forse più km di distanza, in condizioni apparentemente disagiate.
Non ditegli che è il terzo reality al quale partecipa in coppia con la sua dolce metà.
Non ditegli che questa volta è stata una clamorosa presa per il culo.
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Carmen Russo es la ganadora de Supervivientes (Carmen Russo ha vinto l'edizione spagnola dell'Isola dei famosi)
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mercoledì, 12 luglio 2006
Decidi di rivolgerti a un’agenzia che si occupa di reclutare ragazze au pair da tutta Europa. Per chi non lo sapesse le cosiddette au pair sono di solito quelle ragazze straniere che vengono a vivere a casa vostra, per un periodo variabile che va da qualche mese all’anno, per aiutarvi a badare a quelle piccole pesti indemoniate che chiamate figli. Esattamente come Kaori, la famosa giapponesina della Philadelphia di qualche anno fa che non spiccicava una parola d’italiano eccetto il nome del formaggio spalmabile.
Cosa spinge queste fanciulle a rinunciare ai loro comfort e in generale alla loro vita beata e spensierata – chessò - tra le dighe olandesi o i fiordi norvegesi, per sorbirsi i pianti, gli strepiti e i capricci dei vostri viziatissimi pargoli per me resta e resterà sempre un mistero, ma tant’è.
Di norma la ragazza che busserà alla vostra porta sarà una tedescotta di 25 anni, spesso tatuata come una scaricatrice di porto, grondante sudore per il caldo italiano a cui non è abituata, con un girovita degno di una scultura di Botero e il capello antico come quello di zia Gertrude. Di norma. Infatti questo non è quello che è accaduto al mio amico Luigi.
Incastrato dalla sorella per andare in aereoporto ad accogliere la nuova au pair proveniente dalla Svezia, sostituta dell’ultima ragazza olandese che – tanto per dirne una - aveva tatuato un bulldog nell’avambraccio, si è trovato dinnanzi l’inimmaginabile.
Lei si chiama Siri (diminuitivo di Serena) e ha 19 anni. 1 metro e 78, snella, viso perfetto, labbra come Angelina Jolie, denti bianchissimi, occhi azzurri grandi così, capelli castani chiari, carnagione ambrata come Adriana Lima. Una sventola. Per altro molto simpatica e divertente.
Ecco, se siete donne e tenete marito e decidete di rivolgervi a un’agenzia che si occupa di ragazze au pair pensateci bene. A volte è preferibile sorbirsi i pianti dei propri scugnizzi e rinuciare a un paio di uscite. Fidatevi.
Invece se siete uomini e avete figli mandatemi pure un’email che vi fornisco l’indirizzo dell’agenzia svedese in questione.
C’è poco da fare, il calcio è l’unico collante sociale di questo paese. D’altra parte un motivo sul perchè sia lui il re degli sport in mezzo pianeta e non il rugby o il golf ci deve pur essere.
Ecco, in Italia ad esempio custodiamo un palmares di tutto rispetto sia nel volley maschile che in quello femminile, abbiamo la casa automobilistica più forte di tutte e possediamo una buona, forse ottima, tradizione nell’atletica e nel nuoto, ma il calcio è un’altra cosa. E lo dico io che di calcio non capisco nulla e non lo seguo. Ad eccezione dei mondiali.
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Tornato di fretta e furia da Favignana e sperando di non trovare traffico nell’ultimo tronco di autostrada sempre intasato, alle sei e mezza sono già casa. Manca un’ora e mezza alla finale. Già, la finale. Una spina nel fianco per chi, come me, sebbene nato prima del 1982, ha ricordi soltanto della tragica finale americana del 1994, quella in cui Baggio sbagliò il rigore. Roba da dimenticare, insomma.
Per evitare di essere assalito da ansia o scariche di adrenalina esagerate, impiego il mio tempo mangiando, navigando e stando ad almeno due stanze di distanza dal televisore principe. E poi, non so perchè, ma preferisco sempre vedere il match a partita iniziata.
Decido di scendere e seguire la partita sul megaschermo improntato per l’occasione sotto il giardino di casa mia, dove mio fratello aveva lavorato tutto il giorno per organizzare una proiezione degna di nota, colonna sonora di Italia 90 inclusa.
Una cinquantina tra vicini di casa, amici di mio fratello e bambini scalmanati sono incollati allo schermo. Io sono l’ultimo, in fondo e in piedi. Non riesco a stare seduto.
La partita è subito tesa, arriva il rigore a favore dei francesi ma sento che tutto è ancora possibile. Materazzi fa il miracolo dopo alcuni minuti. Finisce il primo tempo giusto per salire a casa, controllare alcuni download, e riscendere per il secondo tempo. L’ansia inizia a salire, i francesi pressano troppo, e lo spettro dei supplementari diventa sempre più concreto.
Inizio a dubitare di poter gioire a fine partita, mi convinco che è sempre un gioco e perdere non è poi la fine del mondo. Però non è possibile farci fregare così, soprattutto dalla Francia. Succede l’imprevisto, il simbolo dei bleau è fuori, cacciato per aver dato una testata a uno dei nostri e inizio a sperare di nuovo.
Arrivano i rigori. Dal primo all'ultimo. Tutto è perfetto, che strano. Siamo campioni del mondo. E lì in quella nazionale c’è tanto ma proprio tanto Palermo.
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Scendiamo in auto verso il centro della città, attenti a non prendere le vie principali. Per strada è un delirio, si riversa una quantità enorme di auto e scooter, camion e motorini. I clacson. Sui balconi intere famiglie improvvisano orchestre con il pentolame della cucina e le bandiere tricolore non si contano più. A ogni incrocio gruppi di ragazzini urlano e ridono, salutano, ci si saluta tutti senza conoscersi.
In centro si vive l’apoteosi. Non riconosco più le strade o le piazze che sono diventate un carnaio, tutto è avvolto da una luce diversa, l'atmosfera è diversa. Ragazzi sopra le pensilline delle fermate degli autobus che saltano, giovani arrampicati su statue e monumenti, gruppi di pesone sopra camion dipinti col tricolore che si fanno riprendere da telecamere e cellulari, casse da morto avvolte dalla bandiera della Francia, gente seminuda che canta l’inno. Dovunque risuona il pezzo dei White stripes. E così in tutte le città, nei paesi, sulle montagne e nelle isole. In tutta Italia, e non solo.
C’è poco da fare, il calcio è più di uno sport.
lunedì, 10 luglio 2006
Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!! E adesso stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene!
- Fabio Caressa "the king", telecronaca Italia - Francia, Coppa del mondo di Calcio 2006, Sky

lunedì, 03 luglio 2006
Una serata normale. Decidiamo di andare in uno di quei locali sul lungomare, appena fuori città. Uno di quei posti sempre pieni di gente, da giugno a settembre, tra indigeni dalle sopracciglia tirate e le magliettine rosa scollate a vu, qualche turista entusiasta di una movida rumorosa e molto coatta, una cantante al pianobar che si sgola per fare urlare al miracolo.
Sono seduto al tavolino e ordiniamo. Di fronte a me una coppia annoiata. Lui sui 35 anni, né bello né brutto nella sua camicia con le maniche rivoltate, sorseggia la sua birra indifferente, lei, di poco più giovane, è bionda, di quel biondo che solo le straniere. Beve dalla bottiglia in un modo strano. Sembra lanciarmi degli sguardi mentre avvicina il collo di vetro alle sue labbra, risucchiando la sua bevanda in un modo sensuale e provocatorio. Sensazioni.
Passano dieci minuti, forse venti. Si alzano per cambiare tavolino. Sono arrivati altri amici. Sento una mano che allungandosi si poggia e striscia lungo il retro del mio braccio, in modo inequivocabile. E’ lei che sta attraversando il locale. Il mio narcisismo si è impennato.