lunedì, 03 dicembre 2007
Tributo a una grande che risponde al nome di Natalie Imbruglia. La canzone ormai è un classico (Torn) e tutti ricordano il video fatto con quattro soldi quattro ma, come spesso accade per le produzioni low cost dotate di un'idea di fondo, rimasto nella memoria di tutti (se non altro per lo splendido primo piano dell'artista australiana). In questo filmato il mimo geniale che interpreta il pezzo lacerante della Imbruglia si fa chiamare Johan Lippowitz (ma in realtà per l'anagrafe inglese è David Armand) e lo show sembra una sorta di Zelig d'oltremanica ma credo si tratti di un concerto in favore di Amnesty International. Da notare come la cantante australiana partecipi senza tirarsela. Una grande, ripeto.
Per via del mio lavoro, mi capita ogni tanto di essere in ufficio per un’intera notte. Dalle undici di sera alle sette del mattino, per essere precisi.
Lavorare di notte è un’esperienza completamente diversa. I ritmi sono meno frenetici, le relazioni con i colleghi diventano più intime ed empatiche, il tempo ha una scansione più lenta, l’arredamento dell’ufficio si trasforma e appare più accogliente.
E’ chiaro che lavorare di notte è usurante e a lungo andare incide sul ritmo sonno-veglia, ma quando accade saltuariamente, come nel mio caso, è addirittura consigliabile.
Gli aspetti positivi sono di gran lunga superiori a quelli negativi. Per prima cosa si trova parcheggio davanti il portone d’ingresso, dove solitamente stazionano una decina di vigili urbani pronti a fischiare “fallo” manco fossero tanti Byron Moreno di Italia-Corea, poi il capo ufficio non c’è e questo significa che sono bandite quelle riunioni interminabili che servono a risolvere i problemi ma che finiscono per crearne sempre di nuovi, il clima che si respira generalmente è molto più rilassato e le cose da fare sono ridotte all’osso perchè ciò che si richiede è un’attività di supervisione e presidio.
Detto questo, basta un po’di stoica rassegnazione e quattro caffè ristretti, e la notte passa senza (quasi) accorgersene.
Consiglio a tutti una notte volutamente insonne. Ogni tanto. Aiuta a rigenerarsi dai ritmi stressanti di ogni giorno. Meglio ancora se avete un blog, è un’occasione in più per scrivere. Come sto facendo adesso.
domenica, 02 dicembre 2007
Sedici anni fa, di questi tempi, comprammo il videoregistratore vhs. Arrivammo un po’ in ritardo a dire il vero dato che una mia cugina, già a metà degli anni Ottanta, registrava “I Visitors” e si domandava se il continuo staccare la registrazione (a causa dei ripetuti blocchi di pubblicità) potesse rovinarle l’apparecchio.
Ricordo che il primo film che videoregistrammo insieme ai miei fratelli, più per provare le mirabolanti funzioni tecnologiche del nostro gioiellino che per altro, fu “La piccola bottega degli orrori” di Frank Oz, prontamente cancellato per conservare sul nastro Eddie Murphy col suo “Principe cercamoglie” (che resistette molto più a lungo) e che avrò visto duemila volte.
La prima videocassetta originale mi fu regalata invece da una zia ultrachic, e miliardaria, che aveva pero’ il brutto vizio di riciclare regali. Tant’è che sia io che un mio fratello ci ritrovammo tra le mani due copie identiche di “Mamma ho perso l’aereo”, che la zia aveva erroneamente impacchettato per noi invece di riservarne una a qualche altro nipote.
La mia famiglia non è mai stata supertecnologica, arrivava sempre dopo. Ma arrivava.
E’ stato così anche con lo stereo, o meglio l’hi-fi, e il compact disc. Più avanti sarebbero arrivati il microonde, la tv satellitare digitale (sul finire degli anni novanta), il dvd, la connessione Internet, la caldaia autonoma a metano, il cordless, l’adsl, il modem wireless.
E’ incredibile pensare come nell’arco di quindici anni o poco più, le nostre case siano state dotate di apparecchiature tecnologiche che solo qualche tempo prima sembravano impensabili.
L’acqua calda è istantanea e c’è sempre, posso navigare col mio portatile leggerissimo in ogni angolo della casa e parlare al cordless, sono in grado di avere un’intera collezione di brani musicali in pochi minuti in filodiffusione mentre il microonde scalda la cena, riesco a fare shopping on line e stampare un e-book velocemente. Un risparmio assoluto di tempo e soldi.
Nonostante questo, ricordo con nostalgia la sensazione di onnipotenza che avevo quando con quel vecchio videoregistratore Akai potevo vedere e rivedere a mio piacimento la scena di un film. Decidevo io. E mi sentivo libero di scegliere.
Ecco, ciò che mi affascina del progresso tecnologico è la possibilità di gestire la propria vita, e il proprio tempo, in modo più libero e consapevole.
***
sabato, 01 dicembre 2007
La pazza a sinistra e l'esaurito a destra sono due dei protagonisti dell'ultimo Guinness dei Primati. La prima per avere le unghie più lunghe del pianeta (misurano 7 metri e 51 centimetri), il secondo per avere i capelli più alti (60 centimetri di taglio mohicano). Lee Redmond è il nome della donna che da 27 anni si fa crescere le unghie e, per evitare che si rovinino, le cura quotidianamente con uno spazzolino da denti, un agente indurente e un impacco di olio d'oliva. Sostiene inoltre di riuscire a rasare il marito, malato di Alzheimer, e di compiere tutte le faccende domestiche. Da un giorno all'altro però, raggiunta la fama planetaria sperata, le taglierà perchè curare l'igiene intima è diventato difficilissimo. E te credo! Aaron Studham è invece il diciassettenne dal capello schizzato che spende una fortuna in lacca e che sostiene di avere successo con le ragazze proprio per via dell'acconciatura esagerata. A quanto pare è nato tutto da una scommessa con gli amici fatta sei anni fa. Scommessa che alla fine gli è valsa una citazione nel libro più assurdo che viene pubblicato.
Non so voi, ma a me queste stranezze fanno accapponare la pelle.
martedì, 27 novembre 2007
Orgasm Girl (che potete trovare qui) è uno dei giochini più popolari di Internet. Nel momento in cui scrivo ben 2.573.850 persone hanno provato a far raggiungere l'orgasmo alla biondina che vedete raffigurata a sinistra e che somiglia vagamente a Sailor Moon, spesso senza riuscirci. Questo perchè lo scopo del gioco è sì di far godere di piacere la ragazza, ma senza farla svegliare! Per giocare basta usare le icone poste sulla sinistra: "rub" vi consente di accarezzare il corpo della studentessa (eh sì, si tratta di una studentessa diciottenne), "grab" vi permette di sfilare uno dei pochi indumenti che la coprono. Vi consiglio di prestare attenzione alla barra "state" perchè se raggiunge il minimo la giovane si sveglia e voi perdete.
mercoledì, 21 novembre 2007
Sul sito della red-bull, nella sezione delle FAQs, sono così solerti da tranquillizzare sul fatto che la taurina contenuta nella nota bevanda non è estratta dai testicoli del toro nè tantomeno è derivata dal liquido seminale dell'animale. Si tratta in realtà di una sostanza interamente sintetica. Sarà, ma preferirei di gran lunga questo estratto di toro a una ricetta tipica delle regioni meridionali di cui mia nonna mi parlava sempre e la cui preparazione potete trovare qui. Si tratta del sanguinaccio (che può essere di maiale o di pecora o di chissacchè). Già il nome fa ribrezzo.
Conoscevo l’aracnofobia, l’agorafobia, la claustrofobia, la xenofobia. Mi giunge nuova questa AUTOMATONOFOBIA che, oltre a essere impronunciabile, è la paura per pupazzi ventriloqui, manichini, burattini, statue di cera, soprattutto quando sono “animati” ma in genere quando rappresentano un essere senziente. In America ne soffrono così tante persone da vendere on line programmi per il trattamento di questa fobia che, come tutte le altre, nasce come un meccanismo protettivo dell’inconscio nei confronti di traumi emozionali vissuti. Dunque se Rockfeller, Topo Gigio, Uan o le statue del Madame Tussaud vi hanno creato, o vi creano, ansia, nausea o tachicardia, sapete di cosa soffrite e potete porvi rimedio se vi collegate qui. Devo dire che da piccolo l’unico pupazzo che mi causava scompensi era quello che mostravano a tutte le ore nel trailer di Profondo Rosso. Mi bastava sentire le prime note che accompagnavano il promo per scappare a gambe levate. Ma credo di essere giustificato: avevo 6 anni e il trailer era splatter. Il Moige ancora non c’era. Altri tempi.
mercoledì, 07 novembre 2007
Disordinata:"Stai preparando un nuovo disco?"
Viola Valentino:"No, per adesso mi dedico al teatro. Sto facendo La surprise de l'amour. Un artista deve cimentarsi in tante prove... "
Il Mio Reality:" Volevo dirti che ascolto spesso una tua canzone che si intitola Gianni Bella io ti amo. La trovo geniale. Inoltre hai un pubblico di 20-30 anni che ti segue. Continua così!"
Disordinata:" Ma come si fa a mettersi in contatto con te?"
Viola Valentino:"Ho il sito e myspace dove si puo' interagire..."
Il Mio Reality:" Sì, si. Basta iscriversi e si diventa amici..."
Viola Valentino:"Credo che Internet sia molto importante..anche per noi artisti…"
Viola Valentino"Ah si?"
Disordinata:"Che profumo usi?"
Viola Valentino (tenendo la testa di Disordinata verso il suo decoltè):"D'estate uso XXXX. D'inverno invece YYYY".
E' nata una storia d'amore.

Viola Valentino. Una che si spende.
martedì, 24 luglio 2007
Se Dublino mi era piovuta addosso inaspettatamente, Barcellona è stata un parto lungamente travagliato. Alla fine però è arrivata in tutta la sua solarità e informalità.
Bella, non c’è che dire. Barcellona è una città che se da un lato conserva gelosamente le sue radici mediterranee, dall’altro le coniuga a quelle europee nei servizi, nei trasporti, nell’architettura e nella pulizia.
Per intenderci è caotica e misteriosa ma allo stesso tempo spaziosa ed elegante (ed ha una metropolitana che in confronto quella di Roma è la pista Polistil).
Detto questo non mi dilungherò oltre a parlare di Sagrada Famiglia, Parc Guel, Rambla o Museu Ricasso – in rete troverete il ben di Dio, piuttosto scrivo per mettervi in guardia su un paio di cosette che è bene sapere prima di metter piede nella capitale catalana.
1°) La pipì o Golden rain – fate voi. Sì avete letto bene, la pipì è una vera e propria piaga per Barca (come viene familiarmente chiamata dai suoi abitanti) tanto da spingere l'amministrazione comunale a rifilare una multa fino a 1500 Euro a chi viene colto dall'irresistibile raptus di urinare per strada. Sanzione che evidentemente non scoraggia nessuno dato che nell'arco di poche ore ho visto nell'ordine a) quarantenne spagnolo in stato di semi-ebrezza calarsi le braghe (che evidentemente scoppiavano), alle 4 del pomeriggio, davanti la porta della palazzina dove stavamo, per liberarsi di circa mezzolitro della bevanda alcolica tracannata poco prima in spiaggia; b) uomo di colore sui 30 anni sfoderare il proprio organo riproduttivo - di dimensioni tali da confermare ciò che la leggenda dice - davanti alcuni scooter parcheggiati a ridosso di un marciapiede affollato da decine di clienti di alcuni pubs e sorridere beato durante la fase di annaffiamento; c) studente rasta dall'aspetto sfigato inseguire un gatto col getto giallognolo espulso dal suo attributo.
La città in effetti è pulitissima, ma se vedete una pozzanghera diffidate.
2°) Alonso. Non so cosa gli sia preso, ma gli spagnoli sono letteralmente impazziti per il pilota della McLaren, quasi fosse un novello Dominguin o un giovane Julio Iglesias. Impazziti al punto tale da coniare il termine Alonsomanìa e destare un interesse maniacale senza precedenti – come solo in Spagna può succedere – verso la Formula1 . In effetti la città è tappezzata da foto, poster, pubblicità e manifesti col faccione mandibolare del campione asturiano (in pratica Alonso sponsorizza di tutto tranne gli assorbenti con le ali).
E se vi capita di passeggiare per la via Laietana es essere fermati da un'hostess davanti un centro Vodafone che vi chiede entusiasta se volete entrare per farvi una foto col campeon Alonso - certa di farvi il regalo della giornata e sicura di un vostro moto di esultanza - non rispondete freddamente e altezzosamente "No grazie, sono Italiano!" lasciandola di stucco come ho fatto io: i sensi di colpa per avergli smontato un mito vi accompagnerebbero per un intero pomeriggio.
3°) Le tapas. Sono buonissime e ne troverete di tantissimi tipi anche nella bettola più sperduta dei vicoli del centro storico. Non potrete fare a meno di provarle e assaggiarle tutte salvo pentirvene quando vi arriva il conto. Ricordatevi che anche nel tugurio più alla buona che trovate tenteranno in tutti i modi di spennarvi in quanto turisti, dunque fatevi consigliare da qualcuno del luogo per non finire la vacanza a chiedere l’elemosina lungo las Ramblas (che eviterei volentieri).
4°)La Sagrada Familia. Suggestiva è suggestiva, ma da fuori. Da qualsiasi angolazione, ma sempre da fuori. Non fatevi prendere dallo scrupolo di entrarci perchè siete a Barcellona ed è pur sempre il simbolo di questa città in perenne costruzione e sperimentazione, perchè butterete 15 Euro. Dentro è un cantiere a cielo aperto pieno di distributori di patatine a gettoni quasi fosse la hall di un ospedale o gli arrivi di un aereoporto. Meglio passare una mezza giornata a prendere il sole nella spiaggia - bonificata - di Barceloneta (se non altro potreste fare incontri più interessanti).
5°)I trans. Almodovar docet. Mai mostrarsi stupiti o imbarazzati se quella bionda esplosiva con due bocce che neanche Pamela Anderson e Carmen Electra insieme, quando apre bocca sembra Luciano Ligabue che fa i gargarismi!

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giovedì, 11 gennaio 2007
La somiglianza improbabile
Mi è stato detto di tutto: che somiglio a Nek, che ricordo Robbie Williams, che ho qualcosa di Enrico Papi (tocchiamo ferro), che sembro Enrico Montesano, che ho il viso come Ben Affleck, che sono uguale a un attore di Un posto al sole o a Jim Carey. Ma Cristopher Lambert ancora non me l’aveva detto nessuno!
Il particolare bizzarro
Quando mi trovo in prossimità di una candela è più forte di me e faccio gocciolare sempre un po’ di cera sul dorso della mano. Masochismo?
L’info inutile a carattere infantile
Da piccolo mia madre costringeva me e mio fratello a indossare dei terribili pantaloni alla zuava – quei pantaloncini che si fermano appena sotto al ginocchio e allacciati con un bottone – uguali. Un vero supplizio. Inoltre imponeva al barbiere di tagliarci i capelli – all’epoca liscissimi – con caschetto e frangetta simil casco di banane, tipo Caterina Caselli giovane. Un look che detestavamo, decisamente poco anni 80.
L’aneddoto imbarazzante (ma non troppo)
Non lasciare mai la porta socchiusa dopo aver fatto quello che si fa tra fidanzati. Soprattutto se in casa vivono altri coinquilini invadenti. E comunque accertarsi sempre che, una volta che il partner sia uscito dalla stanza per andare – chessò – in cucina, la porta sia stata accuratamente chiusa. Ricordarsi in ogni caso di vestirsi il più velocemente possibile.
Una tremenda verità
Mio nonno paterno era cugino di secondo grado della mamma di Raffaella Carrà.
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Ho mutuato da questo bel blog, adesso passo la palla ai solerti lettori.
martedì, 07 febbraio 2006


Ecco dove mi sembrava di averla vista! Sì, certo, è la versione più giovane e "fresca", ma non pensate che Francesca, l'ultima esclusa dalla casa del Grande Fratello 6, sia la fotocopia della Zia Assunta del telefilm "La Tata"?
lunedì, 30 gennaio 2006
Esiste un'arma (virtuale) per sfogare la propria rabbia nei confronti di un sito internet: il suo nome è Netdisaster, e non è altro che un programmino che permette di maltrattare le pagine web più odiate della rete. E' possibile, ad esempio, risucchiare tutte le parole in un vortice assassino o deturpare il layout con il lancio di uova e ortaggi. Le opzioni per flagellare siti, blog e quant'altro infesti la rete sono tantissime e possono essere scelte in modalità automatica o mouse, per quelli che più sadicamente godono nel vedere distruggere lentamente la preda. Io ho provato e devo confessare che mi è dispiaciuto soltanto che, alla fine del gioco, il sito da me scelto non si sia veramente prosciugato di tutte quelle inutili e presuntuosissime parole, ma non chiedetemi quale sia perchè non voglio farmi nemici in rete...non si sa mai...
giovedì, 15 dicembre 2005
Adesso che Gigi D’Alessio è stato definitivamente sdoganato in prima serata su Canale 5, mi aspetto una retrospettiva notturna di Mario Merola su Retequattro, un’ospitata di Angela Luce a Buona Domenica e un’esibizione live di Luciano Caldore a Top of the pops…
lunedì, 05 dicembre 2005
Non perchè sono di parte, ma non è geniale un dialetto che battezza il kiwi "a patata pilusa"?

venerdì, 02 dicembre 2005

Credo che quella cantata da Cristina D'Avena sia più bella della sigla originale dei Cavalieri del Re. Anzi, penso sia la più bella sigla Mediaset di tutti i tempi: ripristinatela, please!
lunedì, 21 novembre 2005

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lunedì, 14 novembre 2005
Mi sono innamorato di una canzone del 1969. Capita. Non l’avevo mai sentita fino a giovedì scorso, quando il suo interprete - nonché autore - ha iniziato a cantarla seduto sul palco di Rockpolitik. Si intitola “Storia d’amore” e ha una costruzione musicale geniale.
Tu non sai cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava,
era contro di me,
io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov'è.
Dovevi immaginarti che un giorno o l'altro sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor.
Questo pezzo non raggiungerà mai il successo del più noto “Azzurro” ma resterà in top ten per 4 mesi, da giugno a ottobre del 69, superato soltanto da “Lisa dagli occhi blu” (la canzone simbolo di quell’estate). Celentano in un periodo di contestazioni e grandi cambiamenti sociali e di costume, dimostra ancora una volta di essere controcorrente, tralasciando la musica “giovane” per diventare conservatore, tradizionalista, maschilista (basta leggere il testo, una sceneggiata...)
Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era contro di me
io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me
e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te.
Un giorno io vidi lei entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo, mi donava la sua bocca, mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo, la amavo, la odiavo, ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.
Negli anni 90 gli Avion Travel ne fecero una rilettura ironica, riscrivendo il contesto sonoro della canzone per adattarla alle loro corde. La versione del molleggiato però resta stupenda...
domenica, 06 novembre 2005
L’uomo ha sempre subito il fascino del cielo, fonte d’ispirazione o catalizzatore di paure recondite, misterioso nella sua impercettibilità, claustrofobico nella sua infinitezza. Non per niente si dice che gli invincibili Galli avessero paura che il cielo gli cascasse addosso (il disegnatore di Asterix – Uderzo – ci ha costruito su un intero fumetto), mentre sono al vaglio degli studiosi le affascinanti ipotesi che leggono nella disposizione delle piramidi della Piana di Giza la rappresentazione in terra del cielo astronomico di alcune migliaia di anni fa (questa invece è stata la fortuna della serie Stargate).
Il fior fiore dei nostri cantanti ha dedicato al cielo alcune delle sue opere migliori; mi viene in mente, ad esempio, lo spermatozoico Renato Zero o il suonatore di armoniche vibranti Gino Paoli, ma anche la camaleontica Anna Oxa, se non sbaglio, anni fa era alla ricerca di quel mezzo angolo del cielo che non si sa se abbia mai trovato.
La tv satellitare più importante del mondo si chiama Sky, invece l’espressione l’altra “metà del cielo” riguarda almeno tre miliardi di individui del nostro pianeta.
Per alcuni il cielo è tutto, per molti invece rappresenta il lutto, qualcuno pensa che il cielo sia un lusso, altri non credono sia mai giusto.
Giriamola come vogliamo, il cielo fa parte di noi, del nostro modo di essere e di pensare.
Sarà per questo che periodicamente il cielo diventa fonte di strani avvistamenti – luci, girandole, fuochi – che illuminano la volta e sbalordiscono tutte le volte che accadono.
Se in questo periodo però dovesse capitarvi di vedere strani oggetti in cielo, sappiate che non si tratta di Ufo ma di briciole di meteore.
Gli Ufo, quelli veri, a detta degli esperti non esistono. L’esistenza degli alieni tuttavia, secondo me, è insindacabile…
Mario Giordano, l'alieno della tv per eccellenza
sabato, 05 novembre 2005
Quanta esterofilia si nasconde dietro la scelta dei vertici Telecom di mandare in pensione il potale Virgilio - che tra i primi ha "ciceronicamente" condotto milioni di navigatori tra le spire infernali della rete - per sostituirlo con il più ingentilito Alice (la bella della rete) - come a dire che internet è un pò il paese delle meraviglie che si nasconde dietro quello "specchio" che si chiama monitor? E se invece si materializzasse uno screensaver a forma di Anna La Rosa? Tremo solo all'idea...

La bellissima Anna La Rosa (notare il seno sinistro)
Le scarpette rosse di Dorothy del mago di Oz (Dorothy’s ruby slippers) sono diventate una specie di reliquia. Si dice che ne esistano 4, al massimo 5, paia ufficiali. Il paio più famoso (uno delle dodici paia di scarpette di rubino usate nelle prove e durante il film con Judy Garldand) si trova allo Smithsonian Institution di Washington, un secondo può invece essere ammirato nei nuovi studi Disney/MGM Studios attraction in Florida. Ted Turner ne possiede un rifacimento tratto dal calco originale, mentre un’altra coppia di scarpette rosse viene spesso esposta nella galleria d’arte di St. Louis - queste costarono ben 165 mila dollari nel 1988! L’ultimo paio di cui si abbia notizie dovrebbe essere quello utilizzato nel tour “Magic of Hollywood” del 1989, che promuoveva il libro di Rhys Thomas intitolato proprio “The Ruby Slippers of Oz”, tuttavia sull’esistenza di queste ultime permane il mistero su che fine abbiano fatto una volta terminato il tour. I bene informati a tal proposito sembra che un’idea se la siano fatta…

giovedì, 03 novembre 2005
Selvaggia Lucarelli – madrina putativa di tutti noi easy-bloggers – lancia un’iniziativa: suggerirle tramite email il titolo del suo nuovo programma che, dal 14 novembre, debutterà sulle frequenze di Radio Due. Unica dritta – manco ci fosse bisogno di dirlo – si sparlerà del più e del meno.
Naturalmente non potevo farmi scappare l’occasione di aiutare la signora Pappalardo in questa ricerca, visto – a maggior ragione – il premio messo in palio.
Eccovi dunque le mie trash-proposte, dopo una rapida spremuta di meningi:
1) Selvaggia (non) mente
2) L’urlo selvaggio
3) Taglio e non cucio
4) Il Tagliacuci
5) Il puntino sulla i
6) Di nome, di fatto
7) La ragazza perbene (?)
8) Sotto il casco
9) Schiettissimo – o bianco o nero
L’ultimo titolo, se non si fosse capito, fa il verso a Verissimo – tutti i colori della cronaca.
Adesso incrociamo le dita, male che vada mi accontenterò di una menzione sul blog più al vetriolo che esista…

Sembra un angelo a guardarla...
martedì, 01 novembre 2005
Sono arrivati gli eredi del Tamagotchi e, manco a dirlo, vengono dal paese del Sol Levante. I Nintendogs sono dei cuccioli virtuali che ben poco hanno in comune con i vecchi pulcini elettronici degli anni novanta eccetto il loro motivo di essere. L’idea di partenza per cui sono stati inventati. Si tratta infatti di un videogioco che è più di un videogioco. Lo chiamerei un videorealitygame.
I Nintendogs come i cani veri possono essere di taglia e razza diverse. Ne esistono 3 versioni ciascuna con 6 razze (Labrador, chihuahua, bassotti), per un totale di 18 tipi di cyber-dog, per cui non sarà difficile trovare quella preferita. Il gioco consiste nel gestire il proprio cucciolo virtuale, alimentarlo, pulirlo, farlo giocare e farlo “sbloccare”. E come un cane vero ogni Nintendog amerà il suo padrone. Un po’ come fa Emilio Fede con il suo.
La genialata è la cosiddetta modalità bau-bau, per cui se incontri qualcun altro con un Nintedog il tuo cucciolo potrebbe iniziare ad abbaiare per il fatto di aver scovato un suo simile e subito dopo potrebbe iniziare a giocare con il nuovo arrivato. Il vecchio metodo dell’acchiappo col guinzaglio.
A proposito, esiste anche il DogBlog dove leggere l’esperienza di un Nintendog’s lover.
Qui invece c’è il microsito ufficiale.
A questo punto mi domando se un videogioco possa essere la valvola di sfogo di ansie e frustrazioni oppure non ne faccia venire delle altre…
lunedì, 24 ottobre 2005
Il film "Deuce Bigalow - Puttano in saldo" mi ha subito fatto pensare ad Aldo Busi, che a pagina 67 del suo romanzo Aloha!!!!! (gli uomini, le donne e le Hawaii) del 1997, scrive:
(...) descrizione del puttano italiano medio:
a) viene dal Sud del Nord o dal Nord del Sud,
b) ha la mamma vedova sudtirolese e otto fratellini piccoli di origine macedone-lucana
c) è senza lavoro anche se non è laureato,
d) è appena uscito dal carcere a trovare il suo nemico del cuore, un secondino in questo momento in carcere; non c’è stato niente fra di loro, mica sono froci come te! Si baciavano in bocca e basta, perché così insegna la dura lex mafiosa,
e) ha fame ha freddo ha sonno,
f) ha finito il suo Drakkar Homme,
g) e per giunta ha già fatto prima con un altro cliente, scusa, ti devi accontentare, e te lo dice una volta che si è installato a casa tua o ti ha fatto fare quindici chilometri in aperta campagna per trovare un posticino tranquillo – il solito luna park periferico con centinaia di flaneurs del giro che lui saluta tutti per nome d’arte presentandoti come un trofeo di cacca.
Avete mai sentito una puttana dire che ha già fatto, che si è già sfiancata dai clienti precedenti e che peraltro la sua prestazione sarà modesta? Anzi, i primi cinque le servono solo per carburare. (…).
Sarà questa la metafora della differenza tra uomo e donna?
martedì, 18 ottobre 2005
Nell' 86 c'era stata la nube di Chernobyl,
poco dopo fu la volta del pesce al mercurio,
qualche anno più tardi incombeva il morbo della mucca pazza,
adesso è tempo dell'influenza dei polli...
deve arrivare la "malattia del coniglio idrofobo" per farci capire che essere vegetariani può essere un ottimo escamotage?

mercoledì, 12 ottobre 2005
C’è poco da fare, gli anime (per i 4/5 che non lo sapessero si tratta dei cartoni animati giapponesi tratti dai cosiddetti manga, i fumetti nipponici) hanno plagiato l’infanzia di un’intera generazione, ovvero la mia. L’hanno colorata, divertita, intrattenuta e a volte terrorizzata: infatti non tutti sanno che questo genere di cartoni, a differenza di quello che pensavano i dirigenti televisivi dell’epoca, non erano sempre rivolti a un pubblico di bambini, ma venivano indirizzati in patria a target ben differenziati. Ad esempio i cosiddetti shojo, con le loro storie romantiche e sentimentali, si rivolgono a un pubblico femminile, mentre gli shonen vengono prediletti da un pubblico prevalentemente maschile. In Giappone queste serie televisive d’altra parte sono trasmesse quasi sempre in prima o seconda serata, proprio perché spesso e volentieri l’audience a cui si rivolgono è quella più adulta. Contariamente a quanto avveniva in Italia, dove del tutto superficialmente, a 5-6 anni ci veniva propinata la storia di una ragazzina aspirante attrice che pur di realizzare il suo grande sogno, si faceva offendere e percuotere ripetutamente da quella sadica della signora (che poi non lo era affatto) Tsukikage, che - detto tra noi - ho sempre avuto il sospetto che fosse pure lesbica…