sabato, 17 marzo 2007
Non avevo mai pensato di andare a Dublino, ma è capitato. A volte la voglia di evadere è tale per cui ciò che conta è partire, non importa per quale destinazione. Dublino mi è piovuta addosso - nel vero senso della parola - e mi son bagnato volentieri (anche perchè di ombrelli neanche l’ombra, in una città dove nove su dieci tira un venticello che taglia la faccia e rende inutilizzabili i parapioggia).
In realtà motivi per andare proprio a Dublino ne avevo ben pochi. Non amo i climi freddi, non bevo birra, non sono un amante del verde. Se mi poneste la scelta tra una lunga vacanza in Svezia, Russia, Canada o una due giorni a Barcellona, sceglierei la seconda – e lo stesso sarebbe se in alternativa ci fosse una qualsiasi località dal clima mediterraneo-tropicale-quatoriale. Questione di gusti.
Eppure Dublino mi è piaciuta nonostante non sopporti i climi freddi, non beva birra, non ami il verde. Il chè è tutto dire perchè:
1) nonostante le ragazze del luogo non indossino calze (collant questi sconosciuti) e quasi tutti vadano in giro in t-shirt come fossero a Miami, ci sono pur sempre 7 miseri gradi;
2) tutti (e dico tutti) bevono birra come fosse acqua (una pinta – la quantità minima di un bicchiere equivale a oltre mezzo litro e chiedere mezza pinta, che trovi scritta nel menu per stranieri, farebbe sfiorare il linciaggio – cosa poco raccomandabile data la mole degli abitanti del luogo e visto che lo sport più amato è il rugby);
3) il verde (in senso più o meno lato) è il colore nazionale dell’Irlanda e te lo rifilano in ogni gadget o souvenir (oltre la birra).
Spiegare i motivi perchè Dublino mi sia piaciuta esula dal raccontarvi della noiosissima gita al Dublin Castle, della visita alla Cattedrale Anglicana (dove in una teca chiamata “The cat and the rat” sono conservati gli orripilanti resti mummificati di un gatto in procinto di azzannare un topo, ritrovati dentro un organo nel 1860!), o del giro dentro il Trinity College e le sue biblioteche in piena campagna elettorale.
Una città mi piace, se mi piace, indipendentemente dai suoi monumenti, dalle case o dai reperti, indipendentemente dalla sua memoria storica e letteraria.
Dublino mi è entrata dentro perchè è una città aperta, piccola e forse provinciale ma paradossalmente cosmopolita, accogliente e divertente. Un luogo dal retaggio povero ma ricca di idee e innovazioni. Un posto caldo, nonostante i 7 gradi.
Gli orrendi resti mummificati "The cat and the rat" (dei "Fighetto e Grattachecca" ante-litteram)
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Grafton street - la via dei negozi (scordatevi lo shopping!)
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La fabbrica della Guinness - tappa d'obbligo (una specie di Willy Wonka nella fabbrica di...birra!). In alto a sinistra il MILLENNIUM SPIRE, ossia un obelisco alto alcune decine di metri e issato nel 2003 nel pieno centro di Dublino.
E pazienza se quando proclamavano il vincitore di Sanremo mi trovavo al Cafè en Senne, che a dispetto del nome è il posto più figo di Dublino!