lunedì, 10 dicembre 2007
Copincollo dai messaggi del mio account su youtube:
Hi fuld,
In the truth I would like to be able to talk with the Samantha, therefore I found it very interesting. He is possible? I am certain that we very to be good friends, the look of it fascinates me and the skill of it seems to be a very special person. I am always travelling for Barcelona and if possible could visits them. I begin I find that we to change it e-mails, this would be very good.
Obs.: i´m sorry my writing english.....
Best regard´s,
Vitor
Si riferisce a questa ragazza:
Se qualcuno ha news su Samantha Dell'Acqua, ex ragazza di Non è la Rai, prego farsi vivo. Vitor dal Brasile (pero' ogni tanto si trova a Barcellona) vorrebbe conoscerla.
venerdì, 07 dicembre 2007

Bill Friedman
lunedì, 26 novembre 2007
Sarah Carmen non puo’ andare in discoteca perchè ci sono troppe vibrazioni. Non beve molti cocktail perchè l’alcol la rilassa troppo. Finge spesso di tossire o di avere un crampo per soffocare il respiro corto e i sospiri.
Tutto questo perché Sarah Carmen soffre di una rara malattia che le regala quasi duecento orgasmi al giorno. Ovunque lei si trovi: a lavoro, per strada, al supermercato, dall’estetista.
Si chiama PSAS ovvero Permanent sexual arousal sindrome, deriva dall’uso di alcuni antidepressivi e aumenta incredibilmente il flusso di sangue agli organi sessuali, con tutto ciò che ne consegue.
Sarah Carmen sostiene di non poter fare la ceretta, di non poter accendere un phon, di non poter sentire un ronzìo che – tac!– arriva inesorabile l’orgasmo. Con gli uomini basta davvero poco, anche se non sono tanti quelli che riescono a star dietro alle continue voglie sessuali della ventiquattrenne inglese.
In famiglia nessuno conosce lo stato di salute della ragazza per cui i genitori credono solo sia un po’ iperattiva, dati i comportamenti strambi per nascondere i continui orgasmi.
Chissà se queste pillole antidepressive riportano tra gli effetti collaterali anche gli ORGASMI IMPROVVISI E CONTINUATI. Di certo questi non scoraggeranno nessuno!
sabato, 24 novembre 2007
L’articolo 29 della Costituzione italiana riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il Family Day di qualche mese fa è stato presentato come il giorno della mobilitazione cattolica per la famiglia. La famiglia canonica, quella della costituzione e dei cattolici buoni e osservanti, appunto. Paladini della manifestazione i tre padrini della Casa delle Libertà.
Berlusconi: primo matrimonio con Carla Elvira Lucia Dall’Olio nel 1965, da cui si separa nel 1980 per poi divorziare nel 1984. Nel 1985 ufficializza l’unione con Veronica Lario, che sposa nel 1990. Dal primo letto nascono la figlia Marina (mamma di due figli insieme al compagno Maurizio Vanadio, che non ha ancora sposato) e Dudi (“ragazzo padre” di una bambina nata alcuni anni fa in seguito alla relazione con una donna). Dal secondo matrimonio nascono tre figli, tra cui Barbara, di recente mamma insieme al fidanzato Giogo Valaguzza.
Casini: dopo la separazione da Roberta Lubich (matrimonio in cui sono arrivate due figlie: Maria Carolina e Benedetta), ha intrapreso una nuova relazione sentimentale con Azzurra Caltagirone. Dall'attuale compagna è nata, nel mese di luglio 2004, Caterina. Il 27 ottobre 2007 Pier Ferdinando si è risposato.
Fini: incontra Daniela Di Sotto, allora moglie di Sergio Mariani, amico e compagno di partito di Gianfranco, negli anni '70. Nel 1985 nasce Giuliana, la loro unica figlia. Si sposa con Daniela, tre anni più tardi. Dopo 19 anni di matrimonio, nel giugno 2007, annuncia la separazione dalla moglie. Cinque mesi dopo la separazione dalla moglie, viene resa pubblica la relazione con l' la conduttrice televisiva Elisabetta Tulliani, dalla quale attende un figlio la cui nascita è prevista per dicembre 2007.
Su questa scia, i tre testimonial attesi al Family Day dell'anno prossimo sono Pietro Maso*, Brooke Logan** di Beautiful ed Elizabeth Taylor***.
* criminale, reo per aver ucciso i genitori con lo scopo di intascarne l'eredità
** moglie di Eric (padre), Ridge (figlio maggiore) e Thorne (figlio minore)
*** nove matrimoni alle spalle (o sono otto?)
venerdì, 09 novembre 2007
Terry Richardson is an international celebrity as well as one of the most prolific and compelling photographers of his generation. Known for his uncanny ability to cut to the raw essence of whomever appears before his lens, Mr. Richardson's vision is at once humorous, tragic, often beautiful, and always provocative.
Per intenderci, è stato il fotografo di varie campagne pubblicitarie della Sisley e di Gucci. Le sue foto erano quelle più trasgressive e provocanti. Nel suo portfolio alcuni scatti sfiorano la pornografia. Per lui hanno posato Daniel Day Lewis, Faye Dunaway, Leonardo DiCaprio, Vincent Gallo, Tom Ford, Marc Jacobs, Sharon Stone, Mickey Rourke, Jay Z, 50 Cent, Kanye West, Macauley Culkin, Mena Suvari, Johnny Knoxville, Justin Timberlake, Nicolas Cage, Dennis Hopper, Maggie Gylenhall...
***



Tratto da www.terryrichardson.com
Hello , if you are male or female and interested in posing Topless or Nude for Terry Richardson please contact us by Email.
Please include your contact information , Phone number name and a photo if possible. ( a small jpeg, it does not have to be nude ) .
You must be at least 18 years old and be able to provide a state issued ID at the time of the photo shoot.
Girovagando su Youtube mi imbatto in questo video. Si tratta di una sorta di TG o notiziario polacco. Al danno si unisce la beffa: sviene e la scenografia di cartone pressato le crolla addosso, quasi fosse il finale di un cartone della Warner Bros. Ma il bello è dato dai due conduttori che non si preoccupano affatto di soccorrere la collega (così come negli istanti immediatamente successivi alla "tragedia" nessun tecnico o assistente di studio sembra voler appurare lo stato di salute della giovane speaker). Quando si dice sangue freddo. Fosse accaduto in Italia come minimo tutto il centro di produzione si sarebbe mobilitato. Ma si sa che i popoli dell'est sono più freddi di noi latini.
martedì, 06 novembre 2007
Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del mondo. E’ da alcune settimane che mi frulla in testa questo motto, alla base della teoria del caos.
Lo stesso principio dimostra che – in via paradossale – cambiando anche solo un minimo dettaglio del nostro passato, potremmo innescare tutta una serie di eventi che stravolgerebbero irrimediabilmente il nostro futuro.
Se non avete visto il film “The Butterfly effect”, pensate di tornare indietro nel tempo e fare o dire qualcosa di diverso rispetto a quanto detto o fatto in una determinata circostanza. Chessò, cambiare strada con la macchina e finire imbottigliati nel traffico nel giorno delle elezioni tanto da trovare il seggio chiuso e non poter votare Prodi. A quel punto il vostro voto mancato (che avrebbe determinato la vittoria del centro-sinistra) sarebbe stato causa del quarto governo Berlusconi. La Brambilla al posto di Rosy Bindi, Tremonti al posto di Padoa Schioppa, Ignazio La Russa al posto di Sircana, Mastella al posto di Mastella. Tutto sarebbe stato diverso. Forse.
Oppure immaginate di tornare indietro e fare i provini per andare sull’isola dei famosi, esser presi e dare di testa in ruina durante la diretta al punto di stendere con un pugno Karen Picozzi. Il reality l’avreste vinto voi invece di Manuela Villa. Applauso.
In effetti gli studi sui buchi neri rendono possibili – per lo meno in linea teorica – i viaggi nel tempo. O meglio i viaggi nello spaziotempo, che va considerato come un elemento a sé. Un concetto difficile da comprendere ma che wikipedia saprà farvi intuire.
La cosa più affascinante di tutto questo tuttavia è legata all’idea di multiverso. L’esistenza di universi multipli o paralleli, comunque reali. Ricordate la serie Stargate o Sliders? Avete visto Donnie Darko?
Alcune teorie recenti ipotizzano i buchi neri come delle porte spaziodimensionali che consentirebbero il passaggio in universi alternativi con tutto ciò che contengono (pianeti Terra inclusi) e dove il concetto di tempo è assolutamente relativo.
Per intenderci, il viaggio nel tempo sarebbe in realtà il viaggio nello spaziotempo e dunque in un universo alternativo dove le cose potrebbero evolversi in modo assolutamente diverso rispetto a come sono andate (vanno e andranno) nell’universo di riferimento da cui si è partiti.
Il cosiddetto “paradosso del nonno” sarebbe allora aggirato (tornando indietro al tempo di mio nonno potrei distrarlo e non farlo giungere all’appuntamento romantico con mia nonna che, delusa per la mancata promessa, non lo avrebbe più sposato ed io non sarei mai nato – come in “Ritorno al Futuro”). Tuttavia se ipotizziamo la coesistenza di universi paralleli, ogni possibile realtà è vera nella misura in cui è frutto della probabilità e delle infinite decisioni che si prendono.
Ergo le realtà possibili sono incalcolabili.
Ecco, quello che mi frulla in testa come dicevo a inizio del post è proprio questo: la vita è un sogno, i sogni aiutano a vivere o Marzullo (in questa realtà) è un genio incompreso?
***
Gigì Marzullò. Mattatore della notte.
Avvicinare un personaggio famoso a una festa è quanto di più cheap e imbarazzante si possa fare. Questo perchè il meccanismo “psicologico” di riconoscimento funziona in modo unidirezionale. In poche parole tu conosci il personaggio perché l’hai visto unmilioneetrecentocinquantamila volte in tv a disquisire di cazzate varie a Matrix o a L’Italia sul Due, lui invece non sa nemmeno che esisti e nove volte su dieci non è interessato a saperlo. Senza contare l’eventuale carenza di argomenti semmai ci dovesse essere uno scambio di battute.
Per un attimo devo aver abbandonato questa credenza se venerdi sera, durante una festa un po’ sui generis, con la mia redbull in mano, ho trascorso un piacevole quarto d’ora con la contessa de Blank. Una donna molto simpatica e disponibile. Sanguigna mentre manda affanculo tra mille epiteti qualcuno che si avvicina in modo molesto, curiosa quando ti domanda qualcosa della tua vita, rivelatrice quando ti svela che su Raidue ti tolgono la parola se stai per dire qualcosa di poco conveniente, materna quando raccomanda Giada di stare attenta e non far tardi. Oggi ho letto su Wikipedia che come minimo ha 60 anni, se non 65. Da non crederci. Di presenza avrei detto non più di una cinquantina, e lei stessa - che non rivela manco morta la sua età anagrafica - sostiene di avere un referto medico che le attribuisce un’età biologica di 40 anni. Unica presenza inquietante la folta chioma rossa di Madame Picassò, sorridente e statuaria, sempre al suo fianco. Muta come un pesce ma tanto generosa, come mi ha detto Giada sfoggiando gli orecchini che al pomeriggio la stessa dama le aveva regalato, una vera amica per mammà.
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Patrizia De Blank. Donna di mondo.
martedì, 24 luglio 2007
Se Dublino mi era piovuta addosso inaspettatamente, Barcellona è stata un parto lungamente travagliato. Alla fine però è arrivata in tutta la sua solarità e informalità.
Bella, non c’è che dire. Barcellona è una città che se da un lato conserva gelosamente le sue radici mediterranee, dall’altro le coniuga a quelle europee nei servizi, nei trasporti, nell’architettura e nella pulizia.
Per intenderci è caotica e misteriosa ma allo stesso tempo spaziosa ed elegante (ed ha una metropolitana che in confronto quella di Roma è la pista Polistil).
Detto questo non mi dilungherò oltre a parlare di Sagrada Famiglia, Parc Guel, Rambla o Museu Ricasso – in rete troverete il ben di Dio, piuttosto scrivo per mettervi in guardia su un paio di cosette che è bene sapere prima di metter piede nella capitale catalana.
1°) La pipì o Golden rain – fate voi. Sì avete letto bene, la pipì è una vera e propria piaga per Barca (come viene familiarmente chiamata dai suoi abitanti) tanto da spingere l'amministrazione comunale a rifilare una multa fino a 1500 Euro a chi viene colto dall'irresistibile raptus di urinare per strada. Sanzione che evidentemente non scoraggia nessuno dato che nell'arco di poche ore ho visto nell'ordine a) quarantenne spagnolo in stato di semi-ebrezza calarsi le braghe (che evidentemente scoppiavano), alle 4 del pomeriggio, davanti la porta della palazzina dove stavamo, per liberarsi di circa mezzolitro della bevanda alcolica tracannata poco prima in spiaggia; b) uomo di colore sui 30 anni sfoderare il proprio organo riproduttivo - di dimensioni tali da confermare ciò che la leggenda dice - davanti alcuni scooter parcheggiati a ridosso di un marciapiede affollato da decine di clienti di alcuni pubs e sorridere beato durante la fase di annaffiamento; c) studente rasta dall'aspetto sfigato inseguire un gatto col getto giallognolo espulso dal suo attributo.
La città in effetti è pulitissima, ma se vedete una pozzanghera diffidate.
2°) Alonso. Non so cosa gli sia preso, ma gli spagnoli sono letteralmente impazziti per il pilota della McLaren, quasi fosse un novello Dominguin o un giovane Julio Iglesias. Impazziti al punto tale da coniare il termine Alonsomanìa e destare un interesse maniacale senza precedenti – come solo in Spagna può succedere – verso la Formula1 . In effetti la città è tappezzata da foto, poster, pubblicità e manifesti col faccione mandibolare del campione asturiano (in pratica Alonso sponsorizza di tutto tranne gli assorbenti con le ali).
E se vi capita di passeggiare per la via Laietana es essere fermati da un'hostess davanti un centro Vodafone che vi chiede entusiasta se volete entrare per farvi una foto col campeon Alonso - certa di farvi il regalo della giornata e sicura di un vostro moto di esultanza - non rispondete freddamente e altezzosamente "No grazie, sono Italiano!" lasciandola di stucco come ho fatto io: i sensi di colpa per avergli smontato un mito vi accompagnerebbero per un intero pomeriggio.
3°) Le tapas. Sono buonissime e ne troverete di tantissimi tipi anche nella bettola più sperduta dei vicoli del centro storico. Non potrete fare a meno di provarle e assaggiarle tutte salvo pentirvene quando vi arriva il conto. Ricordatevi che anche nel tugurio più alla buona che trovate tenteranno in tutti i modi di spennarvi in quanto turisti, dunque fatevi consigliare da qualcuno del luogo per non finire la vacanza a chiedere l’elemosina lungo las Ramblas (che eviterei volentieri).
4°)La Sagrada Familia. Suggestiva è suggestiva, ma da fuori. Da qualsiasi angolazione, ma sempre da fuori. Non fatevi prendere dallo scrupolo di entrarci perchè siete a Barcellona ed è pur sempre il simbolo di questa città in perenne costruzione e sperimentazione, perchè butterete 15 Euro. Dentro è un cantiere a cielo aperto pieno di distributori di patatine a gettoni quasi fosse la hall di un ospedale o gli arrivi di un aereoporto. Meglio passare una mezza giornata a prendere il sole nella spiaggia - bonificata - di Barceloneta (se non altro potreste fare incontri più interessanti).
5°)I trans. Almodovar docet. Mai mostrarsi stupiti o imbarazzati se quella bionda esplosiva con due bocce che neanche Pamela Anderson e Carmen Electra insieme, quando apre bocca sembra Luciano Ligabue che fa i gargarismi!

***
sabato, 27 gennaio 2007
Per la serie "Villaggio Globale", voi lo sapevate?
La Loretta Goggi messicana è Yuri Gonzaga
martedì, 16 gennaio 2007
20 Aprile 1994
Gentile Sig.ra (omissis),
probabilmente ne è a conoscenza, ma nel caso in cui Alex non gliel’abbia detto, ho provveduto a punirlo con 1 ora di castigo il prossimo venerdì, giorno 22 Aprile. Il motivo è il seguente:
Alex mi ha provocato insistentemente. Durante la lezione mi ha contraddetto più di una volta quando sostenevo che la lunghezza di un chilometro fosse superiore a quella di un miglio. Tutti gli altri studenti in classe accettavano la lezione senza argomentare, mentre suo figlio rifiutava di credermi, fornendo delle confutazioni come “Lei sta mentendo alla classe” esortando gli altri studenti a mettere in discussione il mio curriculum.
Nonostante avesse ragione, le rimostranze di Alex mostrano un vistoso disprezzo nei confronti dell’autorità oltre che una totale mancanza di rispetto verso la sua Scuola. In futuro sarebbe preferibile che Alex accettasse semplicemente i miei insegnamenti senza resistenze.
Per favore, si assicuri che suo figlio comprenda.
Saluti,
(omissis)
***
Questa l'originale:

E poi ci lamentiamo dello stato in cui versa la scuola italiana.
p.s. tanto per la cronaca 1 miglio terrestre equivale a 1.609,34 metri, mentre 1 miglio marino a 1.828 metri...
giovedì, 11 gennaio 2007
La somiglianza improbabile
Mi è stato detto di tutto: che somiglio a Nek, che ricordo Robbie Williams, che ho qualcosa di Enrico Papi (tocchiamo ferro), che sembro Enrico Montesano, che ho il viso come Ben Affleck, che sono uguale a un attore di Un posto al sole o a Jim Carey. Ma Cristopher Lambert ancora non me l’aveva detto nessuno!
Il particolare bizzarro
Quando mi trovo in prossimità di una candela è più forte di me e faccio gocciolare sempre un po’ di cera sul dorso della mano. Masochismo?
L’info inutile a carattere infantile
Da piccolo mia madre costringeva me e mio fratello a indossare dei terribili pantaloni alla zuava – quei pantaloncini che si fermano appena sotto al ginocchio e allacciati con un bottone – uguali. Un vero supplizio. Inoltre imponeva al barbiere di tagliarci i capelli – all’epoca liscissimi – con caschetto e frangetta simil casco di banane, tipo Caterina Caselli giovane. Un look che detestavamo, decisamente poco anni 80.
L’aneddoto imbarazzante (ma non troppo)
Non lasciare mai la porta socchiusa dopo aver fatto quello che si fa tra fidanzati. Soprattutto se in casa vivono altri coinquilini invadenti. E comunque accertarsi sempre che, una volta che il partner sia uscito dalla stanza per andare – chessò – in cucina, la porta sia stata accuratamente chiusa. Ricordarsi in ogni caso di vestirsi il più velocemente possibile.
Una tremenda verità
Mio nonno paterno era cugino di secondo grado della mamma di Raffaella Carrà.
***
Ho mutuato da questo bel blog, adesso passo la palla ai solerti lettori.
lunedì, 08 gennaio 2007
Quest'anno ai Telegatti pretendo una categoria ad hoc con le seguenti nominations:
1. "No, no, io mi do fuoco!" (De Martino vuole darsi fuoco, Tg2 Dieci minuti, Rai Due)
2. "Fascista! Impotente!" (Lite Sgarbi-Mussolini, La Pupa & il Secchione, Italia 1)
3. "Salace scorretta!" (La madre di Domiziana Giordano difende la figlia dagli attacchi beceri di Simona Ventura, L'isola dei famosi Honduras, Rai Due)
domenica, 06 agosto 2006
Sul sito YouTube ho scoperto che:
L’idea (ipertrash) di trasporre un cartone animato in una serie di telefilm non appartiene solo al genio italiano (ricordate Kiss me Licia?): guardate cosa hanno fatto i giapponesi – e chi altri se no? – con Mimì Ajuara (qui);
I Cavalieri del Re sono in vena di autoincensamento (qui);
Qualcuno si diverte a mixare le sigle dei cartoni animati e a sovrascrivere le parole tipo Karaoke (qui);
Non è possibile che Mimì Ajuara (sì sì, sempre lei) in Germania sia battezzata Mila Superstar e che la sigla sia quella di Mila e Shiro, non ci sto! (qui);
Esitono malati di mente (qui);
Cristina D’Avena a 19 anni era improponibile! (qui);
Va bene rifarla in romanesco, l’idea è simpatica: ma almeno prendete qualcuno intonato! (qui);
Passi per la sigla (quella di “Lady Oscar”) ricicciata anche se il cartone è un altro, ma intitolare il mitico “Georgie” con “Nuevos hermanos” è aberrante (qui)

Tre pazze (italiane) travestite da eroine di "Occhi di gatto"
sabato, 04 febbraio 2006

martedì, 20 dicembre 2005
Il regalo più inutile per Natale? Questo è il money-soap (il soldosapone). Per quelle mamme disperate che hanno figli che non amano molto lavarsi le mani. All'interno c'è una banconota di taglio variabile (5, 10, 20 euro, fate voi...): più ci si lava più vicini si arriva...

martedì, 29 novembre 2005

Questo è il paese del sole. E del mare. E che dire del fatto che quasi il 70% dei beni artistici di tutto il mondo si trova dentro i confini dello Stivale? Se vogliamo dirla tutta, il nostro sviluppo costiero è il più grande d’Europa (qui diciamo grazie alle due isole maggiori, alla Calabria e al Salento) e la nostra tradizione enogastronomica non penso abbia rivali. Ecco, l’Italia non è molto estesa, ma regala una diversità di paesaggi, colori e culture che vale davvero la pena visitare.
Belle parole. Se andiamo a leggere la classifica mondiale degli arrivi internazionali (ovvero la graduatoria dei paesi più visitati dai viaggiatori del pianeta) vedremo che l’Italia è scesa al 5° posto tra le mete preferite, con 37,1 milioni di arrivi. Prima posizione per
la Francia (75,1 milioni), seguita da Spagna (53,6), Usa (46,1) e Cina (41,8).
Evidentemente Colosseo, Torre di Pisa e Calli veneziane non bastano ad attrarre turismo. Non basta neanche il buon cibo, la moda,
la Ferrari e l’idea romantica che l’immaginario mondiale possiede dell’Italia.
E allora perché scendiamo sempre più nelle classifiche turistiche? Forse perché non riusciamo ad attrarre il turismo giovane, il turismo di chi cerca il divertimento, quello con
la D maiuscola. Non riusciamo ad essere competitivi con mete come Ibiza, Formentera, Torremolinos (in Spagna) o Disneyland Paris e
la Costa Azzurra (in Francia). Luoghi rinomati presso un target giovane e trasgressivo.
Non che ci manchino le potenzialità per attrarre questo tipo di turismo (penso a tutta
la Riviera romagnola, alla Puglia, alla Sicilia), altrochè, forse quello che ci manca è la volontà di prenderlo seriamente in considerazione: meno gondole, mandolini e arte e più luoghi d’aggregazione per giovani, a prezzi convenienti e competitivi.
Va da sé che una volta acchiappato questo tipo di turismo, saremmo davvero in cima alle classifiche mondiali, in un revival che neanche Tom Jones (o Albano, per restare in Italia) si sognerebbe…


A sinistra party a Ibiza, a destra miniparty a Formentera (età under 35)...
AGGIORNAMENTO: intanto questa è la copertina della versione europea del settimanale Time, dedicata all' "allarme italiano", allarme non solo turistico a quanto pare...

mercoledì, 09 novembre 2005
Chi più, chi meno ma le abbiamo sentite tutti. Il tizio che una sera abborda una ragazza e che si risveglia la mattina seguente leggendo sullo specchio del bagno “Benvenuto nel mondo dell’aids” scritto col rossetto, la storia del seno siliconato esploso in aereo, l’autostoppista fantasma che viene fatto salire in auto, la vicenda del rene sottratto in un negozio di abbigliamento, il racconto dell’ostia consacrata che gronda sangue, il canadair che mentre effettua rifornimento risucchia un sub, il cane messicano che si rivela essere un topo di fogna, il ragno nell’acconciatura e via dicendo.
Le leggende metropolitane si diffondono a macchia d’olio e il più delle volte vengono considerate reali. Talmente reali che spesso si associano a nomi, luoghi, città. Qualcuno le ha utilizzate per farsi pubblicità o dar sfogo al proprio egocentrismo. Qualcun altro ci ha fatto un sito. Senza scopo di lucro.
Ma perché trovano così tanto consenso? Storielle spesso irrazionali che però passano di bocca in bocca alla velocità della luce ma che nascondono una necessità molto forte.
Spesso queste leggende servono da deterrente nei confronti di mode e costumi sociali giudicati sconvenienti oppure nascondono il timore verso l’esotico, il diverso, la novità.
In molti casi invece celano paure recondite o moniti verso certi modi di fare.
L’ultima che ho sentito riguardava l’amico di un’amica di una mia amica che aveva rimorchiato una ragazza bionda, presumibilmente straniera, che avrebbe iniziato a parlare una lingua sconosciuta con un timbro di voce rauco e profondo per poi mostrare una certa repulsione nei confronti di un crocifisso.
Se non ricordo male invece la mia prima leggenda metropolitana risale alla seconda metà degli anni 80, quando andavo alle elementari, e raccontava di certe figurine impregnate di LSD o allucinogeni che circolavano all’uscita delle scuole. In effetti in quel periodo era frequente trovare dei ragazzi più grandi che alla fine delle lezioni regalavano figurine a scopo promozionale e forse da qualche parte in Italia era stato arrestato qualcuno per la detenzione di alcune figurine all’ LSD. Ma pensare di condurre alla droga i ragazzini con un tipo di allucinogeno che non provoca assuefazione ma piuttosto sensazioni poco gradevoli era alquanto irrazionale.
Ricordo anche che si diceva che in un negozio della città, di cui si faceva perfino il nome, sotto i camerini era stata improntata una sala chirurgica dove rimuovere organi agli sfortunati clienti che avevano la malaugurata idea di andare a provare ciò che volevano acquistare. E proprio per questo, si faceva notare, come la musica dentro quel negozio fosse troppo alta, allo scopo di occultare le urla disperate.
Proprio l’attualità ci regala un episodio eclatante di come una leggenda metropolitana possa diffondersi così violentemente nell’arco di pochi minuti al punto di sospendere una partita di calcio, come è accaduto durante il derby romano a marzo di quest’anno quando un intero stadio ha creduto alla voce che voleva un bambino morto nonostante la notizia fosse stata smentita dalle forze dell’ordine.
Se andiamo un po’ indietro nel tempo però ci renderemmo conto che il grande Orson Wells, il 30 ottobre del 1938, dalle frequenze della CBS, aveva dimostrato come la nostra società fosse permiabile a questo tipo di meccanismo. La vicenda ormai famosissima si riferisce a “The night that panicked America” (la notte che creò panico in America) quando, drammatizzando
la Guerra dei mondi durante un programma radiofonico, migliaia di americani credettero di assistere al bollettino reale dello sbarco marziano sulla terra, con conseguenti scene di isteria collettiva.
La verità è che il confine tra realtà e finzione non esiste e la loro commistione dovrebbe essere usata con cautela.
(E’ vero esistono reality buoni e reality brutti).
martedì, 11 ottobre 2005
Che ci sia gente disposta a tutto pur di soddisfare il proprio lato egocentrico non è più una novità e d’altra parte nel villaggio globale in cui viviamo a volte basta poco per far parlare di sé.
Heather Greene è una di quelle che ci è riuscita. Sfruttando una sua caratteristica fisica – un’altezza fuori dal comune – e la potente arma dello spamming via email, tutta la rete è stata invasa da sue foto. Foto che la dipingono come “the world’s tallest woman”, ovvero la donna più alta del mondo con i suoi (dichiarati) 241 cm d’altezza per 146 chilogrammi di peso.
Che poi ciò non sia del tutto vero e che gli scatti siano stati fatti insieme a persone più basse della media per accentuare la differenza, poco importa. Da notare anche che Heather (soprannominata Heatherhaven, come il suo sito che trovate qui) nelle immagini indossa quasi sempre delle zeppe degne di un equilibrista del circo Orfei.
Bufala o non bufala, ciò che conta è essere riusciti nell’impresa di entrare nell’immaginario collettivo, e nonostante la ragazza misuri poco più di un metro e novanta, lo scopo di guadagnarsi quel famoso quarto d’ora di popolarità è stato raggiunto.
Per dovere di cronaca va detto però che la donna più alta del mondo è l’americana Sandy Allen di Shelbyville, Indiana. Dal 1976 infatti è entrata a pieno titolo nel Guinness dei primati con i suoi 234 centimetri. Roba che, al confronto, Alena Seredova può essere considerata una puffetta…


A sinistra la bionda Heather e a destra Sandy Allen
giovedì, 06 ottobre 2005
Seven Oaks (sette querce) potrebbe essere il titolo di una di quelle serie televisive che trasudano buoni sentimenti, uno di quei telefilm del pomeriggio ambientati nella provincia americana più genuina, quella –per intenderci – delle solide case monofamiliari circondate da una vegetazione incontaminata e i negozietti dalle vetrate all’inglese. Uno sfondo ideale per storie familiari dal lieto fine. Peccato però che al momento Seven Oaks ci riporta a storie molto meno allegre di queste. Storie che i mezzi d’informazione italiani hanno appena sfiorato, se non del tutto sottaciuto, per motivi che al momento mi sfuggono. Sì, perché Seven Oaks è in realtà il nome di una casa di cura di Toronto, in Canada, dove da alcune settimane sembra essersi diffuso un misterioso virus killer che ha già causato oltre 16 vittime. Un autentico rompicapo per le autorità sanitarie locali che già sembrano abbandonare la cautela iniziale per parlare di un allarme serio. Al momento i visitatori della clinica contagiati dal virus sono 5 e questo aumenta la possibilità che il fattore virale possa espandersi al di fuori della gabbia che Seven Oaks ha rappresentato per circoscrivere la misteriosa epidemia. Probabilmente si tratta di un ceppo di rhinovirus più forte di quelli che solitamente colpiscono l’uomo. Penso che ogni allarmismo sia fuori luogo, bisogna però ammettere che questa storia ha diversi elementi per farci riflettere su tante cose.
AGGIORNAMENTO DELLE 2.13: sembra che il virus sia stato individuato. Si tratta del fattore patogeno della legionellosi, causato dalla legionella, che può dar luogo a gravi forme di polmonite. Il nome deriva dall'epidemia acuta che colpì un gruppo di veterani della American Legion riuniti in un albergo di Filadelfia, causando ben 34 morti su 221 contagiati. In quella circostanza il virus fu diffuso con l'aria condizionata.
lunedì, 03 ottobre 2005
Secondo me ogni nome si addice alla sua faccia, alle sue espressioni, alla sua struttura fisica. I latini dicevano nomen omen, ovvero nel nome è racchiuso il destino di ogni essere umano. Sono sicuro che se il vostro nome fosse stato un altro, la vostra vita sarebbe stata diversa. In buona percentuale.
Tornando all’equazione nome uguale faccia, penso ad esempio che Nicoletta sia un modo di chiamarsi perfetto per una ragazza riccia, secca e alta, dal viso allungato e il naso pronunciato. Per lo meno tutte le Nicoletta che ho conosciuto erano così, chi più chi meno. Il nome Paolo invece si accompagna spesso a ragazzi semplici e alti, dal carattere problematico. Non potete infine negare che tutte le Valentina siano carine, sveglie e maliziose. C’è poco da fare, ma il nome segna davvero la vita. L’equazione suddetta è valida anche al contrario e forse molto dipende dal suono, dalla fonetica. Non sono il primo a sostenere che il suono si associa ai colori, alle forme, alla materia, producendo sensazioni piacevoli o spiacevoli. Sinestesie, direbbero i più esperti. Un suono infatti può essere fastidioso rumore o meravigliosa melodia. Così come un nome e il suo proprietario. Certi nomi vanno d’accordo con i loro proprietari, altri meno. Pensate se la cantante Giorgia si fosse chiamata, chessò, Elvira. Sono certo che non avrebbe venduto tutti questi dischi, o se Francesco Totti all’anagrafe fosse registrato come Ugo. Non credo che avrebbe segnato molti gol. Neanche Lilli Gruber, se avesse avuto un nome come Concetta o Giovanna, sarebbe diventata Lilli Gruber. Questo è sicuro. Ora però non trovo altra giustificazione se non il fatto che possa rappresentare l’eccezione che confermi la regola, ma una miss Italia che fa di nome Edelfa non me la sarei mai aspettata. Una salumiera di quartiere di 57 anni sì, ma una miss Italia proprio no.
sabato, 03 settembre 2005
I media ci hanno sempre mostrato l'America come una nazione imbattibile, sicura, tenace. D'altra parte l'American dream non è altro che il sogno di una vita agiata, tranquilla, spesso ricca. Le immagini dell'uragano Katrina sono riuscite a rivelarci quell'America nascosta, non pubblicizzata, accantonata, disperata. Quello che si è visto in questi giorni di terrore non è un episodio di OC nè di Summerland. Al di là della visione di una città rasa al suolo, non potete non aver fatto caso che i migliaia di profughi disperati dentro e intorno al Superdome di New Orleans fossero tutti neri. I filmati dei saccheggi nei negozi allagati della città mostravano soltanto persone di colore così come le vittime del disastro tirate su con l'elicottero dai tetti delle case sommerse. E' come se ai bianchi fosse stata concessa la possibilità di trarsi in salvo, scappare, riparare dove la furia della natura non minacciava la vita, mentre ai neri tale possibilità fosse stata preclusa. Questo è uno dei motivi per cui mi incazzo quando sento qualcuno che parla degli Stati Uniti come se fossero la terra promessa, come se fossero realmente come una puntata qualunque di Beverly Hills.

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A sinistra una veduta del Superdome di New Orleans prima del passaggio dell'uragano Katrina (a destra uno scorcio della città distrutta)
venerdì, 19 agosto 2005



6 agosto: atr tunisino in volo da Bari a Tunisi. Guasto ai motori (da confermare). 13 morti
14 agosto: boing cipriota in volo da Larnaca a Praga. Guasto al sistema di pressurizzazione. 118 morti.
16 agosto: jet colombiano in volo da Panama alla Martinica. Guasto ai motori. 160 morti.
Non per fare l'avvocato del diavolo, ma niente niente che i biglietti dei charter sono così bassi perchè i tagli effettuati riguardano i controlli di sicurezza?
martedì, 26 luglio 2005
Ci risiamo. Con cadenza quadriennale, l'ennesima statua della Madonna che miracolosamente, se non piange, per lo meno si muove, cambia posizione, trasforma un orecchio di marmo in carne (per alcuni secondi) e sposta le pieghe della veste. La novità è che adesso, a testimoniare il prodigio, ci sono i videofonini con le loro microcamere incorporate. Quattro anni fa non c'erano. Il parroco della chiesa di Acerra resta cauto mentre i fedeli, palmari et similia alle mani, manifestano tutta la loro voglia di divino gridando al miracolo. Nessuna notizia è più esplicativa della nostra società di quanto non lo sia questa: la tecnologia fa progressi, mentre la gente resta legata inesorabilmente a comportamenti e sentimenti senza tempo. Rabbrividisco.
venerdì, 22 luglio 2005
I modi per iniziare una storia sono tanti. Può capitare, ad esempio, che per indagare sui presunti tradimenti della persona con cui hai appena chiuso una relazione ti presentino un "testimone" affidabile. Anzi, può succedere che te lo portino direttamente a casa per farti raccontare tutto quello che sapeva sui fatti e che, a un certo punto, il motivo dell'incontro passi in secondo piano perchè è scoccata la "scintilla". E' successo alla mia amica Egle. E' vero che non tutti i mali vengono per nuocere.